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La Musica in Italia nel 2024? Rock, Boomers e sessismo

Ehi BassWalker!

La situazione è questa: qualche giorno fa ho pubblicato un video sul mio canale YouTube, in cui parlavo di Alejandra Villareal, bassista della band “The Warning”, formata da tre sorelle messicane giovanissime, che stanno conquistando il mondo con il loro rock aggressivo.

Temendo che in Italia non fossero ancora così conosciute come nel resto del mondo, ho pensato, per avvicinare il pubblico tricolore, di comparare, bonariamente, la Villareal con la nostra bassista più famosa al mondo: la Vic nazionale.

Il video ha riscosso un successo clamoroso, e ha ricevuto numerosi commenti, soprattutto da tre Paesi: Messico, Usa e Italia.

Volete sapere da dove sono arrivati gli unici commenti volgari, cattivi e spesso, sessisti?

…W l’Italia.

 

 

Ora, io vi giuro, ve lo assicuro, faccio sempre di tutto per non apparire esterofilo, quando si tratta di musica, e so anche bene, che, a volte, non ci riesco. Soprattutto perché, per quanto abbia enorme rispetto per gli Artisti che hanno fatto la storia della musica italiana, i miei ascolti, fin da piccolo, sono sempre andati un po’ da un’altra parte: adoro il rock, il blues, il country, l’r&b e il funk. Correggetemi se sbaglio, ma non mi sembra che nessuno di questi stili abbia passaporto italiano…

Vi confesso una cosa: a parte la musica, una delle mie altre passioni è da anni, il rugby. Ve lo dico, per fare un confronto lampante: secondo voi, se dovessi provare ad avvicinare qualcuno a questo sport, sarebbe più corretto fargli vedere una partita della Nazionale italiana o dei famigerati All Blacks? Capite cosa intendo? La musica che amo io viene dagli States. Tutta. Senza se e senza ma. Questo non vuol dire odiare tutto ciò che è italiano, ma avere delle preferenze che guardano altrove, e credo sia assolutamente normale…giusto?

Perché questo lungo preambolo?

Perché questi commenti al mio video mi hanno fatto molto riflettere sulla qualità non tanto della musica, in Italia, ma del pubblico! Io credo che al giorno d’oggi non ci sia solo bisogno di educare i ragazzi alla musica suonata e tutti quei discorsi retorici che si fanno sempre; credo ci sia molto più bisogno di educare il pubblico, soprattutto quello più “maturo” dal punto di vista anagrafico.

Quando si parla di Maneskin, in Italia, ogni singola volta, si dicono sempre le stesse cose: “la bassista è figa, ma sono incapaci”. La paragono ad Alejandra Villareal? I commenti sono “sono famose solo perché gnocche, le bassiste brave sono altre”, e via a paragonarle con altre bassiste donne, provenienti da mondi totalmente lontani dal rock mainstream… Tal Wilkenfield? Bravissima, chi dice il contrario? Ma non ha una band hard rock… Mohini Dey? Altrettanto brava! I primi 5 minuti… E non riempie gli stadi, comunque.

Ma di cosa stiamo parlando?

Ma veramente avete bisogno di ostentare la vostra conoscenza di musica di nicchia per sentirvi superiori a due gruppi di ragazzi poco più che ventenni che, suonando semplicemente rock, stanno spopolando in tutto il mondo?

A che scopo?

Il senso del mio video, e dei commenti di tutti quelli che l’hanno visto dall’altra parte del mondo, è questo: in un periodo dove le classifiche mainstream vedono da anni solo trap e reggaeton, generando nei ragazzini la sensazione che la musica sia qualcosa da fare da casa, davanti ad un computer, e la si possa diffondere sempre da casa davanti ad un computer, avere non uno, ma ben due gruppi che stanno riavvicinando i più giovani a concetti come “andare in sala prove”, “andare ai concerti”, “sudare come dei maiali per aver suonato insieme ore di fila”, “presentare la propria musica ad un pubblico in carne ed ossa”… È solo un merito.

Questi ragazzi hanno solo meriti.

Non sono i Led Zeppelin? Non sono i Deep Purple?

