IL TAPPING SUL BASSO: SI PUO’ FARE!

Hai sempre pensato che il tapping sul basso sia una cosa inutile, vero?

E come darti torto. A pensarci bene, non credo che esista una cosa più inutile di mettersi a fare tapping sul basso. Anzi, credo che sul vocabolario, al termine inutilità dovrebbero e potrebbero scrivere una cosa del tipo: “vedi tapping sul basso”.

Ovviamente ci si scherza su, non prendetevela, anzi, se siete tra quei pochi che vorrebbero approfondire  questa tecnica o che magari già la usano, sappiate che avete tutta la mia stima e sono con voi, moralmente.

Eh, si, signori miei, perché io faccio parte di quella schiera di musicisti ( e spero di essere in buona e nutrita compagnia ) che pensa ancora di suonare in primis per divertirsi, e se è vero che, al giorno d’oggi, nessuno ci chiamerà per suonare sui dischi pretendendo da noi delle parti di tapping sul basso,  è anche vero che è una tecnica che a mio modo di vedere è molto divertente e può dare parecchie soddisfazioni.

Fatevi una domanda, come direbbe Marzullo, e datevi una risposta: perché avete scelto di suonare il basso? Parto dal presupposto che chi legge queste righe, ovviamente suoni già il basso elettrico, o per lo meno ne sia attratto.

Molto probabilmente risponderete dicendo che è uno strumento che vi affascina, magari perché avete sentito questo o quel bassista fare dei virtuosismi e avete scoperto che alla fine sul basso non è vero che si possono fare solo poche note, che è uno strumento noioso, che non lo sente nessuno, che “è il più facile”. Magari suonare il basso può essere divertente, e, magari si può addirittura arrivare a dover studiare un pò di tecnica ( e di tecniche avanzate ) e doverci sbattere un pò la testa prima di riuscire.

Il tapping ha il suo fascino, sul basso, come anche sulla chitarra; di sicuro è abbastanza settoriale, se abitualmente suonate o ascoltate jazz, o pop melodico, magari non fa per voi; ma credo anche abbiate capito, ormai, che magari non siete capitati su delle pagine che fanno per voi, in generale.

Personalmente amo questa tecnica, penso che a volte si possa usare, per idee soliste, o magari, in fase di composizione di brani particolari, ricercati, in mondi che se ne stanno ben alla larga dalla musica pop; e che se approfondita come si deve possa dare anche degli spazi diversi al bassista, proprio perché il suono del basso che ne risulta è diverso dai clichet.

Ok, mi sto dilungando, lo ammetto, ma è che per presentare una video-lezione di questo tipo non potevo certo limitare a descriverne il contenuto; per quello non si scappa, dovete guardarvi il video.

Per il resto, spero di avervi convinto che il tapping possa essere una tecnica se non utile, sicuramente divertente, da provare sul basso elettrico.

E quindi, non mi resta che augurarvi buon divertimento!

 

SCONFIGGI I DOLORI DEGLI ESERCIZI PER BASSO ELETTRICO

Gli esercizi per basso elettrico fanno male?

La domanda è lecita, visto che viviamo in un mondo sempre più cauto e attento a tutto ciò che può creare conseguenze positive per il nostro organismo…

Scherzi a parte, quando si approcciano gli esercizi per basso elettrico qualunque sia il nsotro livello, arriva sempre un momento in cui arriva qualche dolorino: a volte il polso, spesso le dita, può capitare la spalla; insomma: anche suonare il basso ha i suoi svantaggi, volendo vedere, dal punto di vista fisico.

In questa breve video-guida, in cui, prima di tutto, specifico più e più volte di non avere competenze in campo medico, a scanso di equivoci, cerco di darvi qualche consiglio per evitare che i dolori siano troppo intensi e vi costringano lonatani dal vostro amato strumento per troppo tempo.

Ripeto: non sono un medico. Se doveste notare problemi più gravi del previsto e in ogni caso se, giustamente, non voleste fidarvi delle mie dritte, rivolgetevi ad uno specialista, saprà sicuramente meglio di me cosa consigliarvi.

I miei sono, appunto, consigli, niente più, che a mia volta ho ricevuto negli anni e che, a dire il vero, mi sono stati anche molto utili. A volte per prevenire, a volte anche per “curare”, virgolettato d’obbligo dato che non si parla certo di chissà quali patologie; a tal proposito, la cosa più grave che vi potrebbe capitare, svolgendo con intensità i vostri esercizi per basso elettrico, è magari una tendinite. Con cui è bene non scherzare, certo, ma che arriva solamente in casi di uso spropositato degli arti che dedichiamo allo studio dello strumento.

