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Qual’è il vero ruolo del bassista?

Il ruolo del bassista in generale richiede una certa attitudine; non saremo mai (o quasi) protagonisti, il nostro compito è quello del gregario, che deve accompagnare, in modo solido ed efficace tutto quello che succede, e questo vale per tutti i generi musicali. Se suoni il basso pensando agli assoli, per intenderci, forse hai sbagliato strumento…

 

Ciò non toglie che, nel blues, abbiamo assolutamente modo di divertirci, e anche parecchio! Personalmente è uno dei generi musicali che prediligo e lo contrappongo spesso, per far capire come funziona, al pop (che di contro, non me ne voglia nessuno, è un genere che non apprezzo particolarmente…).

Generalizzando e non poco, possiamo dire che il pop è il genere dell’obbligo, delle parti scritte a tavolino per tutti gli strumenti che si incastrano con una maestria fuori dal comune, per merito di arrangiatori e compositori di altissimo livello, che non danno, di contro, assolutamente nessuna possibilità di interpretazione allo strumentista. Il bassista perfetto per il pop è quello che esegue una parte scritta come la eseguirebbe un computer: perfettamente a tempo, suono altamente intellegibile, nessuna nota fuori posto, né nella lunghezza né tantomeno nel suono.

 

Dall’altra parte abbiamo il blues e, più in generale, la musica di origine afroamericana. Musica che nasce a tradizione orale, si basa sull’improvvisazione e non andrebbe mai scritta! (anche se, con l’avvento di questi generi nei Conservatori, purtroppo, si sta andando proprio nella direzione di “europeizzare” certa musica)

 

 

Tutto questo per dire che, se vuoi cercare l’attitudine al blues, devi partire da questa mentalità: non esiste ad esempio, presentarsi ad una prova e quando il solista di turno ti propone di suonare un brano, rispondere “questa come fa?” … Ti fai dire il titolo, la tonalità, ed eventualmente le caratteristiche: 12 misure classiche? Quick change? Slow? Shuffle?

 

Avute queste informazioni, il batterista stacca il tempo e si parte! Suona quello che vuoi… Inventati un pattern, ripetilo sugli accordi, cambialo tra un accordo e l’altro, sostituiscili quando vuoi…Insomma: divertiti!

 

Questo è il primo step per ragionare come un bassista blues, dopodiché naturalmente più brani ascolti (e studi), più pattern conosci e più elementi aggiungi al tuo stile, più sarai completo.

 

Alla base di tutto ci deve essere il groove; definire il groove non è semplice, puoi vederlo come l’insieme degli elementi che deve inserire un bassista quando suona: timing, dinamica, tocco. In poche parole, le tue note devono far muovere chi ti ascolta, anche e soprattutto nel caso di una linea di basso semplice e ripetitiva. Se riesci ad ottenere questo effetto ed essere allo stesso tempo lineare ma non scontato, hai fatto centro. Come fare? Ascolto, imitazione, ripetizione.

Ripeti queste tre cose fino allo sfinimento e soprattutto impara ad autovalutarti, possibilmente registrandoti. Ti consiglio di suonare su dei loop di batteria e registrarti, possibilmente in multitraccia (puoi farlo con qualunque software trovi, anche gratuiti); dopo esserti registrato ascolta il tutto, e ogni tanto togli il loop di batteria: se non percepisci differenza, e quello che stai ascoltando (il basso solo) continua a farti muovere allo stesso modo, allora sei sulla buona strada. Se appena togli la batteria senti che c’è qualcosa che non funziona più, probabilmente dovrai lavorarci ancora e ancora…

È IMPORTANTE SUONARE TUTTI I GIORNI?

 

 

 

Ehi Basswalker!

 

Ti faccio una domanda scomoda: quanto tempo passi sul tuo strumento?

 

Riesci a suonarlo tutti i giorni?

 

Una delle cose più difficili da mantenere quando si cerca di imparare qualcosa di nuovo, soprattutto se non si è più proprio giovanissimi, è la costanza.

Non preoccuparti se ti rispecchi in questa cosa, è normale, sei assolutamente in buona compagnia! Il tempo, al giorno d’oggi, è sempre meno, bisogna lavorare sempre di più, per arrivare a fine mese, per raggiungere gli obiettivi lavorativi, per non perdere quello che si è costruito nella vita, per passare del tempo in famiglia… Insomma, non è facile ritagliarsi una quantità di tempo sufficiente tutti i giorni per vedere dei miglioramenti con il basso!

 

 

Però tutti quelli con cui parli ti dicono la stessa cosa: “devi suonare tutti i giorni!” “Ritagliati il tuo spazio!” Facile dirlo, quando no hai quattro bambini che girano per casa dalla mattina alla sera, un capo che ti stressa per due minuti di ritardo e un vicino di casa che alla prima nota ti urla dietro tutto il Rosario…Giusto?

