Elwood Francis e il basso a 17 corde: quando la battuta funziona troppo bene

Ehi Basswalkers!

Immaginate di entrare negli ZZ Top.

Non proprio una band qualunque.

Per anni avete lavorato dietro le quinte come guitar tech. Poi vi ritrovate sul palco al posto di Dusty Hill, uno dei musicisti che hanno definito l’identità del gruppo per più di cinquant’anni.

A quel punto avete davanti un problema abbastanza semplice da capire: farvi accettare dal pubblico senza fingere di essere Dusty Hill.

Poi, una sera, mentre state navigando su Internet, trovate un basso giallo a 17 corde.

E pensate:

“Dovremmo comprarlo. Lo suono per un pezzo. Sarà divertentissimo.”

Tre mesi dopo arriva davvero.

Lo portate sul palco.

Il video diventa virale.

E improvvisamente una parte considerevole del pubblico comincia a riconoscervi soprattutto per quella cosa lì.

C’è soltanto un piccolo problema.

Voi quel basso lo odiate.

Benvenuti nella storia di Elwood Francis.

E, in un certo senso, anche in una piccola parabola perfetta di come funziona oggi l’attenzione.

 

 

 

Da dietro il palco agli ZZ Top

Prima di ritrovarsi con diciassette corde appese al collo, Elwood Francis aveva costruito una carriera molto diversa.

Era stato guitar tech per musicisti come Joe Perry, Steve Vai e membri dei Guns N’ Roses e aveva lavorato per circa vent’anni con gli ZZ Top.

Nel luglio del 2021 Dusty Hill dovette lasciare temporaneamente il tour per problemi di salute. Fu proprio Hill, secondo la comunicazione ufficiale della band, a chiedere che lo show continuasse e che Francis venisse utilizzato al basso.

Quello che doveva essere un periodo limitato cambiò completamente pochi giorni dopo, con la morte di Dusty.

Francis si ritrovò così in una delle situazioni professionalmente più complicate che si possano immaginare: non semplicemente sostituire un bassista, ma salire sul palco al posto di un musicista che faceva parte della stessa formazione da oltre mezzo secolo.

E lui stesso non ha mai fatto finta che fosse una cosa normale.

Ha raccontato più volte di non sentirsi realmente “il bassista degli ZZ Top”. Per lui quel posto continua, simbolicamente, a essere quello di Dusty Hill.

Poi arrivò il basso a 17 corde.

“Compriamolo. Sarà divertente”

La storia è tornata in primo piano in questi giorni grazie a Guitar World, che ha ripreso il racconto fatto dallo stesso Francis.

Durante una delle sue navigazioni notturne in Internet, Francis vide su un sito cinese un assurdo basso giallo a 17 corde, derivato dall’idea dello strumento multicolore costruito per Jared Dines.

Fece uno screenshot e lo mandò a Billy Gibbons.

L’idea, più o meno, era:

compriamolo, lo uso per una canzone e ci facciamo una risata.

Ora, normalmente questo è il momento nel quale una persona adulta risponde:

“No.”

Billy Gibbons evidentemente non è quella persona.

Tre mesi dopo il basso arrivò davvero.

E decisero di utilizzarlo durante Got Me Under Pressure.

Il 5 novembre 2022, a Huntsville, Alabama, Francis salì sul palco con quell’affare addosso.

C’era però un particolare non trascurabile.

Praticamente non lo aveva provato.

Diciassette corde. Nessun soundcheck. Ottima idea.

Gli ZZ Top non facevano soundcheck e il tecnico riuscì a preparare lo strumento appena in tempo per lo spettacolo.

Francis ha raccontato che la prima vera esperienza con quel basso fu sostanzialmente sul palco.

E si accorse immediatamente che orientarsi su una tastiera di quelle dimensioni era molto meno intuitivo di quanto avesse immaginato.

Guardava il manico e faceva fatica persino a capire dove si trovassero i tasti.

Una situazione che personalmente definirei con il termine tecnico:

“Ah.”

Riuscì comunque ad arrivare alla fine di Got Me Under Pressure.

A quel punto pensò che fosse finita.

Avevano fatto la gag.

Il pubblico aveva riso.

Il basso poteva tornare nel suo angolo e tutti potevano proseguire serenamente con le rispettive vite.

Solo che qualcuno aveva ripreso tutto.

E Internet fece Internet.

Il problema è che la battuta funzionò

Le immagini cominciarono a circolare.

Il basso a 17 corde diventò virale.

Francis si svegliò trovandosi messaggi, link e persone che parlavano dello strumento.

E capì immediatamente quale sarebbe stato il problema.

Billy Gibbons non gli avrebbe più permesso di smettere di usarlo.

Quella che doveva essere una gag da una sera diventò parte dello spettacolo.

Francis ha raccontato senza troppi giri di parole di non amare affatto suonare quello strumento.

È pesante, scomodo e inutilmente complicato per ciò che deve effettivamente eseguire.

Del resto stiamo parlando degli ZZ Top.

Non serve esattamente un basso a 17 corde per suonare Got Me Under Pressure.

E questa è proprio la parte meravigliosa.

Francis ha spiegato che ormai gli capita che la gente gli chieda del basso a 17 corde più di quanto gli chieda delle celebri chitarre ricoperte di pelo degli ZZ Top.

Pensateci.

Una band che ha costruito per decenni una delle identità visive più riconoscibili della storia del rock.

Barbe.

Hot rod.

Chitarre rotanti.

Pelliccia.

Billy Gibbons.