Ora: nel video vi suggerisco 10 punti fondamentali ( che trovate poi anche sotto forma di elenco in un pdf scaricabile come sempre qui, nella sezione download, dopo esser i registrati ).

Descriverli a parole qui nell’articolo non è cosa semplice, il video serve a questo; ma se proprio non doveste riuscire a vederlo subito, vi anticipo alcuni consigli: cercate sempre di effettuare un riscaldamento prima di iniziare a lavorare, un pò di strtching per i polsi e qualche esercizio di tecnica per iniziare.

Prendetevi delle pause, tra i vari esercizi, non cercate di fare tutto di fila, in base a quanto tempo avrete da dedicare allo studio, cercate sempre di dividerlo tra pratica e pause. E anche cercando la costanza nei giorni, cercate di non prendervi pause troppo lunghe per poi massacrarvi quando potrete ricominciare.

Attenzione alla postura e al relax, cercate di non essere troppo tesi e di rilassarvi quanto più possibile prima di iniziare; se ne avete la possibilità cercate di esercitarvi in un ambiente che vi metta a vostro agio e vi faccia sentire comodi; attenzione anche all’illuminazione, in modo particolare se dovrete andare a leggere; non fate troppe ore davanti a un display o monitor, cercate di stampare gli esercizi che vi servono e seguiteli da carta.

Se già avete situazioni di band, e quindi andate a suonare, attenzione al carico e scarico degli strumenti; il basso nelle custodi morbide, cercate di portarlo sempre su 2 spalle, attenzione a come prendete l’ampli ( fatevi aiutare se necessario )

 

E questo, per ora è tutto, per entrare nel dettaglio ascoltate bene ciò che dico nel video, e… state in salute!

 

Il Circolo delle quinte

Il circolo delle quinte crea sempre un certo fascino in chi si avvicina allo studio di uno strumento e della teoria musicale in generale.

Sarà quella parola, circolo delle “quinte”, che magari ai maschietti ricorda qualcosa di simpatico, sarà perché per capirlo davvero bisogna ragionarci un pò sopra e magari ci sentiamo al pari dei nostri amici e parenti che studiano materie scientifiche apparentemente più complicate; sta di fatto che ha innegabilmente il suo fascino.

 

 

Ora, per chi non lo sapesse e si trova a leggere queste righe con un punto di domanda enorme sulla testa: cos’è il circolo delle quinte?

In breve è uno schema; una rappresentazione grafica di come funzionano le tonalità maggiori e minori, utile per memorizzare tutte le note di tutte le scale.

Nel video trovate una descrizione dettagliata di come funziona il circolo delle quinte e come sempre, nella pagina download ( accessibile solo dopo essersi registrati ed effettuato il login ) trovate tutto il materiale in pdf gratuito utile per comprendere meglio i concetti ed esercitarsi.

Già, esercitarsi, perché anche se non parliamo di tecnica, in questa lezione, ritengo importantissimo adoperarsi per capire meglio possibile i concetti esposti, e non c’è metodo migliore che fare un pò di pratica.

E quindi armatevi di carta ( pentagramma ), penna, e il vostro fido basso, che in ogni caso vi sarà utile per visualizzare immediatamente sulla tastiera quello che è la mera teoria.

Cercherò in ogni caso di spiegarvi in breve anche in questo articolo come funziona, per chi non avesse accesso nell’immediato al video.

Scrivetevi la vostra scala di DO maggiore su un foglio ( meglio se di musica, ma va bene scrivere anche le note in lettera su un foglio bianco, per ora ).

DO RE MI FA SOL LA SI DO

Ipotizziaamo di dividere questa scala in 2 parti uguali, ovvero 2 “mini-scale” di 4 note l’una:

 

DO – RE – MI – FA

SOL -LA – SI – DO

Queste 2 mini-scale le definiamo TETRACORDI; e notiamo subito come siano uguali, in termini di toni e semitoni, ovvero T – T – S.

Si può dunque dire che la scala di do maggiore sia una scala formata da 2 tetracordi uguali tra di loro e distanziati di un tono ( tra fa e sol ).

Ora, cosa succede se proviamo a prendere il 2° tetracordo di questa scala e lo facciamo diventare 1° di una nuova scala? Se ipotizziamo una nuova scala formata da 2 tetracordi uguali e distanziati di un tono avremo:

 

SOL – LA – SI – DO – RE – MI – FA# – SOL

 

Giusto?