Hanno 20 anni, e ce li hanno nel 2024, che è ben diverso da averli avuti negli anni ’70, siamo tutti d’accordo almeno su questo? Eccheccazzo…

Poi, punto primo: giudicare la bravura di queste band da quel (poco) che avrete sentito sui loro dischi è quanto meno riduttivo: un disco rock, per definizione, deve essere bello, non tecnico. I più grandi brani rock si suonano con il basso dritto in ottavi, se fai qualcosa di diverso, spesso, stai sbagliando tutto. Se volete capire se sono brave o meno, dovreste sentirle in contesti diversi, magari live, magari su altri repertori, e vi accorgerete che sanno suonare, e anche bene.

Punto secondo: la musica è cambiata dai vostri tempi? Ma va? Cosa vi aspettavate, nel nuovo millennio? Probabilmente la decima sinfonia di Beethoven, immagino… (per chi non lo sapesse, si è fermato alla nona…)

La musica si è evoluta, nonostante i vostri gruppi e i ricordi dei vostri vent’anni che sono sicuramente migliori dei vent’anni dei ragazzi di oggi.

Siete stati fortunati, buon per voi.

Punto terzo: Una band non vi piace? Vi svelo un segreto: potete tranquillamente non ascoltarla senza spaccare i maroni sui social, tutti i giorni, così da rispettare il lavoro e le opinioni di altre persone (che tra l’altro non sono poche).

Scusate lo sfogo, ma notare le differenza nel trattamento nei confronti di queste due ragazze, da parte degli italiani rispetto a messicani e americani, mi ha fatto sentire parte di un paese (volutamente minuscolo) gretto, sessista e provinciale.

Insegno musica da 30 anni, ho a che fare tutti i giorni con i sogni di ragazzini che vogliono sfondare, propongono musica loro, ci provano; pensare che un giorno, se dovessero farcela, diventeranno preda di questi commenti, mi fa andare in bestia, non so se si è notato…

Un’ultima nota per chi parla del male dei Talent show. Attenzione, anche a me non piacciono, concettualmente, e mi vanto di non aver mai visto neanche un minuto dei vari “amici”, “x factor” e tutto il resto…Ma, c’è un “ma”.

Mi spiegate al giorno d’oggi, se una band emergente volesse tentare il “colpo grosso”, nel mainstream, cosa potrebbe fare?

Non ci sono più locali live; gli ultracinquantenni che criticano queste band, non escono più di casa se non per andare a bere Spritz in locali modaioli, e a lamentarsi se la musica è troppo alta…

Neanche alle feste di paese si ospitano più le band emergenti locali, si preferisce andare sul sicuro con il classico tributo al classico cantante italiano. Da almeno 20 anni, è così.

Cosa facciamo? Dove andiamo a proporre la nostra musica? Sui social? Certo, ma su quelli più usati ecco i soliti boomers pronti a commentare malignamente, e soprattutto ormai se non sei un vero esperto di marketing anche sui social ci fai ben poco (e lo dico per esperienza)

Ripeto, scusate lo sfogo. Spero di avervi invitato a riflettere, nel prossimo articolo tornerò a parlare di basso, promesso

Peace.

Di |2024-02-14T14:10:01+01:00Febbraio 14th, 2024|Blog, Senza categoria|0 Commenti

Scuola di Musica o lezioni private? O altro?

Ehi Basswalker!

 

Ti sei mai chiesto qual è il modo più veloce per imparare o migliorare con il basso? E se sì, hai mai trovato una risposta?

 

Oggi voglio provare a fare un po’ di ordine nel marasma di offerte didattico-musicali che possiamo trovare là fuori; e quando dico là fuori non intendo solo nel complicato mondo del web, ma anche letteralmente là, fuori dalla porta di casa, dove, se abiti in un comune con almeno qualche migliaio di abitanti, probabilmente troverai almeno una scuola di musica.

 

Già, perché è innegabile che negli ultimi trent’anni, il numero di scuole private sia cresciuto a dismisura; chi come me iniziava a suonare uno strumento a cavallo degli anni ’80 e ’90, non aveva molte scelte: se volevi intraprendere un percorso serio (e dovevi capirlo alla svelta), avevi un’unica possibilità: il Conservatorio.

