INFLUENZE, INFLUENCER, O…INFLUENZATO?

INFLUENZE, INFLUENCER O INFLUENZATO???

Ciao.

MI dicono tutti che quando inizi a farti vedere su youtube rischi di diventare influencer.. Beh, non so cosa voglia dire di preciso, ma nel dubbio mi sono fatto venire l’influenza…

E a proposito di influenze… Cosa vuol dire essere influenzati? Come si fa a farsi influenzare?

Quanto sono importanti le inifluenze sulla musica che facciamo?

Beh, a sentire quello che dicono tutti, sono fondamentali, e sinceramente, sono d’accordo. Ma vediamo perchè:

Come si fa ad essere influenzati da qualcosa? Beh, fate un esperimento sociale: provate, ad esempio, se siete di Milano, ad andare a vivere qualche mese, magari qualche anno, non so, a Firenze…. Tornerete che qualcuno vi chiederà. “Ma sei toscano?” Ebbene, si, senza volerlo, in modo naturale, cambierà il vostro modo di parlare, la vostra cadenza nelle frasi, magari anche l’accento… Ecco: siete stati influenzati.

Lo stesso accade in musica: quando si dice che Tizio, Caio e Sempronio, noti jazzisti sono stati influenzati dalla musica brasiliana, ad esempio, significa che, magari hanno frequentato a lungo musicisti provenienti da li, o ci hanno vissuto. Ecco che iniziano magari a prendere delle abitudini di quel tipo, ad esempio sul suono dello strumento, poi si può passare a provare ad imitare il fraseggio che a loro viene naturale, magari con l’uso di scale che non conoscevano prima, o semplicemente facendone un altro uso… Pensate se questo discorso lo estendiamo alla questione ritmica… e pensate in questo senso il peso che ha avuto la musica cubana sul jazz, ad esempio.

Un altro esempio, ricollegandomi a un mio video di poco tempo fa, pensate alla forte influenza che ha avuto il reggae sulla musica pop/rock dalla seconda metà degli anni ’60: ascoltate certi brani di Stevie Wonder o di Eric Clapton… Conoscere quella musica li ha portati a volerla approfondire e a “rimescolarla”, in qualche modo alla loro, creando cose “Ibride” che qualcuno ha anche definito “pop-reggae” o “rock-reggae” ma che altro non sono che lo stile di un artista che ha subito l’influenza di un’altra cosa…

Esattamente come accade ogni volta che parliamo di generi ibridi. Il “funk-rock”, il “rock-blues”… Cosa sono? Etichette create ad hoc, propbabilmente per “inscatolare” generi diversi tra loro, ma chealtro non sono che delle libere interpretazioni di un determinato artista di una musica che non gli appartiene, ma si può dire, l’abbia influenzato…

Le influenze sono importantissime per la popular music ( e non solo probabilmente ), sono quella linfa vitael che le permette di non incartarsi su se stessa, ama di rinnovarsi, reinventarsi. Quindi è molto importante che ognuno, a suo modo, ci metta del suo.

Il grande jazzista dovrebbe costantemente girare il mondo, probabilmente, per continuare ad evolvere.

Il semplice musicista che si diletta a suonare musica che gli piace, potrebbe e dovrebbe fare anceh lui qualcosa: ascoltare musica che non considera propriamente sua; provare a suonarla e ad assorbirla, negli aspetti principali. Provare poi a “riciclarla”, come idee, in qualcos’altro: un arrangiamento di una cover, un brano originale.

Le influenze possono essere larghe, in questo senso: esempio: sono un bluesman, provo ad ascoltare molto rock, o viceversa: esperimento già fatto, negli anni ’60/70… e cosa è venuto fuori è sotto gli occhi di tutti:hendrix, Eric clapton, Led zeppelin, deep purple…

Oppure funk e jazz, volendo, pensate agli incognito…

Chiunque può essere influenzato da qualcosa o anche qualcuno, a livello musicale. E’ per quello che è molto importante ad esempio per noi bassisti studiare brani e stili di più bassisti, per non farsi influenzare da uno solamente e rischiare di diventarne la fotocopia.

Se invece si studiano più brani di più bassisti di stili diversi, poi si può rielaborane il meglio e crearsi un proprio stile, qualcosa di nuovo, in un certo senso…

Personalmente ritengo di essere stato influenzato principalmente da tutto ciò che è rock ( fino al Metal ),  da tutto ciò che è blues ( anche delta ) e da tutto ciò che è funky.