Questo vuol dire che, in soldoni, mi sono spostato di una quinta ( da do a solo ) e ho ottenuto una nuova scala, sempre maggiore, che ha al suo interno un #, cioè il fa#.

Questo è solo l’inizio, come spiego nel video posso continuare in questo modo ( spostandomi sempre avanti di quinta in quinta, ovvero creando una nuova scala sempre partendo dal 2° tetracordo di quella precedente ) fino ad arrivare ad una scala ( quella di DO# ) che avrà 7 diesis.

Al contrario, se avessi preso il primo tetracordo della mia scala di DO maggiore ( DO RE MI FA ) e l’avessi fatto diventare secondo di una nuova scala, avrei ottenuto questa:

FA SOL LA SIb DO RE MI FA

Ovvero la scala di Fa maggiore, che al suo interno ha un bemolle, il si.

Avanti in questo senso ottengo tutte le scale maggiori che hanno come alterazioni i bemolli anziche i diesis.

E questo è solo l’inizio… Approfondite l’argomento guardando il video proposto e non dimenticate di esercitarvi, scrivendovi le scale, possibilmente su un pentagramma.

Buono studio!

Come suonare lo slap di Aeroplane!

Se sei capitato su questa pagina è perchè conosci bene la parte slap di Aeroplane, dei Red Hot Chili Peppers. E sai bene di cosa si sta parlando.

Di solito la procedura è questa: si inizia a suonare il basso perchè si inizia ad ascoltare assiduamente e con attenzione i dischi dei Red Hot, e si finisce a voler a tutti costi cercare di imitare Flea, soprattutto nelle parti di slap, appunto, che ogni volta, immancabilmente, al primo ascolto ci sembrano impossibili, oltre che meravigliose.

E la parte di slap di Aeroplane non fa certo eccezione; anzi, a mio modo di vedere, è il culmine raggiunto da Flea negli anni ’90 in quanto ad inventiva ed espressione.

Se sei capitato su questa pagina è perchè conosci bene la parte slap di Aeroplane, dei Red Hot Chili Peppers. E sai bene di cosa si sta parlando.

Se avete seguito le mie lezioni fin qui, vi ricorderete che nell’ultima ho parlato già di slap, elencando 5 riff di brani famosi di diverse ere, definendoli “facili”.

Ecco, della parte di Aeroplane tutto si può dire, meno che sia facile…

Certo, la difficoltà di un brano è determinata anche dal livello di chi lo approccia, questo va detto, però quando si cerca di sviscerare la tecnica di un bassista famoso e molto “caratteristico”, le difficoltà si incontrano comunque, a qualunque livello. Il bassista perfetto non esiste, ognuno ha i suoi limiti, oltre che ai suoi pregi, ovviamente, e tutti insieme formano lo stile, il marchio di fabbrica di quel bassista. Quello di Flea lo si riconosce ampiamente in questo brano, il suo slap è incisivo, pesante come il punk ma preciso come il funky, al tempo stesso, e tutto si può dire nasca da quel Musicman che suonava negli anni ’90, e dalla sua grossa mano da bassista esperto che impattava violentemente quelle corde, sempre nuove, probabilmente.

Per questo dico che sarà molto difficile copiarlo, ma infatti, lo scopo di questo video tutorial non è quello, ma semplicemente analizzare la parte così come l’ha suonata lui sul disco, cercare di ripeterla il meglio possibile, per poi cercare di personalizzarla al meglio. Attenzione che personalizzare non vuol dire stravolgere, il groove di base ( a cui presto molta attenzione nella prima parte di video ) deve essere eseguito così come è scritto, non si sgarra. Ma nei punti un pò più liberi ( la fine della seconda misura in ogni “giro” da 2 misure ), una volta assimilato il linguaggio si può pensar anche di esprimersi liberamente, quasi di “jammare” sul brano, sul groove funky dominato dai 2 accordi G-7 e C7.

Bene. Non mi resta altro che augurarvi una buona visione del video e un buono studio, su Aeroplane!
E non dimenticarti di iscriverti al mio canale Youtube se non l’hai ancora fatto, cliccando qui!

Se sei capitato su questa pagina è perchè conosci bene la parte slap di Aeroplane, dei Red Hot Chili Peppers. E sai bene di cosa si sta parlando.