 

 

Allora, adesso fai un respiro, prenditi un minuto e cerchiamo una soluzione “ad personam”, che si adatti alle tue esigenze e che ti permetta di non sentirti in colpa se non riesci a suonare un’ora tutti i giorni.

 

Punto uno: se leggi queste mail, se segui me invece di studiare in Conservatorio, io do per scontato che tu non abbia mire da professionista, giusto? Quindi ogni singolo minuto che tu dedichi al basso è un minuto guadagnato; non sentirti in obbligo a fare niente, migliorerai sicuramente sullo strumento, ma con i tuoi tempi, perché lo fai per divertirti, per rilassarti, e in quest’ottica hai consapevolmente scelto di farlo quando puoi farlo, non in ogni momento, ok? Se lavori 12 ore di fuori casa, e poi quando torni hai mille altre cose a cui pensare, non è indispensabile che tu riesca a mettere le mani sullo strumento.

 

Punto due: il tempo non si può comandare, ma si può ottimizzare. Il tuo mantra dovrebbe essere: “5 minuti”; prova a partire così, 5 minuti al giorno sono una bella impresa se sei in una situazione tipo quella descritta prima, ma non impossibile; se hai veramente voglia di fare qualche passo in più, 5 minuti si possono trovare: dopo pranzo portando il basso al lavoro? Dopo cena? Prima di addormentarsi? Vedi tu, ma è uno sforzo che puoi fare, credo. In quei 5 minuti ti giochi le tue carte, in base a come ti senti. Hai avuto una giornata stressante? Suona quel pezzo che ti piace, che già conosci e suoni bene, e fai correre le dita sulla tastiera. La tua mano ringrazierà e las tua testa anche.

Hai avuto una giornata tranquilla? Allora perché non provare a fare un po’ di tecnica o studiare velocemente qualcosa di nuovo?

 

Punto tre: non solo il tempo si può ottimizzare, ma anche…gli spazi. Una delle “scuse” che spesso sento da chi non può mai esercitarsi è “non posso fare casino a quell’ora”, oppure “do fastidio” … Allora, ci aiuta la tecnologia: pensa ad un oggetto come questo: ci attacchi il basso, la cuffia e volendo un metronomo, una drum machine, o il telefono che ti manda il brano che vuoi suonare. Non disturbi nessuno, recuperi i tuoi cinque minuti giornalieri e ti isoli dal mondo per un attimo. Poi togli le cuffie e tutto è come prima!

 

Nulla ti vieta ovviamente, appena hai un attimo di tempo, di suonare anche per mezza giornata di fila, sia ben chiaro! L’importante è trovare quella sorta di costanza, che ti permette di vivere lo strumento più serenamente e ti dia un po’ di autostima in più.

Ma ricorda, sempre senza stress!

 

Parafrasando un celebre spot tv degli anni 80: suonare è un piacere, se non è bello che piacere è?

 

 

QUANDO NON C’ERA YOUTUBE

 

 

 

Ehi Basswalkers!

 

Oggi voglio raccontarvi un po’ di come mi sono avvicinato al basso elettrico; sì lo so, probabilmente sarà un testo nostalgico tipico dei diversamente giovani come me, che quando si guardano indietro lo fanno un po’ come quelli che “ai miei tempi!” …

 

Alla fine, viviamo in un Paese e in un’era dominato dai luoghi comuni, “si stava meglio quando si stava peggio”, “non ci sono più le mezze stagioni”, e chi più ne ha, più ne metta; il senso è che, da una certa età in poi, quando si guarda al passato si vede solo il meglio; oggi fa tutto schifo, ieri era tutto bellissimo.

Peccato solo che, nella maggior parte dei casi, mentre lo vivevamo, quello “ieri”, lo odiavamo profondamente!

 

Allora, io ho iniziato a suonare il basso nell’estate del 1990; si, esatto, proprio nell’estate delle “Notti magiche” di Bennato, Nannini e Schillaci. Avevo formato la prima band dopo aver preso qualche lezione di chitarra, e come spesso accadeva, eravamo quattro chitarre e non c’era il bassista; per fortuna c’era almeno un basso, che uno di noi possedeva, e alla sua domanda “me lo reggi un attimo?”, risposi di si. Ecco, dopo 33 anni non l’ho ancora posato…

 

 

 

Lì possiamo dire sia iniziata la mia avventura bassistica; naturalmente suonavo in una band uno strumento che non avevo mai visto prima; quindi, ti lascio immaginare l’ansia da prestazione, ogni volta! Come risolverla?