In particolare quando il funky incontra gli altri generi ( rock e blues ) si crea quella terra che per me è casa…

 

BUON ASCOLTO E BUONA VISIONE!

 

 

REGGAE BASS: 4 SEMPLICI BRANI PER CAPIRE COME SI SUONA IL REGGAE

Reggae bass. Ovvero come si suona il reggae?

Ma prima ancora, secondo me, sarebbe lecito chiedersi: che cos’è il reggae? Non negatelo, so che molti di voi non l’hanno mai approfondito dietro alla classica frase-scusa “non è il mio genere”… Ma come ho già avuto  modo di dire in altre occasioni, se volete imparare a suonare è giusto e altamente salutare tentare di approcciare quanti più stili possibili, per poi trovare e approfondire meglio quello che sarà il proprio.

Il reggae, come tutti sanno nasce in Giamaica, e, come molti altri generi, dispone di una serie di stili, “sottogeneri”, che nel caso del nostro, nascono in ordine cronologico e con degli obiettivi ben precisi.

Se tralasciamo su tutto quello che è successo fin dai tempi degli schiavi importati dai coloni dall’Africa, ci troviamo catapultati nel XX secolo, quando, sotto dominio britannico, era facile ascoltare musica proveniente dagli Stati Uniti, che er, in quel periodo, soprattutto rhytm’n blues; fu questa la prima influenza musicale che portò al nascere della musica giamaicana che tutti conosciamo.

In Giamaica a quei tempi, non molti potevano permettersi di andare ad assistere a concerti live, e per la massa, la forma di divertimento musicale e d aggregazione principale erano i Sound System, una sorta di raduni in cui poter ascoltare e ballare musica diffusa da impianti enormi. E la musica diffusa, neanche a dirlo, era proprio di provenienza americana.

Ben presto però si iniziò a trovarne sempre meno, e fu lì che un tale Clement “Coxsone” Dodd ebbe l’intuizione di iniziare a produrne di sua in studio, chiamando a suonare musicisti giamaicani.

I brani erano sempre di provenienza americana, ma, i musicisti inizarono a metterci del loro, creando così uno stile che venne definito “ska”. Inizia l’era di quello che viene denominato “early ska”, quello da cui tutto ha avuto origine, e che, nel 1962, anno dell’indipendenza della Giamaica, venne decretato musica ufficiale nazionale.

Ne 1966 si iniziò a pensare di rallentare i bpm, si iniziarono ad enfatizzare le linee di basso e la chitarra iniziava ad avvicinarsi ritmicamente a quel levar che tutti conosciamo: nasce il Rock steady, vero e proprio precursore di quello che sarebbe stata la musica dell’isola di li a poco e fino ai giorni nostri.

Da lì a poco altri cambiamenti nello stile e nel portamento, anche delle linee di basso, portarono alla nascita del vero e proprio reggae, che di lì a poco sarebbe diventato anche “Roots reggae”; è il momento in cui la musica si fonde con la religione rastafariana, facendo nascere tutti quegli stereotipi che conosciamo tutti ( la capigliatura, Bob Marley, l’erba… )

Ogni periodo ha dunque dato origine ad uno stile, ed ogni stile ha un suo modo di interpretare le linee di basso del reggae bass. Non è certo studiando queste 4 che si potrà diventare dei bassisti reggae, ma di sicuro è un ottimo inizio, per avvicinarsi al genere e per provare a cimentarsi su dei giri di basso che non sono proprio convenzionali.

Provare per credere, buon Reggae bass!

 

 

 

BASSO FUNK: 10 Funk Licks facili che puoi suonare subito!

Il basso funk, il suo sound, le sue ritmiche sono per tutti i bassisti e gli aspiranti bassisti uno dei punti di arrivo. Si può iniziare a suonare dicendo di amare qualsiasi genere e stile, ma quando si scopre il basso funk è innegabile che sale la voglia di imparare a riprodurlo, e di imparare anche velocemente, se possibile!

Ma la domanda allora è proprio questa: è possibile imparare a suonare funk in breve tempo? La risposta, mi duole dirlo, dovreste già conoscerla e non vi piacerà… Però, di sicuro, con un pò di impegno e dedizione, si può ricavare qualcosa di interessante fin da subito.

E a tal proposito oggi vi propongo, in questa video-lezione, 10 funk licks, che ho definito “facili”, ma che ovviamente richiedono un pò di applicazione.

