Hai mai suonato con qualcuno di famoso?

 

Ehi BassWalker!

Una delle domande che mi sono sentito rivolgere più spesso da quando ho intrapreso la strada dello “Youtuber”, è questa: “Hai mai suonato con qualcuno di famoso?

 

E’, in ordine di tempo, la terza domanda “imbarazzante” che viene rivolta, generalmente, a chi, in un modo o nell’altro, intraprende la strada del professionismo, in Italia. Le atre due, per dovere di cronaca, sono: “A parte suonare, cosa fai di lavoro vero?” e “Hai studiato musica, quindi hai fatto il Conservatorio?”

 

Le definisco imbarazzanti perché lo sono dal punto di vista di chi le riceve, ma sia chiaro che, come si suole dire, “domandare è lecito”. Rispondere sarebbe anche cortesia, non c’è dubbio, ma capite che dopo un certo numero di domande sempre uguali, spesso la maleducazione spinge da dentro, per manifestarsi…

 

E quindi?

 

 

Andiamo con ordine e chiariamo alcuni concetti.

Se mi segui probabilmente sei tu stesso un musicista, anche se, magari, non è la tua professione principale, quindi credo che capirai bene quello che sto per raccontarti e allora ti chiederei, a tua volta, di sensibilizzare altre persone, perché si faccia un po’ di chiarezza su cosa vuol dire davvero fare questo mestiere in Italia.

 

Punto primo: essere dei professionisti non significa necessariamente suonare o aver suonato con personaggi famosi.

Nel mio caso, ho dedicato una vita intera al perfezionamento dei generi che prediligo: blues, country, rock’n roll, e simili. In Italia questa musica ha un mercato piuttosto di nicchia e anche raggiungendo l’eccellenza, non si ha la certezza di essere chiamati per lavorare con i grossi nomi. In Italia i grandi numeri li fa solo il pop, genere totalmente lontano dal mio modo di interpretare questo mestiere; quindi, nonostante abbia avuto magari in passato le mie occasioni, non le ho mai colte, un po’ per inesperienza giovanile, un po’ perché, in fondo, suonare con i grandi nomi della musica italiana non è mai stato il mio obiettivo, e mai lo sarà.

Quindi no, non ho mai suonato con qualcuno di famoso (a meno che qualcuno di voi non si ricordi di Pago, con cui ho fato qualche concerto parecchio tempo fa, e a meno che si possa contare un chitarrista di una band molto famosa, con cui ho avuto modo di collaborare, ma al di fuori, della band famosa…)

 

Punto secondo: Suonare è un lavoro strano, ma è un lavoro vero, con il quale, se pur a fatica, si può campare.

I compromessi sono sempre stati tanti, e lo saranno sempre di più, negli anni a venire, probabilmente, ma “essere musicista” è una cosa fattibile. Il musicista può essere sicuramente colui che accompagna i grandi nomi della musica leggera, sia chiaro, anche se è sempre più raro; ma soprattutto al giorno d’oggi il musicista insegna, suona alle feste private (avete presente i matrimoni?), poche altre volte in contesti musicalmente più appaganti, a volte viene chiamato per registrare in studio, per un cantante, pe un jingle pubblicitario e simili…

Insomma, possibilità ce ne sono, a patto di essere “versatili”; fino a qualche anno fa riuscire a farsi assumere per un tour con un cantante italiano famoso, avrebbe permesso di farsi sei mesi di ferie dopo il tour, e avere magari anche la certezza di essere richiamati da qualcun altro l’anno seguente…

Oggi non funziona più così, e, ammesso di riuscire a fare un tour, guadagnerai talmente poco da dover immediatamente trovarti qualcosa subito dopo, se non in contemporanea, e quindi anche se non sei mai stato un insegnante dovrai abituarti a fare anche quello, in nome di qualche entrata in più!

E, naturalmente, più è famoso il cantante con cui hai suonato più è probabile che le persone vogliano studiare con te, anche se di insegnamento magari non sai assolutamente nulla…

 

Punto terzo: Il Conservatorio è fatto per insegnare musica classica. Diciamolo tutti insieme e scriviamolo dieci volte alla lavagna. Se si è al cospetto di un musicista classico, allora stiamo pur certi che avrà studiato in Conservatorio.

 

Jazzisti e “poppettari”, al pari di noi “rockettari”, per natura hanno sempre studiato da insegnanti privati che nel tempo hanno avuto la tenacia di trasmettere il “mestiere”; queste musiche si sono sempre imparate in questo modo, una sorta di “artigianato della musica”; purtroppo negli ultimi vent’anni, probabilmente per non sentirsi inferiori ai tanto odiati colleghi della classica, si è tentato in tutti i modi di portare pop e jazz nei conservatori. Un accostamento che io ho sempre visto come quello “pizza-ananas”, ma alla fine ce l’hanno fatta…

 

Personalmente, ho sempre pensato che sarebbe stato meglio creare istituti appositi, pensati per studiare musica in modo diverso, se l’obiettivo doveva essere quello di certificare un certo tipo di studi con diplomi e lauree; perché queste ultime, in confronto a quelle di un compositore o un violinista classico sembrano… Niente, era così, per dire.

 

Chiudo questa lungaggine ribadendo che se ti interessa studiare il basso seriamente, ma il tempo che hai non è quello di un aspirante professionista, prova a pensare a i miei video corsi, li trovi QUI!