Cercando di imparare quanto più possibile nel minor tempo possibile; e qui, i problemi: insegnanti di basso validi ce ne erano pochi e soprattutto, da totale inesperto, non sapevo neanche dove cercarli; il mio insegnante di chitarra si propose, ma mi accorsi subito che non era esattamente il suo mestiere, se non altro perché in una lezione di gruppo con cinque altri chitarristi, portare il basso non era la soluzione migliore per imparare…

 

Ci volle un anno e mezzo prima di scoprire che nel paese a fianco al mio c’era un gran bassista da cui finalmente riuscii ad andare a lezione, ma nel mentre, provai a studiare da solo: immaginate: niente internet, quindi zero tabs, zero negozi online in cui provare a cercare metodi o video (assolutamente vhs in ogni caso) e zero informazioni su negozi specializzati, trascrizioni di brani famosi…Niente di niente!

Ah, e naturalmente ai tempi il basso elettrico era bandito dai Conservatori e quelle poche scuole di musica pop-rock erano costosissime…

 

Quello che avevo erano un quaderno pentagrammato, uno stereo con cassette e vinili (anche il lettore cd l’avrei comprato più tardi).

 

E quindi?

 

Di certo in quel periodo ho sviluppato l’astuzia: qualche trucchetto e mi sono spaccato la mano con esercizi inventati da me (e quello mi sarebbe servito anni dopo, facendo l’insegnante); ma, di contro, ci ho messo molto più tempo di quanto ce ne avrei messo se fossi nato o avessi iniziato a suonare una quindicina di anni più tardi, almeno.

 

La morale?

 

Quello che voglio dire è che, se sei nella fascia di età in cui mi ritrovo io, dovresti renderti conto che se da un lato, per molti versi, può essere vero che “si stava meglio quando si stava peggio”, dall’altro lato non dovremmo sputare sempre contro le nuove tecnologie, i nuovi media e questo nuovo modo di vivere, ma anzi, dovremmo usarli a nostro favore.

 

Chi vuole iniziare a suonare il basso al giorno d’oggi o anche chi già suona ma vorrebbe migliorarsi e si arena sempre davanti al “non ho tempo”, dovrebbe capire quali sono i vantaggi di questa era: non hai tempo per andare da un insegnante a quattro chilometri da casa? O in una scuola? Benissimo: inizia seguire qualche lezione su YouTube (QUI trovi le mie, ad esempio), e se non ti basta, valuta un VIDEO CORSO! Lo segui da casa, smetti e riprendi quando vuoi, e ti costa meno…Giusto?

 

La tecnologia sotto questo punto di vista ci ha aiutato molto negli anni, approfittane!

 

O vuoi continuare a farti dare del boomer? 

 

 

SI PUO’ DAVVERO MIGLIORARE CON LE LEZIONI ONLINE?

 

 

 

Ehi Basswalker!

 

            Se sei come me un boomer o quasi, hai vissuto quell’era in cui c’era solo un modo per affrontare lo studio della musica: trovarsi un buon maestro e prendere lezioni da lui.     L’alternativa era quella di diventare autodidatta, con tutti i pro e i contro, e, a volte, le polemiche tra le due categorie: “Jimi Hendrix non conosceva la musica” è una delle frasi più sentite e risentite negli anni, pronunciate da chi vuole giustificare il proprio autodidattismo…

 

Poi arrivò internet…

 

            All’inizio la rete era una formidabile fornitrice di tabs, magari qualcuno se le ricorda le prime, scritte con font improbabili, tali da faticare a decifrare anche cosa c’era scritto; però gli “anti-pentagramma” piuttosto che imparare a leggere preferivano questo tipo di studio, che, per di più, non dava mai un minimo di idea della ritmica ad esempio…

 

            Ci si limitava a scrivere numeri su queste quattro linee che dovevano rappresentare le corde e via, poi andava a fantasia di chi ci si cimentava. E di fantasia dovevi averne tanta, se consideri che gli autori di quelle tabs erano spesso ignoti, e altrettanto spesso molto poco esperti…

 

            Poi da lì il passo è stato breve, i programmi per scrivere le tabs sono migliorati tantissimo, sempre più utenti si sono cimentati nella stesura di trascrizioni, a volte anche persone competenti, poi è arrivato YouTube, e il resto è storia…

 

            La tecnologia negli anni è migliorata molto e di sicuro è passata in breve tempo da un mero sistema per “barare” ad un aiuto estremamente efficace; come in tutte le cose, però, bisognerebbe trovare una via di mezzo.

 

 

            Io credo che ancora oggi, nonostante tutto e nonostante tutti, non ci sia niente di meglio che scegliersi un insegnante col quale, per svariati motivi, sentiamo di andare d’accordo, e iniziare un percorso con lui/lei. L’insegnante migliore per te non lo è per qualcun altro, attenzione! Per quello suggerisco di provare e riprovare, con più di uno; e in questo senso, i social, il tubo le lezioni online, ci possono venire incontro: da un video (o più di uno) puoi capire se c’è della sintonia con un Maestro o con un altro, questo è innegabile!