I requisiti sono quelli che vi potete aspettare: una discreta tecnica di base, una particolare attenzione e cura alla mano destra, al sound delle ghost notes, le legature, le ottave, insomma, tutti quegli elementi che dovreste avere già visto anche semplicemente guardando dei miei vecchi video, come questo.

Come si studiano il licks? Per prima cosa ascoltateli attentamente, nelle versione full speed e in quella lenta, possibilmente seguendo la partitura. Poi iniziate ad imbastirli in un primo momento senza metronomo, trovatevi le diteggiature e cercate di farne uscire un suono decente. Poi mano a mano accellerate, sempre utilizzando il metronomo, fino ad arrivare alle velocità che vi consentono di utilizzare le basi di drum machine che vi ho preparato e che trovate nella sezione download.

Questi 10 licks sono solo l’inizio del vostro percorso in territorio Funky, il mio consiglio è di studiarne altri, mischiando metodi, e autori, per poi provare a crearne di vostri.

A novembre pubblicherò il mio secondo metodo per basso, che sarà proprio una raccolta di licks, ce ne saranno ben 100, che, se volete potrete studiarvi; ma soprattutto darò la possibilità e lo spazioe per cercare le vostre varianti ai licks di partenza e per scriverne e suonarne di vostri, totalmente inediti.

E, a proposito di metodi, se ancora non l’avete fatto, potete intanto cimentarvi col mio primo libro, “Il basso elettrico dalla A alla F”, che trovate qui.

E chi ne avesse voglia, può sempre contattarmi qui, per informazioni sulle lezioni via Skype!

Alla prossima!

 

 

 

I Doors avevano il bassista?

I Doors avevano il bassista? Che è un pò come chiedere: C’e vita su Marte? Che fine hanno fatto i dinosauri?

Credo che chiunque sia appassionato di musica sappia che effettivamente i Doors sono conosciuti per non usare il basso dal vivo, per lo meno così si è sempre saputo.

Ma in studio le cose sono ben diverse: se consideriamo l’inizio della band prima addirittura che prendessero il nome The Doors, addirittura la band prevedeva 3 elementi in più rispetto a quelli conosciuti: i 2 fratelli di Manzareck e Patty Sullivan che, indovinate un pò, era proprio la bassista.

Purtroppo per lei fu allontanata dalla band prima che cambiasse il nome in The Doors, e prima che il produttore Paul Rothchild li portasse con sè in studio per la registrazione del primo disco.

In realtà, fu poi lo stesso produttore a non appoggiare l’idea degli elementi della band di rimanere così, senza basso. Infatti, mentre Manzareck spingeva per essere lui ad eseguire le parti basse con i suoi strumenti, Rothchild sosteneva che almeno in studio e, almeno su qualche traccia, un bassista vero ci dovesse essere. E così fu.

Chiamò Larry Knetchel ( turnista d’esperienza, che aveva già suonato con artisti del calibro di Beach Boys, Mamas & Papas ed Elvis ), che suonò 7 brani del disco, ma ( da qui l’equivoco ) senza mai essere creditato.

Quando, anni dopo, venne alla luce, il produttore si difese sostenendo che Knetchel si era limitato a doppiare delle parti eseguite da Manzareck e per questo non era degno di nota…

Siamo sempre nel ’67 ed i Doors entrano in studio per la registrazione del loro secondo album, “Strange days”. Questa volta Rothcild chiamoò un bassista ufficale, Doug Lubhan, che, a tutti gli effetti, fu l’unico ad essere mai definito il 5° Doors.

Lubhan all’epoca suonava con i Clear Light, band che stava incidendo il primo album sotto lo stesso produttore, quel Paul Rothchild che ad un certo punto gli chiese inizialmente se gli andava di suonare qualche brano di Strange Days, per poi concludere offrendogli di diventare membro fisso dei Doors stessi.

Lubhan non la prese per niente bene,  vide come un’offesa il fatto che il produttore della sua band gli proponesse di entrare in un’altra band proprio mentre ne stava curando il disco, e, di conseguenza declinò.

Ma rimase comunque in veste di turnista, registrando quasi tutti i brani di Strange days e la maggior parte di quelli di Waiting for the sun, terzo album, del ’69. In questo disco compaiono comunque altri 2 bassisti: Leroy Vinegar, un jazzista con alle spalle una discreta carriera anche come solista, registrò “Spanish caravan”; mentre Kerry Magness registrò “Unknown soldier”

Arrivò l’abum succssivo, Soft Parade, e la critica si divise. L’accusa principale fu quella di un cambio di direzione, di sound, con l’aggiunta di fiati e in generale parti orchestrali, che non erano esattamente in linea con quello che erano stati i Doors fino a quel momento.