 

Se invece avevi intenzione di suonare per diletto, le possibilità erano due: o te la giocavi da autodidatta, seguendo qualche consiglio di conoscenti, e ascoltando tanti dischi, oppure, se ne avevi la possibilità, trovando qualcuno degli allora rarissimi e costosissimi insegnanti privati: musicisti rigorosamente diplomati in Conservatorio e che in ogni caso ti riempivano di informazioni teoriche, solfeggio e pratica “old style” …

 

Oggi, proprio grazie al proliferare di scuole private e insegnanti di ogni ordine e grado, le cose sono cambiate parecchio. Come dicevo prima, quasi in ogni Comune d’Italia si trova almeno una scuola di musica privata, che quasi sempre affianca al percorso “classico” quello che viene definito “moderno”, o “pop”, a volte addirittura estremizzato in “rock”; è davvero un bene?

 

 

 

Cerchiamo di capirlo insieme facendo alcune considerazioni: di sicuro l’elevato numero di scuole ha portato ad una notevole riduzione dei costi, semplicemente per la legge di domanda/offerta; al giorno d’oggi è possibile intraprendere un percorso musicale con poche decine di euro al mese: magari lezioni da mezz’ora, magari ogni due settimane, eccetera; insomma le scuole hanno davvero una moltitudine di soluzioni per tutte le tasche.

Il più delle volte sono davvero la soluzione ottimale per chi vuole suonare uno strumento senza però avere un impegno eccessivo; spaventa ancora tutti l’idea di esercitarsi almeno un’ora al giorno, solfeggiare, imparare a leggere, imparare l’armonia…Se uno lavora, non riuscirà mai a fare tutto! E la scuola “di paese” ti concede di non farlo, ma al contempo, di imparare comunque qualcosa, divertendoti.

 

L’insegnante privato è un po’ diverso.

Innanzitutto, è per forza più costoso; le lezioni dureranno quasi sempre un’ora e chi le tiene generalmente garantisce un servizio più “completo” rispetto ad una scuola; senza contare che non ci sono vincoli, non hai una vera e propria iscrizione, non entri a far parte di un’Associazione, insomma sembrerebbe tutto molto più libero e gestibile.

 

Ora: sicuramente aver intensificato e diversificato l’offerta ha dato accesso a molte più persone allo studio della musica, rispetto a molti anni fa; si è alzato il numero di persone che suonano o “strimpellano” uno strumento, ma sul totale, sicuramente si è un po’ abbassato il livello. Primo perché naturalmente, lo studio saltuario e non approfondito non genera sicuramente musicisti eccelsi ma musicanti mediocri; e in parte anche perché, spesso, anche il livello degli insegnanti in queste scuole non è elevatissimo. Come è possibile? Direte voi.

 

Dovete sapere che, intorno agli anni ’80, alcuni musicisti italiani, trasformandosi in abili imprenditori, hanno deciso di dare vita ad un nuovo tipo di scuola di musica: la scuola privata orientata al pop. Insomma, una scuola che avrebbe dovuto sostituire il Conservatorio per tutti quelli poco avvezzi alla musica classica, ma che volevano fare i musicisti, nella vita.

Idea meravigliosa sulla carta! Se non fosse che siamo in Italia e come tutte le buone idee, anche questa ha preso subito una deriva “furba”. Queste scuole sono fin da subito costosissime e di contro passare gli esami è la cosa più semplice del mondo… Questo genera una moltitudine di diplomati di basso livello che però con quello che hanno pagato vogliono che la promessa fatta loro di diventare dei professionisti sia mantenuta! Il problema è che loro sono sempre di più, e dall’altro lato i posti in cui suonare per vivere di musica sempre di meno… Ed ecco che ripiegano tutti sull’insegnamento; prima da privati, poi alcuni aprono scuole, altri ancora li imitano, scuole, scuole, scuole… Tutti impegnati finalmente! Anche quelli che non hanno imparato praticamente nulla… Chiaro?

 

Ora, non sono certo tutti così, per fortuna… E in più i Conservatori al giorno d’oggi hanno aperto al pop, quindi per lo meno la preparazione anche di questi musicisti sulla carta dovrebbe migliorare (il condizionale è d’obbligo, purtroppo molti Conservatori stanno prendendo la deriva delle prime scuole private).

 

Quindi? Dove voglio arrivare?

 

Come sempre, ognuno deve guardare il suo interesse e decidere: vuoi fare il professionista? Diplomati in Conservatorio e dopo il diploma trova un insegnante super che ti aiuti a migliorare costantemente.