 

5 giri di basso facili e famosi in SLAP

Quando si inizia a suonare dei giri di basso lo si considera tutti un pò un punto di arrivo, un pò perchè automaticamente rende il nostro strumento “protagonista”, un pò perchè è tecnicamente divertente, un pò anche perchè siamo abituati a vederlo fare dai grandi, spesso e volentieri durante i soli.

Giusto, i soli. Ma per il resto? Quando è utile lo slap? E in che modo?

 

Se provassi a chiederti di nominarmi i titoli di 5 giri di basso suonati in slap, te ne verrebbe in mente qualcuno? Quanti sono realmente i giri di basso in slap interessanti che si sentono nella musica che ascoltiamo quotidianamente

Visto? E’ proprio questo il problema. Se pensiamo a musica composta dagli anni ’70 fino a buona parte dei ’90, in un modo o nell’altro di parti di basso in slap ne possiamo trovare. Pensiamo a Sly & the familly Stone negli anni ’70, o ai Level 42 negli anni 80! E nei ’90 ovviamente il crossover, msichiando rock, funk e rap ha spesso prodotto parti di basso slappate interessantissime ( Vedi Red Hot Chili Peppers o Rage Against The Machine ).

Il problema è che poi negli ultimi 2 decenni le cose sono andate peggiorando, volendo vedere. Le grosse produzioni hanno visto una quasi totale messa al bando di giri di basso così predominanti, salvo rare eccezioni, e gli ultimi artisti che ne facevano uso hanno optato per eliminarlo dal loro sound ( basti pensare ai dischi più recenti dei R.H.C.P. ). Tutto ciò ha portato, a mio modo di vedere, a un calo di interesse notevole per questa tecnica e la conseguente crescita dell’idea che forse lo slap, per un bassista non è così indispensabile.

Ora, partendo dal presupposto che tutto è relativo e che, ovviamente, se suonate country, folk o simili, magari non ne farete proprio un uso spropositato, siamo tutti d’accordo che, per lo stesso principio che cerco di esprimere ormai da quando ho iniziato a scrivere e pubblicare lezioni, che per completezza è giusto saper fare un pò di tutto.

E, se vi ho convinti, in passato, a dedicare del tempo al reggae, al country e a cimentarvi nella teoria, credo che non sarà più di tanto difficile convincervi a dedicare del tempo allo slap.

E per farlo, sono andato a pescare 5 riff famosi, semplici da suonare, che possono esprimere al meglio la tecnica dello slap.

In ordine di difficoltà, sono abbastanza brevi e danno la possibilità a tutti di essere suonati; ovviamente decidete voi, in base al vostro livello, quanto tempo dedicare ad ogni singolo riff, prima di procedere col successivo. Trovate come sempre notazione e tabs nella pagina download, il video della lezione completa, e vi consiglio, per approfondire, di non fermarvi a questi 5 brani ma, ad esempio, andare a scovarne altre dei bassisti e degli artisti presi in considerazione.

Non mi resta che augurarvi buon slap! ( e non fatevi male al pollice, vi serve per i like…)

Come scrivere una canzone col basso elettrico!

Sei un bassista, ma vorresti provare a scrivere una canzone. Ci hai pensato, vero? Come farò mai a scrivere una canzone col basso elettrico? Si può iniziare a comporre musica, col basso elettrico?

https://youtu.be/Q0U5q29U6sI

 

 

 

 

 

 

 

Beh, può sembrare strano, ovvio, tutti ci immaginiamo chi scrive musica seduto davanti a un pianoforte o al limite con una chitarra in mano.

Eppure un barlume di speranza c’è. Sei pronto? Stai per capire se si può, e come si fa, a scrivere una canzone col basso!

Va detto che, in realtà, molto dipende anche dal tipo di canzone che vuoi scrivere, dal genere, dalla strumentazione che intendi adottare per farla suonare ( anche se all’inizio probabilmente, si tratterà di un computer ).

Ma, in linea di massima, diciamo che puoi scrivere tutto quello che ti passa per la testa, anche suonando il tuo basso elettrico.

Vorrei soffermarmi principalmente su 3 tipi di composizione: la prima è la classica “canzone pop”: una sequenza di accordi ( progressione armonica ), una  parte ritmica , in cui incastrare quello che poin sarà il tuo giro di basso, e una bella melodia.

Il secondo tipo sarà un classico brano rock, dal riff di basso “forte”, riconoscibile, e su cui andremo ad incastrare una parte di chitarra e un solido groove di batteria.