Doug Lubhan suonò ancora in questo disco, ma in percentuale minore rispetto ad Harvey Brooks, che suonò quasi tutte le tracce dell’album.

Brooks, già turnista d’esperienza, divenne poi molto celebre qualche tempo dopo, quando suonò su “Bitches brew”, uno dei tanti capolavori di Miles Davis.

Per rifarsi, e mettere a tacere le critiche, il disco successivo fu un ritorno al vecchio stile, e, probabilmente, il più grande capolavoro della band californiana: “Morrison Hotel”, che conteneva, tra le altre la celeberrima “Roadhouse blues”. Per Morrison Hotel, Rothcild e compagni optano per Ray Neapolitan al basso, che verrà sostituito da Lonnie Mack solo per la registrazione della stessa Roadhouse blues.

Siamo orami alla fine della carriera dei Doors con Jim Morrison; il disco successivo, infatti, sarà l’ultimo registrato dal re Lucertola con la band, che dopo la sua dipartita registrò comunque ancora 3 dischi prima dello scioglimento.

L’ultimo disco di Morrison e soci è “L.A. Woman”, del ’71. Cambia innanzitutto la guida: Paul Rotchild, infatti, decide di non produrre l’album dopo aver sentito “Love her madly” ed averla ritenuta “troppo commerciale”; gli subentra comunque Bruce Botnick e viene chiamato a suonare il basso Jerry Schaff, già bassista di Elvis.

In conclusione, se guardiamo bene, di bassisti, nei dischi dei Doors, ne sono girati, e non pochi. Senza contare i turnisti chiamati a suonare sui dischi post-Morrison e quelli della reunion dei primi anni 2000.

Che dire…I Doors avevano il bassista?

No. Ne hanno avuti almeno 15…

Alla prossima!

 

Country Bass Backing Track

Country bass backing track

Oggi inauguro, con questa Country bass backing track una nuova playlist sul mio canale Youtube: quella dedicata alle bass backing tracks.

Perchè le backing tracks? A cosa servono?

 

Chiunque studia uno strumento, prevalentemente ritmico, conosce l’importanza che ha lo studio degli stili, di quelle fondamenta che reggono ogni genere musicale. E, a mio modo di vedere, non c’è palestra migliore di una base di questo tipo: una sequenza di accordi, nello stile scelto, che si ripete numerose volte, sempre uguale, sempre lo stesso…Starà a noi renderlo il più vario ( e piacevole ) possibile, cercando di trovare nuove soluzioni a ( quasi ) ogni chorus.

Per il basso elettrico trovo molto stimolante di avere una sorta di “carta bianca”, una base volutamente scarna, priva di qualunque spunto, che permetta al bassista di elaborare nuove idee, siano esse la linea di basso base piuttosto che quei bass fills che tutti vorrebbero mettere un pò ovunque ma che, soprattutto all’inizio, creano parecchi problemi.

Qui avete tutto lo spazio che volete, potete fare girare la base a loop, tutte le volte che lo vorrete e sfidarvi ogni volta a cercare l’idea migliore, quella linea di basso che cercavate.

Chiaramente in questa playlist cercherò di coprire un numero di stili e generi il più vario possibile, scegliendo delle progressioni di accordi che, di volta in volta, saranno le più adatte a quel determinato stile proposto.

In questo primo video, vi invito a sfidarvi ad accompagnare un genere che ultimamente sta riprendendo, anche in Itali, lo spazio che merita: il country.

Attenzione: dire country è un pò come dire blues, o rock, ovvero un grosso genere “contenitore” di molti stili di sfumature diverse, si va ad esempio dal country-blues, al bluegrass, ad altri ancora che in questa sede diventerebbero troppo lunghi da elencare.

La base in questione trae spunto da un famoso brano, inciso da Elvis nel suo primo disco nel ’56: “Just Because“. Vi consiglio vivamente di ascoltarlo per capire di cosa si tratta…

Ovviamente prima di affrontare l’accompagnamento di un determinato stile sarebbe utile conoscerne le caratteristiche principali, quindi va da sè che oggi sicuramente si divertirà di più chi ha già un’idea di come accompagnare un brano simile. Per tutti gli altri, però, non disperate… A breve arriverà un mio tutorial proprio su come si crea un accompagnamento country sul basso!