Il problema dell’insegnante o, ancora di più della scuola di musica, è naturalmente quello economico.  È innegabile che i costi per una scuola di musica non sono sempre convenienti, ed è per questo motivo che sempre più persone si affidano all’insegnamento online; in realtà se si parla di lezioni via Skype o simili i costi non sempre sono più convenienti, e in più c’è il problema che se non le si gestisce bene dal punto di vista tecnico, si rischia di avere delle esperienze non gratificanti quanto si vorrebbe.

Ed è proprio in questa ottica che si inseriscono i video corsi.

Certo, potete dire che io sia di parte, se mi seguite sapete che è proprio quello che faccio sul mio sito, ma in realtà se ho iniziato a farli è proprio perché credo in questo modo di apprendere (lato studente) e di insegnare (lato maestro).

            Il video corso per chi magari vuole rimettersi dopo anni, o per chi ha iniziato da autodidatta ma ha capito che si fa troppa fatica senza una guida, è la soluzione ottimale. Certo, non lo è per chi vuole intraprendere una carriera da musicista o comunque sia alla ricerca di una preparazione accademica; ma come ho già avuto modo di dire più volte, per quello ci sono solo i Conservatori!

            In tutti gli altri casi, ti può aiutare. Ti aiuta se sei da solo e non hai risorse da investire in una scuola o in un Maestro (il video corso lo paghi una volta sola, al costo di neanche due lezioni, e ce l’hai sempre); ti aiuta se non hai la costanza, magari perché il lavoro ti porta via tempo ed energie e non riesci tutti giorni a metterti a suonare; in quel caso la lezione settimanale rischia di essere una spesa inutile, non vedresti miglioramenti e saresti costretto a frequentare per non perderci soldi. Il video corso ti aiuta anche perché hai comunque sempre l’assistenza da parte dell’autore, che ti risponde in info line ai dubbi, ti da consigli, suggerimenti e non ti lascia mai solo a te stesso.

 

            Io non so dirti se i video corsi saranno il futuro, ma di sicuro sono quella cosa che, nell’era di internet sempre e ovunque, mancava. Il giusto tassello tra delle lezioni con un Maestro vero e proprio, e la ricerca sconfusionata di soluzioni ai problemi su YouTube, tabs, tutorial, esercizi alla rinfusa…

            Ecco, il video corso sta in mezzo: lezioni in ordine progressivo, materiale in pdf, un maestro che comunque ti segue…Ma tutto senza muoverti da casa e seguendo quando vuoi tu, quando hai tempo e voglia.

 

Siamo nell’era del digitale, sappiamo tutti che sta cambiando un po’ tuto e anche le abitudini, qualcosa in meglio, qualcosa in peggio; ma bisogna prendere atto di queste nuove possibilità che ci sono e, quanto meno, sarebbe giusto valutarle.

 

Se vuoi valutare tu stesso da vicino, io ti posso consigliare i miei video corsi, li trovi qui:

 

davidemartini.com/video-corsi

 

Cosa ne pensi?

 

 

 

 

 

SUONI IL BASSO? ALLORA SAI SUONARE LA CHITARRA!

Ehi Basswalker!

Probabilmente ci siete passati, come tutti i bassisti del mondo, credo: arriva il classico conoscente, che non vi vede da tempo, e gli dite che avete iniziato a suonare il basso; la sua risposta è scontata: “Ah, ma allora sai suonare anche la chitarra!” …

Già vedo quell’espressione sui vostri volti, e mi immagino i pensieri violenti che vi stanno passando per la testa…

Quindi vi dico: calma, respirate, e contate fino a dieci.

Sappiamo tutti che per i non musicisti, specialmente quelli che la musica quasi neanche la ascoltano, basso e chitarra sono praticamente la stessa cosa, sono probabilmente anche quelli che chiamano “violoncello” o “grosso violino” il vostro contrabbasso, e che quando vengono (se vengono) a sentirvi suonare, a metà concerto si avvicinano al palco mentre vi state dimenando a terra totalmente sudati eseguendo un pezzo super difficile e vi chiedono con sommo gaudio: “dopo mi metti quella che ha vinto Sanremo?”…

“Mi metti” … “Sanremo” …

In pratica stanno generando dei serial killer, sono istigatori alla violenza seriale, nei confronti di noi musicisti, che tentiamo, in qualche modo, di capire sempre tutti, ma a volte veniamo messi a dura prova…

Ripeto: calma, respirate, e contate fino a dieci.

E partiamo dal principio.

Focalizziamo l’attenzione sulla differenza tra chitarra e basso; quello che possiamo dire al famoso conoscente immagino lo sappiate già, si parte dal numero delle corde, le frequenze basse, eccetera. Ma il nocciolo della questione è un altro, e qui divento serio: potrebbe essere utile, se non strettamente necessario, avvicinarsi alla chitarra, prima o poi.