E per finire proveremo a fare la stessa cosa, ma cercando di rientrare in schemi che si addicono di più al funky.

La prima tipologia ( canzone pop ) è effettivamente quella più insolita; generalmente sarebbe preferibile, dovendo partire dagli accordi, utilizzare un piano o al limite una chitarra, per iniziare. Ma, se hai già guardato questa mia lezione, in cui parlavo di armonizzazione della scala, e se hai dimestichezza con gli accordi suonati col basso, puoi tranquillamente provare a scrivere una sequenza di accordi interessante, come, ad esempio, quella che utilizzo nel video. Il mio consiglio è quello di stabilire prima quante misure dovrà occupare tale progressione, per poi riempire le misure con degli accordi piacevoli; magari tutti tonali, magari usando qualche dominante secondaria.

Una volta creata l’armonia puoi stabilire quale sarà il ritmo della canzone, immaginandolo ( e poi, magari programmandolo sulla drum machine ) per poi incastrarci sopra una parte di basso, che rispetti in linea di massi quelli che sono gli elementi caratteristici del pop ( esempio unisono cassa/basso ) o del rock ( esempio obbligo sugli ottavi di basso e Hi Hat ).

Sarebbe utile registrare tutto con una delle varie DAW disponibili, anche gratuitamente, e poi portare delle registrazioni agli eventuali musicisti che dovranno suonare il brano, magari dando il giusto mix di indicazioni precise e di  “carta bianca”, su cui elaborare le proprie parti.

In ambito più rock, il secondo caso è quello che prevede la stesura di una linea di basso accattivante, che stia anche in piedi da sola, per poi “farcilra” con un bel groove di batteria e ritrovarsi ad avere 2 possibilità: la prima è “monocordo”, un accordo solo che girra, su cui il chitarrista si possa magari sbizzarrire in effetti e ritmiche coinvolgenti, mentre la seconda è quella degli accordi che cambiano sulla nostra “nota fissa”, il cosiddetto pedale.Vi invito a provare e sentirne l’effetto.

Infine, se proviamo a prendere lo stesso riff inventato per il secondo caso, sincoparlo ed agiungere un batteria ed una chitarra funk, otterremo un ottima base di partenza per un brano di stile funky, appunto, su cui poter rappare o improvvisare a nostro piacimento.

Nel video ovviamente troverete dei dettagli un pò più approfonditi, e alcuni esempi suonati.

Quindi, non avete più scuse, imbracciate il vostro basso e provate a comporre!

 

FUNK BASS: Scala la montagna del FUNKY con 4 BRANI FAMOSI

Funk bass: ne abbiamo già parlato più e più volte, ma l’impressione è che non sia mai abbastanza. E credo che tutti i bassisti del pianeta possano condividere questo “credo”. Riuscire bene nel funk bass è un obiettivo e un divertimento al tempo stesso, e quando si imbraccia per la prima volta il basso elettrico si pensa già al momento in cui si inzierà ad affrontare questo stile.

 

 

 

 

Bene, ma quindi?

Dopo aver visto in un paio di video precedenti, come iniziare, partendo da semplici ritmiche sincopate da riportae su diverse sequenza armoniche, magari all’unisono con la cassa o comunque incastrandosi ad hoc con la batteria, avevamo visto alcuni “licks”, giri di 2 misure o poco più, in diverse tonalità, utili a prendere una cera confidenza con le stesse ritmiche ed alcune un pò più complesse.

Continuiamo qui nel nostro percorso, andando a suonare delle parti di basso celebri del funk, concentrandoci sulla loro mera esecuzione tecnica: li studiamo lentamente e poi li portiamo su di bpm, fino ad arrivare alla velocità degli originali.

I brani che ho scelto sono 4 ( a breve arriverà un nuovo video invece in cui saranno 20! ), e rappresentano un buon punto di partenzaper il funk bass: sono “Sex Machine” di James Brown, “Play that funky music” dei Wild Cherry, “Long train running” dei Doobie Brothers” e “If you want me to stay” di Sly & the Family Stone.

4 brani che escono diretti dagli anni ’70, decennio in cui il funk ha visto il suo massimo splendore, indubbiamente. Di James Brown potevamo sceglierne mille altri, non c’è dubbio, mi limito a Sex Machine perché credo che il riff principale ( quello della strofa, che è quello che propongo nel video ) sia uno dei più belli e divertenti da eseguire, e non si può non conoscerlo, se si vuole suonare il basso elettrico. Un’altro giro di basso che ha fatto scuola e che suggerisco è quello di “Play that funky music”; anche se i Wild Cherry sono stati poco più di una meteora, questo brano ha una parte di basso di quelle che vanno imparate e suonate a tutti i costi.