 

Buon basso!

LEZIONI DI BASSO ELETTRICO: LE SCALE MODALI

LE SCALE MODALI

Le scale modali sono da sempre uno degli argomenti più richiesti e inseguiti da parte di chi si approccia allo studio del basso elettrico, o in generale, diciamo, di qualunque strumento.

 

 

Il perchè è presto spiegato: conoscere i modi delle diverse scale dà il senso di una certa “libertà” nella scelta delle note, e quindi del feeling da ricercare, principalmente in fase di improvvisazione ( o di composizione, anche , in realtà ).

Improvvisazione e composizione sono 2 concetti che di solito “cozzano” in un certo senso con il senso più stretto dell’essere un bassista; il quale, si sa, da sempre ( e anche giustamente, volendo vedere ) è relegato ad un compito di accompagnamento, in background, e in favore di chi improvvisa, magari, il più delle volte. Ma è anche vero, che in primis la conoscenza delle regole di teoria/armonia portano sempre a suonare qualunque cosa con maggior consapevolezza, e quindi anche a migliorare le nostre idee in fase di accompagnamento, ricerca delle linee di basso, dei “fill” , eccetera. E oltretutto secondo me essere pronti ad improvvisare anche al di fuori degli schemi canonici dell’accompagnamento bassistico, fa parte della completezza che ogni bassista moderno dovrebbe avere.

Cosa sono le scale modali, quindi? Da dove nascono? Come si usano?

Nel video cerco di rispondere a questi quesiti nel modo più esaustivo possibile, dando ampio risalto soprattutto alla domanda “da dove nascono?”  Utile a mio modo di vedere, per capire poi realmente anche come usarle, le scale modali.

Sul basso il primo passo da compiere per comprendere a fondo il discorso è: partire dalla scala di do maggiore, suonarsela avanti e indietro pensando ad ogni suo grado. Una volta presa una certa familiarità con la scala maggiore sul basso, provate a pensare di voler ricostruire questa scal partendo da ognuna delle note che la compongono. Questo darà origine a 7 scale, ovvero 7 modi diversi tra loro, ognuno con una sua diteggiatura sulla tastiera del basso, ed ognuno con la sua caratteristica, con il suo “sound”.

Facciamo un esempio:

DO RE MI FA SOL LA SI DO ( Scala di do maggiore, considerato “prima diteggiatura )

RE MI FA SOL LA SI DO RE

MI FA SOL LA SI DO RE MI

 

E potrei continuare ( cosa che nel video faccio ) su tutte le 7 note. Osservate come le note rimangano sempre le stesse ( non ci sono # o b ), ma se vado a suonarle sul basso, scopro 7 “diteggiature” diverse: questi sono i 7 modi della scala maggiore, che prenderanno rispettivamente i nomi di: SCALA IONIA, SCALA DORICA. SCALA FRIGIA, SCALA LIDIA, SCALA MIXOLIDIA, SCALA EOLIA, SCALA LOCRIA.

Ogni scala, o modo, ha la sua caratteristica sonora e la sua corrispondenza con un determinato accordo; per i primi 6 modi c’è una relazione con una scala maggiore o minore, mentre il modo locrio è consideratao un modo semidiminuito ed è un discorso a sè.

Nel video ci spiego in modo abbastanza dettagliato come approcciarvi ai diversi modi, utilizzando anche la notazione e le tab, nonchè le brevi basi su cui esercitarvi e che trovate qui.

Come sempre, vi ricordo l’importanza di esercitarvi in modo costante e “attivo”, ovvero ascoltando sempre quello che esce dallo strumento e non il solo lavoro tecnico di osservare dove vanno le dita…

Buon basso!

LEZIONI DI BASSO: SCALA MINORE A CHI?

LEZIONI DI BASSO: LA SCALA MINORE

E’ giunto il momento di imparare a suonare anche la scala minore sul basso.

Ebbene si, se avete seguito fin qui le mie lezioni, a questo punto dovreste avere una discreta conoscenza di quello che sono le scale, e una buona confidenza con alcune parole come “tono”, “semitono”, “modo”. Se così non fosse, prima di proseguire nella lettura e nella visione di questa nuova video-lezione di basso, vi suggerisco vivamente di andare a rivedervene qualcuna delle precedenti…

Il primo concetto da avere ben saldo per affrontare un argomento tipo questo da un punto di vista prettamente teorico è quello di “modo” di una scala. Ricordate cosa abbiamo detto a proposito della scala maggiore? Bene. Per definire una scala minore dobbiamo per prima cosa definire il suo modo, il “modo minore”, appunto.