Non spaventarti, non sto dicendo che da domani devi mollare il basso e aspirare a diventare Van Halen; ti sto solo invitando a riflettere almeno su una cosa, e cioè che da sempre, da quando esiste la didattica della musica, chiunque si avvicini ad uno strumento NON prettamente armonico (chitarra o pianoforte), viene instradato prima o poi allo studio di uno di questi (in particolare, se accedessi al Conservatorio classico, ti troveresti a studiare “pianoforte complementare” fin da subito).

Il motivo è presto detto: quando si studia seriamente musica, uno degli aspetti da curare assolutamente è lo studio dell’armonia, e se devo studiare armonia seriamente ho bisogno di ascoltare le regole, per capirle davvero. E per ascoltarle devo essere in grado di suonare accordi e progressioni con uno strumento che mi permetta di farlo in modo chiaro; va da sé che la scelta si limita a questi due: chitarra o pianoforte.

Ora, magari sei un fortunato possessore di uno Steinway a gran coda, o magari anche qualcosa meno, ma un pianoforte in casa ce l’hai e lo strimpelli; in quel caso ritieniti fortunato ed esente dal mio discorso odierno.

Se invece non ne hai mai visto uno e vivi in un monolocale con il cane e 4 gatti, è più probabile che l’armonia andrai a studiarla su uno strumento più piccolo, come, ad esempio, la chitarra.

Ed ecco risolta la questione: saper suonare (un po’) la chitarra è una grande idea.

 

Anche perché ti puoi permettere anche di scrivere qualche bozza di canzone, volendo, di intervenire nei discorsi della band in cui si parla di accordi, e perché no intervenire anche sugli arrangiamenti!

Quindi per chiudere il consiglio è: non ammazzare chi ti dice che se suoni il basso suoni anche la chitarra, ma valuta seriamente di imparare a suonarla (o a suonare il pianoforte), un minimo, quello che ti serve per perfezionarti da un punto di vista musicale più generale, ok?

A Proposito, chiede il mio conoscente: “Ma dentro quella custodia così grossa cosa c’è, un morto? Ah ah ah”

Quante scale devo imparare?

Ehi Basswalker!

 

La situazione è questa: hai iniziato studiare il basso seriamente (o ripreso, dopo tanti anni), e ti stai rendendo conto che ogni volta che impari una scala, arriva il tuo maestro e te ne suggerisce una nuova… A questo punto ti chiedi: ma quante saranno? Quante ne devo imparare? Finiranno mai? E soprattutto: le userò mai tutte?

 

Conosco quell’espressione, che hai sul viso, in questo momento, l’ho avuta anch’io a suo tempo.

 

Oggi sono qui per provare a darti una risposta che ti sia per lo meno utile.

 

La prima cosa che posso dirti è che devi stare tranquillo, non devi impararle tutte. Dopodiché occorre però fare alcune precisazioni e analizzare il tuo caso, che può essere diverso da quello di molti altri.

Quando ci approcciamo allo studio di una materia come la musica, dovrebbe attivarsi in noi una curiosità che ci porterà a volerne sapere sempre di più, come per tutte le materie, credo. La musica è in gran parte anche scienza, oltre che arte, e, in quanto tale, può essere esplorata in modo esponenziale, per rendersi conto di quanti argomenti affascinanti tratta, che vanno dalla fisica(acustica) e arrivano, se vogliamo, fino alla psicologia, senza contare che si può approfondire la storia e naturalmente tutti gli aspetti tecnici che riguardano il “suonare” vero e proprio.

 

Ora, la parte più squisitamente teorica è una materia decisamente vasta, e ci parla di scale, appunto, ma anche di accordi, volendo, di toni e semitoni, sistema temperato, microtoni e tutto il resto. Ti incuriosisce tutto questo? Se la risposta è affermativa, allora studia e cerca di comprendere quante più scale riesci!

 

Ma tieni presente che se arrivi ad approfondire scale esotiche, orientali o modi antichi, ovviamente lo stai facendo per pura passione, a meno che tu non decida di suonare la musica specifica di un certo angolo di mondo…Ad esempio, sai che cos’è il “pelog”? È una scala di sette suoni tipica del gamelan, musica di origine indonesiana.

Credi che suonerai mai del gamelan? Se sì, accomodati, in rete trovi molte informazioni su questa affascinante musica e sulle sue scale caratteristiche…

 

Spero che sia chiaro il senso del discorso, in ogni caso quello che ti voglio suggerire è: studia ciò che ti serve! Anche in caso tu abbia mire da professionista, potrebbe non servirti tutto lo scibile a proposito delle scale; generalmente se andrai a suonare jazz ad alti livelli, o se deciderai di diventare un docente in materia jazzistica, allora sicuramente dovrai conoscere più scale di chi va a suonare hard rock nei pubs il sabato sera, questo è chiaro. Ma in linea di massima, ti ripeto: per cultura personale puoi approfondire ciò che vuoi, se suoni per divertirti un po’ di rock o del blues, al massimo, o metal, ma anche funk o r&b, allora una volta che conosci i modi della scala maggiore, le pentatoniche e se proprio vuoi un paio di modi dal sistema modale minore melodico, hai davvero tutto quello che ti serve e oltre.