Vuoi suonare per diletto ma raggiungere ottimi livelli? Va bene la scuola privata, informati sugli insegnanti e scegli; dopodiché studia, altrimenti la colpa sarà solo tua…

 

Vuoi suonare per diletto, imparare il più possibile ma il tempo è quello che è e i soldi pure? Se hai una scuola vicino a casa vai subito!

Altrimenti ci sono miei video corsi…È la settimana del Black Friday, sono tutti in offerta fino a sabato…Clicca QUI! *

 

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Di |2023-11-22T18:59:57+01:00Novembre 22nd, 2023|Senza categoria|Commenti disabilitati su Scuola di Musica o lezioni private? O altro?

Come si sceglie l’Insegnante di basso?

 

Ehi Basswalker!

 

            Oggi voglio parlarvi delle lezioni di basso; e questo punto qualcuno di voi potrà ribattere: “Strano, per uno che ha un canale YouTube dedicato alle lezioni di basso…”

 

            Ecco, il punto è che non voglio, in queste poche righe, farvi una lezione, ma più che altro cercare di persuadervi ad andarci, a lezione di basso.

            Attenzione, ho detto di andarci, non vi sto chiedendo di farlo con me; io ho deciso da ormai parecchio tempo di lavorare molto sulle lezioni online, ho un canale YouTube, realizzo video corsi, e da poco ho ripreso anche le lezioni via Skype (te ne parlo tra un attimo). Ma non ti sto chiedendo di fare lezione con me, semplicemente vorrei invitarti a trovare il TUO insegnante e iniziare a perseguire seriamente i tuoi obiettivi da bassista.       

 

            Per quanto io sia un grandissimo fan dell’apprendimento online (altrimenti non farei quello che faccio), ritengo che sia molto utile avere un Maestro in carne ed ossa che ti possa seguire da vicino; che ti possa aiutare a crescere anche tra una battuta e due risate, dal vivo. Il Maestro di musica è, per tutti, un mentore, una volta che l’hai trovato, una persona a cui resterai legato anche quando deciderai di proseguire da solo il tuo percorso.

 

            Ed è molto importante saperlo scegliere; ci sono tantissimi bravi insegnanti là fuori, ma non tutti sono adatti a te, al tuo modo di vedere la musica, ai tuoi tempi di apprendimento, al tuo gusto musicale. E ricorda una cosa: bravo musicista non significa necessariamente bravo insegnante; nei Paesi anglosassoni la preparazione musicale per diventare insegnante (Trainer) è diversa da quella per diventare musicista (Performer); sarebbe bello fosse così anche da noi, e invece purtroppo non lo è, e molto spesso capita che ottimi musicisti decidano di insegnare (il più delle volte per esigenze di conti da far quadrare) ma non sia proprio il loro lavoro; lo si fa per tappare i buchi, e magari proprio mentre ti stai innamorando di un argomento non riescono a seguirti perché partono per un tour, che è la loro priorità!

            O, banalmente, non è neanche detto che nel momento in cui insegnano riescano a farti comprendere facilmente cosa e come fare: insegnare a suonare è un mestiere molto diverso da quello di suonare!

 

            Esclusi quindi i maestri scelti per “il nome” che hanno da musicisti, prova ad orientarti su insegnanti che abbiano il tuo gusto musicale, che sappiano comprendere che tu, probabilmente, fai altro per vivere, e che essendo solo un hobby il tempo che puoi dedicare non sarà moltissimo o comunque non lo sarà in modo costante, e che sappiano comunque darti qualcosa, adatto alle tue esigenze e che ti aiuti a crescere!

 

            Tutti vorremmo imparare dai grandi Maestri del basso, però più si mira in alto e poi più tempo bisogna dedicare allo studio, questo è un dato di fatto; non voglio certo scoraggiarti, ma semplicemente dirti che, come ripeto da quando ho iniziato insegnare, siamo tutti diversi e ognuno deve scegliere il suo percorso in modo che si adatti alle proprie caratteristiche. Scegliere il Maestro giusto pasa anche e soprattutto da qui: qualcuno che ti comprenda e che ti aiuti a crescere in base a quello che sei tu.

 

Quindi armati di pazienza e buona ricerca!