Il modo minore è il seguente (mi raccomando, cercate di impararlo a memoria ):

T – S – T – T – S – T – T

Questo vuol dire che, applicandolo ad una nota di partenza ( ad esempio LA ), otterremo la scala minore di quella nota ( ad esempio LA minore ).

La scala minore ha una sua diteggiatura precisa sul basso ( vi suggerisco di guardare il video, per questo ), che, volendo ben vedere è un pò più semplice anche di quella della scala maggiore. Una volta capito cos’è, come si costruisce grazie al modo, e imparata bene la diteggiatura, non vi resta altro da fare che provarvela in diverse posizioni sulla tastiera, applicandoci magari qualche ritmica presa dai cari vecchi esercizi di tecnica visti in precedenza, e cercare di prender confidenza.

 

Un altro concetto fondamentale riguardante le scale minori è quello delle cosiddette SCALE RELATIVE. Cosa significa scala relativa? Una scala relativa minore è una scala che ha le stesse note di una scala maggiore, ma MODO diverso. Prendiamo ad esempio la scala di DO maggiore ( do re mi fa sol la si do  per chi ancora non lo sapesse ); esiste una scala minore che ha le stesse identiche note, ovvero nessuna alterazione? Ebbene si: provate a costruire la scala di modo minore partendo dalla note LA; osserverete che la scal ottenuta sarà LA SI DO RE MI FA SOL LA; ovvero una scala fatta di sole note naturali, ma che inizia dal LA. Questa scala, di LA minore, appunto, si dice essere la relativa minore della scala di DO maggiore.

Ogni scala maggiore ha la sua scala relativa, che si ricava sulla nota che abbiamo un tono e mezzo sotto ( o, per chi preferisce, sul sesto grado della scala maggiore ); ad esempio la relativa di RE maggiore sarà SI minore, la relativa di FA maggiore sarà RE minore e via dicendo…

L’ultimo argomento trattato nel video riguarda un aspetto molto interessante a proposito di scale minori; se paragonata alla scala omonima maggiore ( esempio DO maggiore con DO minore ), una delle prime cose che salta all’occhio ( anzi, meglio, all’orecchio ) è che, nel suonarla in senso ascendente, la scala minore una volta arrivati al settimo grado manca di quella “tendenza” a voler “chiudere”, ovvero risolvere sulla nota successiva, l’ottava. Questa tendenza è data dalla mancanza di quella nota denominata “sensibile”, il settimo grado tipico della scala maggiore, che, data la distanza di un solo semitono con l’ottava, porta il nostro orecchio a voler sentire la chiusura sulla stessa. Si è pensato, quindi, di creare una nuova scala minore, che avesse le stesse note di quella appena vista, tranne l’ultima, la settima, appunto, che viene innalzata di un semitono… La scala così ottenuta sarà, nel caso di LA come tonica: LA SI DO RE MI FA SOL# LA, e prenderà il nome di SCALA MINORE ARMONICA. Ci si riferirà alla precedente invece, con il nome di SCALA MINORE NATURALE.

Ma non è finita…

Alzare il settimo grado comporta un “salto” di be un tono e mezzo tra 2 gradi della scala ( 6° e 7° ) cosa sicuramente abituale mella musica orientale ( l’avrete notato suonandola ), ma abbastanza insolito invece per noi occidentali. E quindi? Direte voi…

E quindi si è pensato di creare una nuova scala minore, che avesse, oltre al settimo, anche il sesto grado alzato di un semitono. Ecco la scala risultante, iniziando sempre dal LA:

LA SI DO RE MI FA# SOL# LA

Questa prende il nome di SCALA MINORE MELODICA.

( A proposito della scala minore melodica ricordate che nel suonarla in senso discendente torna ad essere minore naturale ).

Per i dettagli e per come suonare queste scale non posso fare altro che rimandarvi al video.

Spero di esservi stato utile, mi raccomando suonate sempre avendo estrema cura dell’impostazione e delle diteggiature suggerite, e se avete problemi di qualunque tipo non esitate a contattarmi.

BUON BASSO!