I Doobie Brothers non sono un gruppo puramente funky, ma la loro “Long train running” è uno di quei brani che non si può non conoscere, e con un giro di basso perfetto per avvicinarsi al genere.

E che dire, infine, di Sly STone, che sul brano analizzato ha suonato la parte di basso personalmente, e il risultato è a mio modo di vedere uno dei giri di basso più divertenti da suonare in assoluto.

Bene, non vi resta che imbracciare il vostro basso ( suggerisco Fender, Precision o Jazz abbastanza indistintamente ) e iniziare subito a suonare questi brani, vedrete che avrete da divertirivi…

Buon funk e buon basso!

 

Sly and The Family Stone

 

Esercizi per basso: BASS FITNESS!

Se state cercando dei buoni esercizi per basso, siete capitati nel posto giusto.

 

 

 

Chi mi segue già da qualche tempo, sa già che qui, generalmente, cerco di concentrare esclusivamente materiale utile a noi bassisti, di qualunque tipo: ultimamente mi ero concentrato un pò di più sullo studio dei generi e degli stili, in passato ho parlato di gruppi, bassisti, teoria e armonia, e ho spesso cercato di facilitare i “nuovi adepti”, con degli esercizi utili soprattutto per chi è alle prime armi.

Così mi sono accorto che effettivamente, mancava qualcosa per chi il basso già lo suona, ma vuole migliorarsi costantemente.

A questo scopo, pubblico oggi questa serie di esercizi per basso, per consentire un pò a tutti, a qualsiasi livello ( compreso chi è già un pò più avanti ), di avere del materiale su cui poter lavorare.

Attenzione. Cosa sono questi esercizi per basso?

Diciamo che prendiamo in prestito dagli studi teorico-armonici alcune scale, nello specifico le scale modali, ancora più nello specifico, 3 scale: la scala ionia ( o maggiore ), la scala mixolidia, e la scala dorica.

Nella prima tipologia di esercizi, impariamo come svilupparle su 2 ottave, lungo tutta la tastiera; vi raccomando di seguire le diteggiature consigliate, almeno all’inizio. Una volta presa la dovuta confidenza ( ricordandovi sempre di rispettare tutto ciò che si è già detto e che dovreste sapere bene relativamente alla tecnica di base ), potrete iniziare a lavorare sula velocità, aumentando i bpm. E’ scontato che il metronomo è fondamentale, quando si praticano questi tipi di esercizi.

Un altro tipo di esercizio che vi propongo, riguarda sempre le scale modali in questione, ma stavolta a mano ferma.

Iniziamo al terzo tasto, tonica sul SOL, quarta corda. La prima dexterity, dove per dexterity si intende un esercizio di tecnica, “destrezza”, per l’appunto, consiste nel suonare le nostre tre scale a gruppi di 4 note alla volta ( sedicesimi ), iniziando di volta in volta sul grado successivo della scala. Spiegarlo a parole non è semplice, il video vi chiarirà molto le idee, e la partitura ( comprensiva di tab ) che trovate qui, ancora di più.

Una volta eseguita questa dexterity sulle 3 scale, potrete provare la successiva, che consiste banalmente, nel suonarla per salti di terza.

Per la diteggiatura vi rimando anche in questo caso al video e al materiale che trovate in download.

Ultime raccomandazioni: cercate di praticare questi esercizi in modo costante, se potete tutti i giorni, anche se per pochi minuti. Iniziate nella parte bassa della tastiera e cercate poi di spingervi oltre, arrivando anche agli ultimi tasti.

Partite da velocità moderate per poi aumentare gradualmente. Un ottimo punto di arrivo è l’esecuzione in sedicesimi a 100 bpm.

Se vi dovessero interessare le diteggiature per le altre scale modali su 2 ottave, le trovate tutte sul mio libro “Il basso elettrico dalla A alla F” che trovate come e-book  qui, oppure su Amazon in cartaceo.

Non mi resta che augurarvi BUONO STUDIO!