 

            Nel caso invece tu abbia intenzioni di seguire me, ti informo che dopo un lungo periodo di pausa ho riattivato anche le lezioni via Skype (o simili), in modo da accontentare anche tutti quelli che in questo periodo mi hanno chiesto informazioni ma sono troppo distanti dalla Provincia di Varese…

Se vuoi avere info o addirittura già prenotare le tue lezioni con me clicca QUI!

 

 

 

 

 

 

Di |2023-11-15T16:19:21+01:00Novembre 16th, 2023|Senza categoria|Commenti disabilitati su Come si sceglie l’Insegnante di basso?

Qual’è il vero ruolo del bassista?

Il ruolo del bassista in generale richiede una certa attitudine; non saremo mai (o quasi) protagonisti, il nostro compito è quello del gregario, che deve accompagnare, in modo solido ed efficace tutto quello che succede, e questo vale per tutti i generi musicali. Se suoni il basso pensando agli assoli, per intenderci, forse hai sbagliato strumento…

 

Ciò non toglie che, nel blues, abbiamo assolutamente modo di divertirci, e anche parecchio! Personalmente è uno dei generi musicali che prediligo e lo contrappongo spesso, per far capire come funziona, al pop (che di contro, non me ne voglia nessuno, è un genere che non apprezzo particolarmente…).

Generalizzando e non poco, possiamo dire che il pop è il genere dell’obbligo, delle parti scritte a tavolino per tutti gli strumenti che si incastrano con una maestria fuori dal comune, per merito di arrangiatori e compositori di altissimo livello, che non danno, di contro, assolutamente nessuna possibilità di interpretazione allo strumentista. Il bassista perfetto per il pop è quello che esegue una parte scritta come la eseguirebbe un computer: perfettamente a tempo, suono altamente intellegibile, nessuna nota fuori posto, né nella lunghezza né tantomeno nel suono.

 

Dall’altra parte abbiamo il blues e, più in generale, la musica di origine afroamericana. Musica che nasce a tradizione orale, si basa sull’improvvisazione e non andrebbe mai scritta! (anche se, con l’avvento di questi generi nei Conservatori, purtroppo, si sta andando proprio nella direzione di “europeizzare” certa musica)

 

 

Tutto questo per dire che, se vuoi cercare l’attitudine al blues, devi partire da questa mentalità: non esiste ad esempio, presentarsi ad una prova e quando il solista di turno ti propone di suonare un brano, rispondere “questa come fa?” … Ti fai dire il titolo, la tonalità, ed eventualmente le caratteristiche: 12 misure classiche? Quick change? Slow? Shuffle?

 

Avute queste informazioni, il batterista stacca il tempo e si parte! Suona quello che vuoi… Inventati un pattern, ripetilo sugli accordi, cambialo tra un accordo e l’altro, sostituiscili quando vuoi…Insomma: divertiti!

 

Questo è il primo step per ragionare come un bassista blues, dopodiché naturalmente più brani ascolti (e studi), più pattern conosci e più elementi aggiungi al tuo stile, più sarai completo.

 

Alla base di tutto ci deve essere il groove; definire il groove non è semplice, puoi vederlo come l’insieme degli elementi che deve inserire un bassista quando suona: timing, dinamica, tocco. In poche parole, le tue note devono far muovere chi ti ascolta, anche e soprattutto nel caso di una linea di basso semplice e ripetitiva. Se riesci ad ottenere questo effetto ed essere allo stesso tempo lineare ma non scontato, hai fatto centro. Come fare? Ascolto, imitazione, ripetizione.

Ripeti queste tre cose fino allo sfinimento e soprattutto impara ad autovalutarti, possibilmente registrandoti. Ti consiglio di suonare su dei loop di batteria e registrarti, possibilmente in multitraccia (puoi farlo con qualunque software trovi, anche gratuiti); dopo esserti registrato ascolta il tutto, e ogni tanto togli il loop di batteria: se non percepisci differenza, e quello che stai ascoltando (il basso solo) continua a farti muovere allo stesso modo, allora sei sulla buona strada. Se appena togli la batteria senti che c’è qualcosa che non funziona più, probabilmente dovrai lavorarci ancora e ancora…

Di |2023-08-03T13:38:46+02:00Agosto 3rd, 2023|Blog, Senza categoria|Commenti disabilitati su Qual’è il vero ruolo del bassista?