E poi arriva un basso comprato per scherzo su Internet e comincia a rubare la scena.

Ma questa non è una storia su un basso a 17 corde

O almeno, secondo me non è la parte più interessante.

Perché qualcosa di molto simile succede continuamente, anche senza suonare negli ZZ Top.

Pubblichiamo cento contenuti.

Novantanove raccontano esattamente chi siamo, cosa sappiamo fare e cosa vorremmo comunicare.

Il centesimo nasce quasi per scherzo.

Ed esplode.

A quel punto succede una cosa molto strana.

Il pubblico ne vuole un altro.

La piattaforma ci mostra che quello ha funzionato.

Noi ne facciamo un secondo.

Funziona anche quello.

Poi un terzo.

E lentamente quello che era nato come un esperimento comincia a diventare la cosa per cui veniamo riconosciuti.

Il successo ha iniziato a scegliere per noi.

Attenzione e identità non sono la stessa cosa

Credo sia una distinzione importante soprattutto oggi.

Siamo continuamente portati a misurare ciò che facciamo attraverso numeri visibili.

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Se qualcosa ottiene dieci volte più attenzione del resto, la conclusione sembra automatica:

bisogna farne ancora.

Commercialmente può essere perfettamente sensato.

Ma creativamente c’è una seconda domanda da fare:

voglio davvero essere identificato con questa cosa?

Perché il contenuto che attira più attenzione non è necessariamente quello che rappresenta meglio chi lo ha creato.

E lo stesso vale nella musica.

Il suono più spettacolare non è necessariamente quello più utile.

Lo strumento più vistoso non è necessariamente quello migliore.

La parte tecnicamente più difficile non è necessariamente quella che serve alla canzone.

Se volete un esempio molto meno estremo di quanto lo strumento conti rispetto a ciò che facciamo con le mani, ne ho parlato anche nell’articolo dedicato a EQ, dinamica e tocco per ottenere un suono definito sul basso.

Nel caso di Francis la dimostrazione è quasi comica.

Un professionista con decenni di esperienza alle spalle entra negli ZZ Top dopo aver lavorato con alcuni dei più importanti musicisti rock del mondo.

E una delle cose per cui diventa maggiormente riconoscibile è…

un basso assurdo comprato online per fare una battuta.

La vita ha un discreto senso dell’umorismo.

Quindi bisogna evitare ciò che diventa virale?

Naturalmente no.

Sarebbe altrettanto assurdo.

Se qualcosa funziona, ignorarlo soltanto perché non era previsto significa buttare via informazioni preziose.

Il punto è capire perché ha funzionato e decidere che cosa farne.

Nel caso degli ZZ Top il 17 corde funziona perfettamente.

La band ha sempre giocato con l’immagine, con strumenti improbabili, con l’esagerazione e con una forma di umorismo visivo molto precisa.

Quel basso è assurdo?

Certo.

Proprio per questo, paradossalmente, è perfettamente coerente con gli ZZ Top.

Ed è probabilmente questa la ragione per cui la gag non sembra semplicemente un trucco social appiccicato sopra la band.

Fa parte del loro mondo.

Il problema nasce quando il successo accidentale comincia invece a spostare completamente l’identità di chi lo ha prodotto.

A quel punto vale la pena fermarsi e chiedersi:

sto usando questa cosa perché funziona oppure ormai è lei che sta usando me?

Il basso più inutile può avere una funzione utilissima

C’è infine una piccola lezione musicale.

Quel basso a 17 corde, per Francis, è praticamente inutile dal punto di vista tecnico.

Non gli servono diciassette corde.

Non gli permettono di eseguire meglio Got Me Under Pressure.

Anzi: gli complicano il lavoro.

Eppure nello spettacolo ha una funzione chiarissima.

Fa ridere. Sorprende. Crea un momento.

Quindi funziona.

Non come strumento musicale migliore.

Come elemento dello show.

E anche questa distinzione mi piace parecchio.

Noi musicisti siamo bravissimi a discutere per ore se uno strumento abbia un pickup migliore, un ponte più stabile, un manico più veloce o una quinta corda più definita.

Tutte cose legittime.

Ma uno strumento esiste sempre dentro un contesto.

A volte deve produrre il suono perfetto.

A volte deve essere affidabile.

A volte deve permetterci di suonare qualcosa che altrimenti sarebbe impossibile.

E qualche volta deve semplicemente far pensare a migliaia di persone:

“Ma che diavolo è quella roba?”

In quel caso, diciassette corde potrebbero essere esattamente il numero giusto.

La vera domanda

La storia di Elwood Francis mi diverte molto.

Ma più ci penso e meno credo che parli davvero di strumenti.

Parla di identità.

Di quello che scegliamo di mostrare.

Di quello che gli altri decidono di ricordare.

E della distanza che qualche volta si crea fra le due cose.

Internet può trasformare una battuta in un marchio personale nel giro di una notte.

Il pubblico può vedere in noi qualcosa che non avevamo programmato.

E un esperimento può aprire una strada che non avevamo previsto.

Non necessariamente è un problema.

Anzi, qualche volta può essere un’enorme opportunità.

Ma credo sia utile ricordarsi una cosa.

Non tutto ciò che genera attenzione deve per forza diventare la nostra identità.

Altrimenti un giorno vi svegliate, aprite il telefono e scoprite che la gente non vuole più sapere nulla del lavoro che fate da trent’anni.

Vuole sapere soltanto quando tirerete fuori di nuovo quel maledetto basso a 17 corde.

E a quel punto, Basswalkers, ormai è troppo tardi.

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