Ehi BassWalker!

La situazione è questa: qualche giorno fa ho pubblicato un video sul mio canale YouTube, in cui parlavo di Alejandra Villareal, bassista della band “The Warning”, formata da tre sorelle messicane giovanissime, che stanno conquistando il mondo con il loro rock aggressivo.

Temendo che in Italia non fossero ancora così conosciute come nel resto del mondo, ho pensato, per avvicinare il pubblico tricolore, di comparare, bonariamente, la Villareal con la nostra bassista più famosa al mondo: la Vic nazionale.

Il video ha riscosso un successo clamoroso, e ha ricevuto numerosi commenti, soprattutto da tre Paesi: Messico, Usa e Italia.

Volete sapere da dove sono arrivati gli unici commenti volgari, cattivi e spesso, sessisti?

…W l’Italia.

 

 

Ora, io vi giuro, ve lo assicuro, faccio sempre di tutto per non apparire esterofilo, quando si tratta di musica, e so anche bene, che, a volte, non ci riesco. Soprattutto perché, per quanto abbia enorme rispetto per gli Artisti che hanno fatto la storia della musica italiana, i miei ascolti, fin da piccolo, sono sempre andati un po’ da un’altra parte: adoro il rock, il blues, il country, l’r&b e il funk. Correggetemi se sbaglio, ma non mi sembra che nessuno di questi stili abbia passaporto italiano…

Vi confesso una cosa: a parte la musica, una delle mie altre passioni è da anni, il rugby. Ve lo dico, per fare un confronto lampante: secondo voi, se dovessi provare ad avvicinare qualcuno a questo sport, sarebbe più corretto fargli vedere una partita della Nazionale italiana o dei famigerati All Blacks? Capite cosa intendo? La musica che amo io viene dagli States. Tutta. Senza se e senza ma. Questo non vuol dire odiare tutto ciò che è italiano, ma avere delle preferenze che guardano altrove, e credo sia assolutamente normale…giusto?

Perché questo lungo preambolo?

Perché questi commenti al mio video mi hanno fatto molto riflettere sulla qualità non tanto della musica, in Italia, ma del pubblico! Io credo che al giorno d’oggi non ci sia solo bisogno di educare i ragazzi alla musica suonata e tutti quei discorsi retorici che si fanno sempre; credo ci sia molto più bisogno di educare il pubblico, soprattutto quello più “maturo” dal punto di vista anagrafico.

Quando si parla di Maneskin, in Italia, ogni singola volta, si dicono sempre le stesse cose: “la bassista è figa, ma sono incapaci”. La paragono ad Alejandra Villareal? I commenti sono “sono famose solo perché gnocche, le bassiste brave sono altre”, e via a paragonarle con altre bassiste donne, provenienti da mondi totalmente lontani dal rock mainstream… Tal Wilkenfield? Bravissima, chi dice il contrario? Ma non ha una band hard rock… Mohini Dey? Altrettanto brava! I primi 5 minuti… E non riempie gli stadi, comunque.

Ma di cosa stiamo parlando?

Ma veramente avete bisogno di ostentare la vostra conoscenza di musica di nicchia per sentirvi superiori a due gruppi di ragazzi poco più che ventenni che, suonando semplicemente rock, stanno spopolando in tutto il mondo?

A che scopo?

Il senso del mio video, e dei commenti di tutti quelli che l’hanno visto dall’altra parte del mondo, è questo: in un periodo dove le classifiche mainstream vedono da anni solo trap e reggaeton, generando nei ragazzini la sensazione che la musica sia qualcosa da fare da casa, davanti ad un computer, e la si possa diffondere sempre da casa davanti ad un computer, avere non uno, ma ben due gruppi che stanno riavvicinando i più giovani a concetti come “andare in sala prove”, “andare ai concerti”, “sudare come dei maiali per aver suonato insieme ore di fila”, “presentare la propria musica ad un pubblico in carne ed ossa”… È solo un merito.

Questi ragazzi hanno solo meriti.

Non sono i Led Zeppelin? Non sono i Deep Purple?

Hanno 20 anni, e ce li hanno nel 2024, che è ben diverso da averli avuti negli anni ’70, siamo tutti d’accordo almeno su questo? Eccheccazzo…

Poi, punto primo: giudicare la bravura di queste band da quel (poco) che avrete sentito sui loro dischi è quanto meno riduttivo: un disco rock, per definizione, deve essere bello, non tecnico. I più grandi brani rock si suonano con il basso dritto in ottavi, se fai qualcosa di diverso, spesso, stai sbagliando tutto. Se volete capire se sono brave o meno, dovreste sentirle in contesti diversi, magari live, magari su altri repertori, e vi accorgerete che sanno suonare, e anche bene.

Punto secondo: la musica è cambiata dai vostri tempi? Ma va? Cosa vi aspettavate, nel nuovo millennio? Probabilmente la decima sinfonia di Beethoven, immagino… (per chi non lo sapesse, si è fermato alla nona…)

La musica si è evoluta, nonostante i vostri gruppi e i ricordi dei vostri vent’anni che sono sicuramente migliori dei vent’anni dei ragazzi di oggi.

Siete stati fortunati, buon per voi.

Punto terzo: Una band non vi piace? Vi svelo un segreto: potete tranquillamente non ascoltarla senza spaccare i maroni sui social, tutti i giorni, così da rispettare il lavoro e le opinioni di altre persone (che tra l’altro non sono poche).

Scusate lo sfogo, ma notare le differenza nel trattamento nei confronti di queste due ragazze, da parte degli italiani rispetto a messicani e americani, mi ha fatto sentire parte di un paese (volutamente minuscolo) gretto, sessista e provinciale.

Insegno musica da 30 anni, ho a che fare tutti i giorni con i sogni di ragazzini che vogliono sfondare, propongono musica loro, ci provano; pensare che un giorno, se dovessero farcela, diventeranno preda di questi commenti, mi fa andare in bestia, non so se si è notato…

Un’ultima nota per chi parla del male dei Talent show. Attenzione, anche a me non piacciono, concettualmente, e mi vanto di non aver mai visto neanche un minuto dei vari “amici”, “x factor” e tutto il resto…Ma, c’è un “ma”.

Mi spiegate al giorno d’oggi, se una band emergente volesse tentare il “colpo grosso”, nel mainstream, cosa potrebbe fare?

Non ci sono più locali live; gli ultracinquantenni che criticano queste band, non escono più di casa se non per andare a bere Spritz in locali modaioli, e a lamentarsi se la musica è troppo alta…

Neanche alle feste di paese si ospitano più le band emergenti locali, si preferisce andare sul sicuro con il classico tributo al classico cantante italiano. Da almeno 20 anni, è così.

Cosa facciamo? Dove andiamo a proporre la nostra musica? Sui social? Certo, ma su quelli più usati ecco i soliti boomers pronti a commentare malignamente, e soprattutto ormai se non sei un vero esperto di marketing anche sui social ci fai ben poco (e lo dico per esperienza)

Ripeto, scusate lo sfogo. Spero di avervi invitato a riflettere, nel prossimo articolo tornerò a parlare di basso, promesso

Peace.