SUONI IL BASSO? ALLORA SAI SUONARE LA CHITARRA!

Ehi Basswalker!

Probabilmente ci siete passati, come tutti i bassisti del mondo, credo: arriva il classico conoscente, che non vi vede da tempo, e gli dite che avete iniziato a suonare il basso; la sua risposta è scontata: “Ah, ma allora sai suonare anche la chitarra!” …

Già vedo quell’espressione sui vostri volti, e mi immagino i pensieri violenti che vi stanno passando per la testa…

Quindi vi dico: calma, respirate, e contate fino a dieci.

Sappiamo tutti che per i non musicisti, specialmente quelli che la musica quasi neanche la ascoltano, basso e chitarra sono praticamente la stessa cosa, sono probabilmente anche quelli che chiamano “violoncello” o “grosso violino” il vostro contrabbasso, e che quando vengono (se vengono) a sentirvi suonare, a metà concerto si avvicinano al palco mentre vi state dimenando a terra totalmente sudati eseguendo un pezzo super difficile e vi chiedono con sommo gaudio: “dopo mi metti quella che ha vinto Sanremo?”…

“Mi metti” … “Sanremo” …

In pratica stanno generando dei serial killer, sono istigatori alla violenza seriale, nei confronti di noi musicisti, che tentiamo, in qualche modo, di capire sempre tutti, ma a volte veniamo messi a dura prova…

Ripeto: calma, respirate, e contate fino a dieci.

E partiamo dal principio.

Focalizziamo l’attenzione sulla differenza tra chitarra e basso; quello che possiamo dire al famoso conoscente immagino lo sappiate già, si parte dal numero delle corde, le frequenze basse, eccetera. Ma il nocciolo della questione è un altro, e qui divento serio: potrebbe essere utile, se non strettamente necessario, avvicinarsi alla chitarra, prima o poi.

Non spaventarti, non sto dicendo che da domani devi mollare il basso e aspirare a diventare Van Halen; ti sto solo invitando a riflettere almeno su una cosa, e cioè che da sempre, da quando esiste la didattica della musica, chiunque si avvicini ad uno strumento NON prettamente armonico (chitarra o pianoforte), viene instradato prima o poi allo studio di uno di questi (in particolare, se accedessi al Conservatorio classico, ti troveresti a studiare “pianoforte complementare” fin da subito).

Il motivo è presto detto: quando si studia seriamente musica, uno degli aspetti da curare assolutamente è lo studio dell’armonia, e se devo studiare armonia seriamente ho bisogno di ascoltare le regole, per capirle davvero. E per ascoltarle devo essere in grado di suonare accordi e progressioni con uno strumento che mi permetta di farlo in modo chiaro; va da sé che la scelta si limita a questi due: chitarra o pianoforte.

Ora, magari sei un fortunato possessore di uno Steinway a gran coda, o magari anche qualcosa meno, ma un pianoforte in casa ce l’hai e lo strimpelli; in quel caso ritieniti fortunato ed esente dal mio discorso odierno.

Se invece non ne hai mai visto uno e vivi in un monolocale con il cane e 4 gatti, è più probabile che l’armonia andrai a studiarla su uno strumento più piccolo, come, ad esempio, la chitarra.

Ed ecco risolta la questione: saper suonare (un po’) la chitarra è una grande idea.

 

Anche perché ti puoi permettere anche di scrivere qualche bozza di canzone, volendo, di intervenire nei discorsi della band in cui si parla di accordi, e perché no intervenire anche sugli arrangiamenti!

Quindi per chiudere il consiglio è: non ammazzare chi ti dice che se suoni il basso suoni anche la chitarra, ma valuta seriamente di imparare a suonarla (o a suonare il pianoforte), un minimo, quello che ti serve per perfezionarti da un punto di vista musicale più generale, ok?

A Proposito, chiede il mio conoscente: “Ma dentro quella custodia così grossa cosa c’è, un morto? Ah ah ah”

Di |2023-07-06T13:19:11+02:00Luglio 6th, 2023|Blog, Senza categoria|Commenti disabilitati su SUONI IL BASSO? ALLORA SAI SUONARE LA CHITARRA!

Quante scale devo imparare?

Ehi Basswalker!