Più ti avvicini al jazz o ad altri tipi di musica carichi di contaminazioni con culture diverse, allora più dovrai aggiungere certe scale al tuo bagaglio, perché poi avrai bisogno di ricreare probabilmente quel tipo di sonorità.

 

Quindi, per chiudere, ricorda che dipende tutto dal tuo approccio alla musica, allo strumento e dai tuoi obiettivi; stai tranquill* che si vive bene e si suona altrettanto bene anche senza avere mai avuto a che fare con certe scale dai nomi complicatissimi…

 

Buono studio!

 

Suonare il basso come Gene Simmons dei Kiss

 

Suonare come Gene Simmons: secondo te è possibile? E se si, ti piacerebbe farlo?

         Riprendiamo oggi il percorso intrapreso sul mio canale YouTube qualche mese fa, ricominciando a parlare di bassisti che hanno fatto la storia del rock.

E, Dopo aver parlato di alcuni dei più virtuosi dello strumento oggi voglio concentrarmi su una delle icone, dei personaggi più rappresentativi del rock stesso, a prescindere dal basso: parliamo naturalmente di “The demon”, “The God of thunder”, di Gene Simmons, storico basso (e voce) dei Kiss

 

 

 

         Non tutti amano, o vorrebbero suonare come Gene Simmons, per almeno 2 aspetti: uno il suo carattere, non proprio lineare, diciamo, e l’altro il suo modo di suonare il nostro strumento.

 

         Personalmente lo trovo uno dei bassisti più significativi nel rock’n roll, di certo non tecnico, ma come ho già avuto modo di dire in altri video, non sono un amante della tecnica a tutti i costi, il rock’n roll è e deve essere sanguigno, essenziale, ma incisivo, e suonare come Gene Simmons può essere tutte queste cose.

 

         Da un punto di vista puramente bassistico le sue caratteristiche principali sono naturalmente, l’uso esclusivo del plettro (lui stesso dice che non avrebbe mai il suo suono con le dita), e poi principalmente 3 elementi: scale pentatoniche, slides un po’ ovunque e ampio uso delle ottave.

 

         Per suonare come Gene Simmons il primo step è rappresentato dalle scale pentatoniche: pensate a linee come “Detroit Rock City” o “100.000 Years”, mentre per le ottave basti pensare alla celeberrima “I was made for lovin’ you”; gli slides sono un elemento spesso ricorrente tra i bassisti rock, ma lui li enfatizza in modo particolare, inserendoli non solo come collegamento tra parti diverse, ma un po’ ovunque.

 

         Un altro punto che devi considerare se vuoi suonare come Gene Simmons è sicuramente il timing; lui stesso dice di essere diventato una specie di metronomo per la band, soprattutto perché pare che il primo batterista, Peter Criss, non fosse così preciso.

 

         Se si vuole capire come ottenere il suono di Simmons, non si può prescindere da uno sguardo alla strumentazione che usa; di sicuro il primo elemento è l’iconico “Axe bass”, basso voluto da lui e fatto costruire un liutaio, che utilizza come strumento principale dal 1979; ha suonato anche altri strumenti, dai quali ha sempre cercato di fare uscire quel timbro che lo contraddistingue; tra vari, giusto citare lo Spectrum, un Thunderbird, un Precision, nei primissimi tempi.

 

Il tutto sempre o quasi in amplificatori Ampeg, di vario tipo.

 

         Se volessimo quindi tentare di imitare il suo sound, sarebbe giusto partire da questi elementi; in mancanza eventuale dell’Axe bass, io penserei a un P-bass o un Thunderbird, o anche ad un qualsiasi basso attivo, con un ottimo punch, per avvicinarmi; al plettro (curando bene il tocco), e a delle corde nuove.

 

Come ampli, se hai Ampeg meglio, ma come ho detto più volte, provando e riprovando possiamo avvicinarci anche con qualunque cosa abbiamo a disposizione…

 

         Dicevo del suo caratteraccio…Vorrei chiudere raccontandoti un paio di aneddoti: Sapevi che ha dichiarato che i Kiss sono la band rock che lavora più duramente, per via delle 2 ore di concerto con 18 kg di armatura addosso? E che i Rolling Stones non ce la farebbero mai?

 

Oppure sapevi che dice di essere stato lui a inventare il gesto delle corna, molto prima di Ronnie James Dio?

Anche questo è Gene Simmons…

Suonare il basso come Gene Simmons

 

 

    E  per oggi è tutto, non perderti il video su Gene Simmons in uscita lunedì sul mio canale YouTube!

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    E ti ricordo anche che questo mese uscirà il mio nuovo video corso, “Impara tutti gli stili Vol. 1”, sei pronto?

Se vuoi saperne di più o se ti sei perso i miei video corsi precedenti, CLICCA QUI!      