 

LEZIONI DI BASSO ELETTRICO: LETTURA RITMICA

LETTURA RITMICA

La lettura ritmica è uno degli elementi più importanti nella conoscenza e nelle competenze che dovrebbe sviluppare un bassista.

Attenzione: ho detto Lettura ritmica, non fatevi spaventare dalla prima di queste 2 parole… Non è la lettura che tutti intendono, quella che si assimila tradizionalmente attraverso il solfeggio e che spaventa tutti gli aspiranti musicisti (e  non solo bassisti… ).

 

La parola “ritmica” si riferisce infatti all’idea di imparare a leggere ciò che è ritmico, bypassando, volendo tutto quello che ha a che fare con l’altezza delle note ( e quindi il pentagramma tradizionale con tutti i suoi criteri ). Per una buona lettura ritmica è sufficiente anche un solo rigo, sopra il quale porremo le nostre figure, che, ovviamente non avranno valore di note; saremo noi a decidere se eseguire quelle figure utilizzando una o l’altra nota ( le corde a vuoto per questo scopo vanno benissimo, ad esempio ).

Scegliete dunque una nota, ed allenatevi al leggere una certa figura ritmica SUONANDO direttamente lo strumento. Ovviamente il metronomo dovrà essere il nostro fido compagno di viaggio, non dimenticate mai di tenerne uno, a tempi lentissimi ( consigliati i 55 bpm o anche meno ); a questo punto potremo iniziare a leggere, magari iniziando proprio dagli esercizi che trovate qui, che altro non sono che degli estratti dal celebre metodo per solfeggio ritmico “Dante Agostini” tanto caro ai nostri amici batteristi e, in generale, a chiunque si avvicini ad uno strumento a percussione.

Se utilizzate questo libro, iniziate dal principio, concentratevi ( se non l’avete mai fatto prima ) sulle note lunghe, inizialmente ( 4 e 2 quarti ), poi mano a mano potrete aggiungere delle figure più brevi con gli esercizi seguenti, fino a che non arriverete a leggere dignitosamente frammenti comprendenti delle figure di note e pause da 1/16.

Una volta ottenuta una certa pratica, il consiglio che vi dò è di estrarre una o più misure dai vari esercizi ( preferibilmente dalla sezione in cui saranno stati introdotti i sedicesimi ) e provate ad “inventarvi” una vostra linea di basso, possa essere un riff, una mini-frase pensate per un solo, o ciò che volete voi, ma, appunto, l’indispensabile è che partiate da una figura ritmica, che vi sta a cuore e che secondo voi, con le dovute note potrà suonare bene.

Fatto questo, potrete dire di padroneggiare meglio la lettura ritmica sullo strumento, e, a questo punto, se vorrete, potrete imparare anche le note sul pentagramma, in chiave di basso; ma questo è un altro discorso…

Buon divertimento and…have a bass day!

 

LEZIONI DI BASSO ELETTRICO: GLI INTERVALLI

LEZIONI DI BASSO: GLI INTERVALLI

Gli intervalli, ovvero dove molti degli ambiziosi futuri bassisti ( o musicisti in generale ) cadono…

Ebbene sì, purtroppo, come molti già sapranno, e come ho avuto modo di ribadire io stesso altre volte, la teoria musicale è imprescindibile, se si vuole imparare a suonare BENE uno strumento, come il nostro amato basso. Attenzione però a fare subito una doverosa distinzione: la teoria NON coincide con il vecchio, classico, noioso solfeggio; e quest è un dato di fatto ed è doveroso sottolinearlo. Sta a voi, ed alla vostra coscienza, pensare, prima o poi di mettersi di buzzo buono e tentare di impare almeno un minimo a decifrare la chiave di basso, giusto così, diciamo per cultura personale.

Invece la teoria pura, ovvero la conoscenza delle regole che muovono l’arte/scienza della musica, è utile fin da subito ai fini pratici. Provate a pensarci: se avete seugito qualche altra mia lezione o, in generale, se avete visto altri tutorial, lezioni, se vi siete affidati ad un insegnante, avrete sicuramente parlato di toni e semitoni, e vi sarete resi conto dell’utilità che questo piccolo e semplice concetto di teoria ha, ad esempio, nella ricerca delle note sulla tastiera del basso.

Ora: gli intervalli sono uno degli argomenti, come accennavo all’inizio, più antipatici da affrontare, perchè possono sembrare non proprio semplicissimi.