 

La situazione è questa: hai iniziato studiare il basso seriamente (o ripreso, dopo tanti anni), e ti stai rendendo conto che ogni volta che impari una scala, arriva il tuo maestro e te ne suggerisce una nuova… A questo punto ti chiedi: ma quante saranno? Quante ne devo imparare? Finiranno mai? E soprattutto: le userò mai tutte?

 

Conosco quell’espressione, che hai sul viso, in questo momento, l’ho avuta anch’io a suo tempo.

 

Oggi sono qui per provare a darti una risposta che ti sia per lo meno utile.

 

La prima cosa che posso dirti è che devi stare tranquillo, non devi impararle tutte. Dopodiché occorre però fare alcune precisazioni e analizzare il tuo caso, che può essere diverso da quello di molti altri.

Quando ci approcciamo allo studio di una materia come la musica, dovrebbe attivarsi in noi una curiosità che ci porterà a volerne sapere sempre di più, come per tutte le materie, credo. La musica è in gran parte anche scienza, oltre che arte, e, in quanto tale, può essere esplorata in modo esponenziale, per rendersi conto di quanti argomenti affascinanti tratta, che vanno dalla fisica(acustica) e arrivano, se vogliamo, fino alla psicologia, senza contare che si può approfondire la storia e naturalmente tutti gli aspetti tecnici che riguardano il “suonare” vero e proprio.

 

Ora, la parte più squisitamente teorica è una materia decisamente vasta, e ci parla di scale, appunto, ma anche di accordi, volendo, di toni e semitoni, sistema temperato, microtoni e tutto il resto. Ti incuriosisce tutto questo? Se la risposta è affermativa, allora studia e cerca di comprendere quante più scale riesci!

 

Ma tieni presente che se arrivi ad approfondire scale esotiche, orientali o modi antichi, ovviamente lo stai facendo per pura passione, a meno che tu non decida di suonare la musica specifica di un certo angolo di mondo…Ad esempio, sai che cos’è il “pelog”? È una scala di sette suoni tipica del gamelan, musica di origine indonesiana.

Credi che suonerai mai del gamelan? Se sì, accomodati, in rete trovi molte informazioni su questa affascinante musica e sulle sue scale caratteristiche…

 

Spero che sia chiaro il senso del discorso, in ogni caso quello che ti voglio suggerire è: studia ciò che ti serve! Anche in caso tu abbia mire da professionista, potrebbe non servirti tutto lo scibile a proposito delle scale; generalmente se andrai a suonare jazz ad alti livelli, o se deciderai di diventare un docente in materia jazzistica, allora sicuramente dovrai conoscere più scale di chi va a suonare hard rock nei pubs il sabato sera, questo è chiaro. Ma in linea di massima, ti ripeto: per cultura personale puoi approfondire ciò che vuoi, se suoni per divertirti un po’ di rock o del blues, al massimo, o metal, ma anche funk o r&b, allora una volta che conosci i modi della scala maggiore, le pentatoniche e se proprio vuoi un paio di modi dal sistema modale minore melodico, hai davvero tutto quello che ti serve e oltre.

Più ti avvicini al jazz o ad altri tipi di musica carichi di contaminazioni con culture diverse, allora più dovrai aggiungere certe scale al tuo bagaglio, perché poi avrai bisogno di ricreare probabilmente quel tipo di sonorità.

 

Quindi, per chiudere, ricorda che dipende tutto dal tuo approccio alla musica, allo strumento e dai tuoi obiettivi; stai tranquill* che si vive bene e si suona altrettanto bene anche senza avere mai avuto a che fare con certe scale dai nomi complicatissimi…

 

Buono studio!

 

Di |2023-06-29T10:36:18+02:00Giugno 29th, 2023|basso elettrico, Blog, musica, Senza categoria, teoria musicale|Commenti disabilitati su Quante scale devo imparare?

LEZIONI DI BASSO: Suonare il basso col plettro!

Suonare il basso col plettro è possibile?

 

Evidentemente si, visto che sono tanti i bassisti anche famosi che lo fanno, con successo, da anni.

In realtà il basso veniva suonato con il plettro già ai suoi arbori, quando, attratti dal fascino del neonato strumento ( chiamato semplicemente “Fender bass” negli States, e “chitarra basso” qui da noi ) furono anche molti chitarristi ad avvicinarsi per primi allo strumento.