 

Le prove con la band: Quando son poche e quando troppe?

         Le prove con la band: se ci sei passato sai di che parlo, se al momento sei “band-free”, non preoccuparti, prima di quel che pensi ti 
troverai in questa situazione...

 

         In ogni caso oggi voglio parlarti del non sempre semplice rapporto con le prove: sala prove, i colleghi musicisti, la preparazione a casa…Forse hai già capito dove voglio andare a parare.

Le prove con la band: Quando farle?

    Io credo che i musicisti, di ogni estrazione e preparazione si dividano in 2 macro-categorie: quelli che amano fare le prove con la band e quelli che invece le odiano.

Tendenzialmente la prima categoria è composta da quelli che magari suonano da meno tempo o comunque che non hanno particolari mire “live”, e che quindi vivono la sala prove come un buon passatempo, sicuramente divertente, impegnativo il giusto e che può regalare soddisfazioni, specialmente quando si provano brani piuttosto complessi e dopo tanta fatica si sente che finalmente escono bene.

 

         La seconda categoria, di contro, è spesso composta da musicisti semi-professionisti o quasi, che credono che le prove con la band siano una perdita di tempo, un investimento troppo oneroso, e fremono per uscire live con un repertorio raffazzonato di brani standard preparati velocemente, perché tanto si sa,…”la gente non capisce la differenza”.

 

         Ti sei riconosciuto in una di queste categorie? Bene, io personalmente dico di me stesso che sono un po’ “ballerino” tra le due, dipende dal contesto.

Quindi in realtà non credo che la seconda categoria sia da demonizzare assolutamente, anzi, in certi casi è l’unica opzione; ma bisogna stare molto attenti a non esagerare e soprattutto fare molto auto-critica prima di decidere come comportarsi.

 

         Se non hai nessuna mira da professionista credo sia giusto prendere tutto il tempo necessario per un buon numero di prove, non pensare subito ad uscire live, ma solo a suonare bene, e soprattutto suonare tutto ciò che ti piace.

         L’unico compromesso dovrebbe essere tra i membri della band: oggi io accetto di suonare un brano proposto da te, domani sarà il contrario. Non preoccupatevi di creare un repertorio troppo di nicchia, tanto anche con i repertori “fuffa” al giorno d’oggi si fa fatica a suonare…

 

         Lasciate la fuffa a chi deve campare di musica e quindi ha bisogno un ingaggio in più per mangiare e pensate a divertirvi. Quindi: FATE LE PROVE CON LA BAND, perché vi sono utili per il morale, per l’autostima e per migliorare. E cazziate come si deve il vostro collega che arriva alle prove in impreparato e che magari si crede pure superiore a voi…

 

         Di contro, se suonate per avere un’entrata, non necessariamente primaria, ma cospicua, allora è chiaro che sale prove, benzina, strumentazione diventano un investimento, che poi andrà ammortizzato con le date.

         Quindi meglio farne il meno possibile per mirare a suonare più possibile, magari in quei pochi posti rimasti che danno ancora dei cachet generosi. Ma per fare ciò bisogna avere le capacità: se non vuoi fare una prova in più, sei costretto a studiare BENE a casa, registra ogni singola modifica fatta ad un brano in quell’unica prova fatta e a casa ascoltala e studiala, se no avrai buttato via del tempo e avrete fatto una figuraccia.

        “Ma tanto la gente non si accorge degli errori” …Si ma il tuo batterista magari sì, e la prossima volta chiama un altro al tuo posto perché è brutto avere a che fare con chi non è preparato su un brano degli 883, anche se a casa suona “Confirmation” a memoria in 5 tonalità diverse…

 

Bene, allora a questo punto buono studio! Intanto ti consiglio, come sempre un giro sul mio canale YouTube

 

E se non l’hai ancora fatto, puoi iniziare proprio dai miei video corsi, che trovi qui!

Ci vediamo dentro, buon week end!

Suonare tutti i generi musicali col basso? Dovresti, perché…

 

Ti sei mai chiesto come te la caveresti a suonare tutti i generi musicali col basso, qualora ti capitasse?

Immagino tu abbia un tipo di musica preferito, o magari anche più di uno, e magari è proprio quello in cui ti cimenti più spesso con il basso.

Ma io credo nell’importanza di conoscere quanta più musica possibile, anche quella lontana dai nostri gusti personali; primo perché, suonando e facendo diverse esperienze, ci potrà capitare prima o poi di dover suonare qualcosa di un po’ diverso; e poi anche (e forse soprattutto), perché conoscere più stili ci permette, in qualche modo, di avere più idee, più vocabolario musicale, il che ci consente di riuscire meglio anche nel nostro!

 Non è necessario aspirare al professionismo per scegliere di suonare tutti i generi musicali col basso; beh, è ovvio che se quello è il tuo obiettivo, è il minimo che tu possa fare studiare più musica possibile!