Esercizi per basso

Armonizzazione della scala maggiore e dominanti secondarie

 

Le dominanti secondarie, nella fantasia di chi si avvicina allo studio della musica, incutono sempre un certo timore. Va bene tutto, si possono fare mille esercizi di tecnica, si può affrontare il basso elettrico in modo da diventare virtuosi ( o provarci ), ma quando sentiamo per la prima volta queste 2 parole vicine: “dominanti secondarie”, ci sale sempre un brivido lungo la schiena…Oddio! Cosa saranno mai? Chi le ha inventate, queste dominanti secondarie e perchè? Ce n’era proprio bisogno?

 

Bene, diciamo che, bisogno magari no, per carità sono altri i bisogni della vita; però, vi assicuro che una volta compreso il concetto, per altro neanche poi così difficile, si aprono mille strade dal punto di vista compositivo, principalmente.

Dunque, prima di parlare di dominanti secondarie, è bene parlare di un concetto un pò più ampio, applicabile per altro anche in modo un pò più “tecnico” al basso: si tratta dell’armonizzazione della scala maggiore.

Cosa significa armonizzare una scala? La teoria musicale ci dice che armonizzare una scala significa costruire un’accordo su ogni grado della stessa, le cui note facciano parte della scala.

Ipotizziamo quindi di utilizzare la scala di do maggiore, per comodità. ( La scala di do ha solo note naturali, spero lo sappiate, altrimenti prima di questa lezione, fareste bene a riprenderne almeno un’altra,quella in cui parlavo di scale e tonalità, che trovate qui.

Se vogliamo costruire 7 accordi, uno per ogni nota su questa scale, non dobbiamo far altro che posizionarci sulla tonica ( DO ), e trovare las ua terza e la quinta ( MI e SOL, rispettivamente ); poi andiamo sul re e troviamo le sue ( FA e LA ), sul mi ( SOL e SI ) e via dicendo.

Quello che otteniamo sono queste triadi:

DO(maggiore), RE(minore), MI(minore), FA(minore), SOL(maggiore), LA(minore),SI(diminuito).

Questi sono in tutto e per tutto i 7 accordi, le 7 triadi, che possiamo trovare in DO maggiore. Ogni accordo al di fuori di questi risulterà, anche se pre tempi brevissimi, fuori dalla nostra tonalità.

Se pensassimo di creare un giro di accordi ( cosa che nel video vi suggerisco ), potremmo poi crearci sopra una melodia che abbia solo le note della nostra scala di DO.

Chiaro fin qui?

Bene. Ipotizziamo ora che anzichè delle semplici triadi, su ognuno dei gradi della scala volessimo costruire degli accordi di settima. Come fare?

Semplicemente , allo stesso modo, andrò a scegliere come settima di ogni accordo una note facente parte della scala di partenza. Ed ecco che sulla triade DO maggiore ( DO MI SOL ) vado aggiungere un SI; sulla seconda triade ( RE FA LA ) aggiungo DO; sul MI minore aggiungo RE. Ecc, ecc.

Vado ora a controllare quali accordi avrò formato ed otterrò i seguenti:

DOmaj7; REmin7; MImin7; FAmaj7; SOL7; LAmin7; SImin7b5

Questi sono i miei 7 accordi della tonalità di DO maggiore; posso generalizzare dicendo che armonizzando una scala maggiore ottengo questi accordi:

Imaj7; iimin7; iiimin7; IVmaj7; V7; vimin7; viimin7b5

In questo modo so che lo stesso criterio lo potrò trasportare in tutte le tonalità, e la tipologia degli accordi rimarrà sempre la stessa, sugli stessi gradi.

Questo significa armonizzare una scala.

L’abbiamo visto sulla scala maggiore, vedendo così quali accordi si originano, e in particolare sulla scala di DO maggiore, per semplicità.

E’ ovvio che posso armonizzare anche altre scale; e finchè saranno scale maggiori, otterrò sempre la stessa sequenza di accordi, mentre invece, l’armonizzazione di scale diverse ( come la minore armonica o la minore melodica ) darà origine ad accordi diversi. ( Su questo torneremo più in là )

Ora: osservando gli accordi generati, noto che ce n’è solo uno di settima ( triade maggiore con settima minore ), ed è quello che si costruisce sul V grado; dato che il quinto grado di una scala maggiore è detto dominante, questo accordo verrà chiamato anche accordo di settima di dominante, ed è unico all’interno della nostra tonalità.

E finalmente arriviamo al dunque.

All’interno di una qualsiasi tonalità,  noi possiamo far precedere un accordo tonale ( cioè della tonalità stessa ), un accordo V7, che risolva sullo stesso.

Questa sarà chiamata dominate secondaria.