Ma il premi, nel caso doveste riuscire a venirne a capo, è impagabile dal punto di vista tecnico/strumentale. La conoscenza degli intervalli vi da la conoscenza vera non solo della tasiera del basso, ma anche delle geometrie che, di volta in volta potreste trovarvi ad affrontare.

Bene, “tutto molto bello”, direte voi, ma… Quindi?

Quindi, niente. Spiegarvi gli intervalli da un punto di vista bassistico in un articolo del  blog sarebbe operazione lunga e complessa; questa volta devo chiedervi di affidarvi per intero al video quotidiano, che come sempre trovate sul mio canale Youtube, al quale vi chiedo di iscrivervi, se non l’avete ancora fatto.

Gli intervalli in musica sono intesi come la distanza, in altezza, tra 2 note. Questa è la definizione; questo è l’inizio. Ora sta a voi, continuare, potete farlo con il video, come già detto, o, i più temerari possono ricorrere al mio primo libro, acquistabile qui, in cui, esattamente al capitolo 13, trovate tutto ciò che c’è da sapere.

Per oggi è tutto, passo e chiudo. Alla prossima!

LEZIONI DI BASSO ELETTRICO: LE SCALE MAGGIORI

LEZIONI DI BASSO: LE SCALE MAGGIORI

Tutto il mondo è fatto a scale, direte voi. Scale maggiori, per l’esattezza.

In che senso? Cos’ è una scala maggiore?, In generale, in  musica, cosa si intende per scale, e perchè tutti ne parlano? Tutti dicono che sono importanti, e che dobbiamo studiarle?

E noi, che volevamo solo suonare il basso, perchè siamo costretti a relazionari con le scale?

 

 

Calma, andiamo con ordine. Innanzitutto vediamo di capire cos’è una scala, secondo la teoria musicale, in generale. Per scala intendiamo una sequenza di suoni ( note ) disposte dalla più bassa alla più alta ( e/o viceversa ) secondo un preciso schema di toni e semitoni. Questo “schema” viene chiamato anceh MODO ed è quello che definisce una determinata scala, dandole pure il nome. A esempio chiamiamo scala MAGGIORE quella che ha il seguente modo:

T – T – S – T – T – T- S

Se iniziamo dalla nota DO ed applichiamo questo modo, otteniamo la seguente scala:

DO – RE – MI – FA – SOL – LA – SI – DO

Ovvero la scala per eccellenza , quella che ci insegnano fin dai tempi dell’odiatissimo flauto dolce… Bene: questa scala prende tecnicamente il nome di scala di DO MAGGIORE. “Di Do” semplicemente perchè inizia dalla nota do, “maggiore” perchè, a partire da quella nota, abbiamo applicato il modo maggiore.

Ora: se noi iniziamo da un’altra nota, qualsiasi ed applichiamo il modo maggiore, otterremo la scala maggiore di…quella nota (es. da RE scala di re maggiore, da FA scala di fa maggiore, e via dicendo ).

Sul basso elettrico ci sono diversi modi, alias diverse “diteggiature” utili a suonare una determinata scala sul basso.

Ora, appurato che per il momento ci interessa parlare in particolare solo del modo maggiore, concentriamoci su questo, cercando di capire dove si suoneranno le scale maggiori sulla tastiera del basso elettrico.

Iniziamo dalla scala di do: prendiamo il nostro do al 3° tasto della 3^ corda, e da li applichiamo il modo maggiore, ovvero ci spostiamo di un tono, poi ancora di un tono, ecc. Facciamo molta attenzione in questa fase ad aiutarci con le note delle corde a vuoto ( re, e sol in particolare su DO maggiore ), e troviamo la diteggiatura più corretta per eseguire tutta la scala senza fatica.

Immediatamente dopo proviamo a fare la stessa cosa posizionandoci sulla nota SOL, che troviamo sempre al 3° tasto, ma, questa volta, della 4^ corda.

Noteremo come, essendo il modo sempre quello maggiore, avremo una diteggiatura veramente simile a quella di do maggiore, ma riportata su una corda sopra ( qui il video può aiutarvi sicuramente a capire meglio ).

Le difficoltà possono iniziare nel cercare note e diteggiature delle scale di Re, La e MI maggiore. Quindi il consiglio che vi do, da qui in poi è quello di guardare il video e lasciarvi guidare da suggerimenti e dagli esercizi, che trovate nella sezione download del sito, nonchè, in forma estesa, sul mio libro, acquistabile qui.

Per oggi è tutto, linea..a voi e buon basso!