Ma, come ben saprai, se mi segui da un po’, lungi da me l’idea di preparare professionisti, per quello esistono delle scuole specializzate e da lì si deve passare se si vogliono ottenere risultati concreti.

Ma, in generale, suonare tutti i generi musicali col basso, e in generale la conoscenza di più linguaggi possibile, porta a una crescita personale inestimabile, e su questo, spero, sarai d’accordo con me.

Ma quindi? Come posso fare a migliorare su generi musicali che non conosco?

Se vuoi un approfondimento su questo argomento ti consiglio questo mio video su Youtube

 

 

Intanto, come prima cosa, ovviamente, è importante che ti apra all’ascolto di cose diverse; e per ascolto intendo qualcosa di analitico e approfondito, cercando di capire come funziona certa musica; poi dovresti cercare di capirne il linguaggio, cerca di capire cosa fanno i bassisti su quel determinato genere, cogli i pattern e i fraseggi di più artisti possibile, e cerca di riprodurli, magari con l’uso di backing track.

E per ultimo, se ne hai la possibilità, divertiti a “jammare” con la tua band, scegliendo ad esempio di modificare dei classici per farli suonare in modo diverso; ad esempio, prendi una “Smoke on the water” qualunque, e provate a pensare di suonarla reggae… Sarà terribile, credo…Ma almeno vi siete allenati a suonare in quello stile!

O prendi “Hells bells” e suonala country! A volte vengono fuori cose molto molto divertenti, in ogni caso avrai sperimentato un po’…

Tra non molto farò uscire il mio nuovo video corso, che sarà incentrato proprio su questo argomento, lo studio di più stili possibile con il basso; il primo volume affronterà rock, blues, country, funk, reggae, Bossa nova e swing… Se ti fa piacere continua a leggere le mie mail, a breve ti darò la data di uscita!

Nel frattempo, come sempre ti ricordo i miei altri video corsi, se non li conosci ancora fai clic QUI e preparati perché venerdì prossimo è il BLACK FRIDAY, li potrai acquistare a dei prezzi MAI VISTI.

Ti aspetto!

I BICORDI SUL BASSO

 

Perché mai dovrei imparare a suonare i bicordi sul basso?

Te lo sei mai chiesto? O sei uno di quelli che ne fa uso, anzi magari ne abusa?

Io credo che sia una buona cosa imparare quanto meno a gestirli, perché, come dico sempre, è molto importante arricchire il proprio lessico musicale, per potersi esprimere al meglio nel maggior numero di contesti possibile.

Di conseguenza, anche i bicordi sul basso possono ricoprire un ruolo importante, soprattutto in alcune situazioni.

Per capire a cosa mi riferisco, è indispensabile innanzitutto capire quanti e quali tipi di bicordi possiamo suonare sul basso. Iniziamo dai più usati, soprattutto in contesti rock o simili: sono i bicordi di quinta, e sono identici a quelli che si suonano sulla chitarra; la differenza principale è che mentre i chitarristi per suonarli, solitamente sfruttano le corde più basse (generalmente con un suono distorto), noi li suoniamo sulle corde più acute. Questo, principalmente, perché il suono simultaneo di 2 suoni molto gravi non è proprio bellissimo da sentire…

Si possono utilizzare in diversi contesti, talvolta con l’aggiunta dell’ottava alta (utilizzando 3 dita e 3 corde), come usa fare spesso il grande Steve Harris, per esempio.

In alternativa alla quinta, delle note che è possibile utilizzare per generare un bicordo sul basso è sicuramente la terza. O sarebbe meglio dire le terze, dal momento che funzionano benissimo sia maggiori che minori.

Potresti pensare di esercitarti suonando tutta una scala maggiore su una corda (per esempio quella di Re), aggiungendo la terza di ogni nota (sulla corda Sol). Ascolta l’effetto e cerca di familiarizzare con questo tipo di sound, può tornare utile per creare interessanti fraseggi melodici, armonizzandoli in modo indipendente.

Un altro uso interessante dei bicordi, più funk, è quello di suonare la 3a e la 7a insieme, all’interno di un groove. Ci vuole un pò di pratica, il mio consiglio è quello di cercare in rete delle linee di basso costruite in questo modo, farle vostre, e poi provare a crearne di originali.

Per il momento puoi fare qualche esperimento suonando in modo alternato, un MI corda a vuoto (per due battiti) e un bicordo re-sol#, suonati rispettivamente al tasto 12 della seconda corda e al tasto 13 della prima corda (sempre per due quarti); esercitati a metronomo e ascolta l’effetto.

 

In ogni caso, se ti va di approfondire come suonare i bicordi sul basso, ho pubblicato un video su YouTube tempo fa, guardalo subito, lo trovi QUI!

Come ti ho già detto, puoi trovare questo e molti altri argomenti sui miei video corsi, che puoi acquistare qui

 

Buon week end!

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