Ecco alcuni esempi:

Ho questa progressione di accordi:

 

Imaj7       –          IImin7

 

che, in DO, sarebbe:

 

DOmaj7     –    Remin7.

 

Il secondo accordo può essere preceduto dal SUO accordo di dominante, ovvero un accordo che sta una quinta sopra, ed è di 7. In questo caso sarà LA7:

Domaj7   —->  LA7  —–> REmin7

Il LA7 non è, ovviamente un accordo che fa parte della nostra tonalità iniziale ( DO ), avendo al suo interno il DO#, terzo grado, ma possiamo utilizzarlo per preparare il nostro cambio sul Remin7, di cui è 5° grado.

In DO, le dominanti secondarie dei diversi accordi sono queste:

DOMI. SEC. ——> GRADO DELLA SCALA

 

A7                                  Dm7

B7                                  Em7

C7                                  Fmaj7

D7                                  G7

E7                                   Am7

F#7                                Bm7b5

 

 

Notate, tra l’altro, come lo stesso accordo di dominante, abbia una sua dominante secondaria, un accordo V7 che risolve su un altro accordo V7. Pensate un pò, questa cosa può essere ripetuta più volte…Ma questo è un altro discorso.

Per oggi direi che basta così. Rifletteteci, guardate il video, e provate a cimentarvi nell’esercizio di composizione che suggerisco nel video stesso.

Buon lavoro!

 

 

 

 

 

COUNTRY BASS: IMPARA A SUONARE COME UN VERO COWBOY

Country bass, ovvero: I cowboy suonavano il basso?

Scherzi a parte, sapete bene come la penso riguardo al fatto di suonare al meglio più generi e stili sul nostro strumento  (  e non solo sul nostro, ma qui ci occupiamo di basso ); e a tal proposito, il country, e quindi quello che chiamo Country bass, diventa un tassello importante, e, a mio modo di vedere, anche parecchio divertente.

 

Quindi, come si suona il Country?

Per capire al meglio come fare del buon Country bass, è fondamentale conoscere quanto meno le origini del genere, e gli sviluppi che ha avuto nel corso degli anni, con la nascita di alcuni stili, che, anche in questo caso, possiamo identificare come sottogeneri.

La Country music ha le sue radici, pensate un pò, in Europa. E’ dai qui che arrivano le prime tracce di qualcosa che si trasformerà poi nella tipica musica americana. E, se ci fate caso, delle tracce di Europa si trovano tutt’oggi nel genere; pensate al violino ( strumento di tradizione europea ), o al mandolino ( tipicamente italiano )! da un punto di vista puramente bassistico ritroviamo la tradizione europea nel classico modo di accompagnare country, ovvero l’alternanza di I e V in quarti ( ascoltate l’orchestra di liscio alla prossima festa di piazza e capirete meglio a cosa mi riferisco… ).

La musica country ha origine rurale, è infatti dalle campagne del sud degli States che inizia a prendere la forma che oggi conosciamo, sotto il nome di “Hilbilly” music, ovvero la musica degli Hillbillies, i contadini di quella zona del mondo.

Negli anni ’50 il genere, ormai conosciuto in tutti gli Stati Uniti, pone il quartier generale della sua discografia a Nashville, da cui fioriranno alcuni degli artisti più importanti di sempre, e nel corso degli anni, subirà influenze anche da altri tipi di musica americana, in particolare dal rock’n roll, musica che vede la luce proprio in quel periodo e che da il nome anche a quel sotto genere che nasce di fatto con l’incontro tra i 2 mondi: Rockabilly, è infatti una parola che deriva da “Rock” e “Hilbillie”.

L’industria discografica country nei decenni successivi è in costante crescita fino a quando, negli anni ’90, con la nascita del ballo che ancora oggi gli viene associato, la “line dance”, si espande in tutto il mondo.

Dall’incontro della musica country con altri generi e stili sono nati dischi e artisti che vale assolutamente la pena di menzionare, dagli Eagles a Jackson Browne, fino a James Taylor o Neil Young.

Il basso country, come dicevo, consta principalmente di questo modo di accompagnare molro “popolare” su tonica e quinta, ma, a seconda poi degli stili che vogliamo ottenere, ci possono essere più o meno varianti.

Quali sono? beh, di sicuro, il consiglio che vi posso dare è di guardare il video, scaricarvi le partiture che trovate nella sezione download, e farvi più repertorio possibile!

Arrivederci, Gringo!