 

 

 

Con gli anni, però furono i contrabbassisti a portare maggiormente alla ribalta lo strumento e di conseguenza la tecnica più in uso divenne indiscutibilmente quella del pizzicato.

Ora sinceramente non saprei dirvi con esattezza quando, ma ad un certo punto della storia, si riprese a suonare il basso col plettro.

 

E la tecnica è arrivata fino ai giorni nostri, ad opera di chi, principalmente, suona rock e affini.

Suonare il basso col plettro in effetti è indiscutibilmente una cosa che si usa fare maggiormente in contesti un po’ aggressivi, come nel metal, o nel rock degli anni ’90, periodo in cui fiorirono tantissimi bassisti che scelsero questa tecnica. Basti pensare a Duff McKagan dei Guns’n Roses o a Krist Novoselic ( Nirvana ), solo per citarne 2 dei più famosi.

 

Quindi, a mio modo di vedere, se decidiamo di essere dei bassisti completi, al giorno d’oggi non possiamo prescindere dal suonare il basso col plettro.

E allora, come fare, se vogliamo imparare a suonare il basso col plettro?

Innanzitutto ti ricordo che scrissi già un articolo tempo fa a riguardo, lo trovi qui ( con la relativa video lezione sul mio canale YouTube, che trovi qui ).

Se hai deciso di approfondire l’argomento e provare seriamente a imparare a suonare il basso col plettro, allora ecco che oggi ti suggerisco alcuni brani piacevoli da studiare per gestire al meglio questa tecnica.

Li ho ordinati dal più semplice al più difficile; considera di provare ad impararli per intero, una volta visti i main riff che ti suggerisco qui.

Le partiture, come sempre le trovi in download ( ricordati di registrarti se non l’hai ancora fatto ).

 

Il primo della lista è “Lithium”, dei Nirvana. La parte di per sé non è difficile, ritmicamente è abbastanza semplice e ripetitiva; cerca di “calcolare” le pennate e dai risalto alla ghost note della mano destra ( R.H.G. sulla partitura ), che ottieni dando un colpo alla corda con il plettro senza fare uscire una nota intonata.

 

Come secondo brano vi propongo “Longview” dei Green Day. La difficoltà nel suonare questo brano col plettro è data principalmente dal fatto che il ritmo sia “shuffle”, cosa non semplicissima da gestire col plettro. Raccomando solo pennate in giù sulla parte in quarti, mentre dove trovate i 2 ottavi ( terzinati ) alternate la pennata. Attenzione a suonare correttamente i bicordi dell’ultima misura.

 

Il terzo brano è “My friend of misery”, brano dei Metallica contenuto nel black album. L’arpeggio iniziale Newsted lo suonava con un arpeggio a plettro in stile chitarristico. Da un punto di vista ritmico sono tutti sedicesimi, quindi occhio a non perdere il ritmo e a studiare lentamente la parte prima di suonarla alla sua velocità.

 

Il secondo posto l’ho riservato a un capolavoro dei Guns’n Roses: “Paradise city”, dall’album “Appetite for destruction”. Su questo riff c’è poco da dire, se non di stare attenti all’alternanza delle pennate che, data la velocità, vi può aiutare parecchio. Come sempre, perdete del tempo ad esercitarvi a velocità ridotte per studiare al meglio ogni singolo movimento.

 

E al primo posto, per difficoltà, ho messo “Cupid’s dead”, brano degli Extreme tratto da “3 sides to every story”; vale tutto quello che ho appena detto per Paradise city, ma aumenta la dificoltà tecnica; occhio alle diteggiature, sia della destra che della sinistra.

 

Vi sono piaciuti questi brani? Ne vorreste studiare degli altri?

 

Fatemelo sapere, scrivetemi una mail o fate un giro sul mio canale YouTube o sui miei social; vi ricordo che le partiture sono in download, mentre invece nello store trovate il mio primo libro “Il basso elettrico dalla A alla F”

 

Di |2019-01-17T16:15:34+01:00Gennaio 18th, 2019|basso elettrico, Esercizi per basso, Funky music, musica, red hot chili peppers, Senza categoria, teoria musicale|Commenti disabilitati su LEZIONI DI BASSO: Suonare il basso col plettro!

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