Il ruolo del bassista in generale richiede una certa attitudine; non saremo mai (o quasi) protagonisti, il nostro compito è quello del gregario, che deve accompagnare, in modo solido ed efficace tutto quello che succede, e questo vale per tutti i generi musicali. Se suoni il basso pensando agli assoli, per intenderci, forse hai sbagliato strumento…

 

Ciò non toglie che, nel blues, abbiamo assolutamente modo di divertirci, e anche parecchio! Personalmente è uno dei generi musicali che prediligo e lo contrappongo spesso, per far capire come funziona, al pop (che di contro, non me ne voglia nessuno, è un genere che non apprezzo particolarmente…).

Generalizzando e non poco, possiamo dire che il pop è il genere dell’obbligo, delle parti scritte a tavolino per tutti gli strumenti che si incastrano con una maestria fuori dal comune, per merito di arrangiatori e compositori di altissimo livello, che non danno, di contro, assolutamente nessuna possibilità di interpretazione allo strumentista. Il bassista perfetto per il pop è quello che esegue una parte scritta come la eseguirebbe un computer: perfettamente a tempo, suono altamente intellegibile, nessuna nota fuori posto, né nella lunghezza né tantomeno nel suono.

 

Dall’altra parte abbiamo il blues e, più in generale, la musica di origine afroamericana. Musica che nasce a tradizione orale, si basa sull’improvvisazione e non andrebbe mai scritta! (anche se, con l’avvento di questi generi nei Conservatori, purtroppo, si sta andando proprio nella direzione di “europeizzare” certa musica)

 

 

Tutto questo per dire che, se vuoi cercare l’attitudine al blues, devi partire da questa mentalità: non esiste ad esempio, presentarsi ad una prova e quando il solista di turno ti propone di suonare un brano, rispondere “questa come fa?” … Ti fai dire il titolo, la tonalità, ed eventualmente le caratteristiche: 12 misure classiche? Quick change? Slow? Shuffle?

 

Avute queste informazioni, il batterista stacca il tempo e si parte! Suona quello che vuoi… Inventati un pattern, ripetilo sugli accordi, cambialo tra un accordo e l’altro, sostituiscili quando vuoi…Insomma: divertiti!

 

Questo è il primo step per ragionare come un bassista blues, dopodiché naturalmente più brani ascolti (e studi), più pattern conosci e più elementi aggiungi al tuo stile, più sarai completo.

 

Alla base di tutto ci deve essere il groove; definire il groove non è semplice, puoi vederlo come l’insieme degli elementi che deve inserire un bassista quando suona: timing, dinamica, tocco. In poche parole, le tue note devono far muovere chi ti ascolta, anche e soprattutto nel caso di una linea di basso semplice e ripetitiva. Se riesci ad ottenere questo effetto ed essere allo stesso tempo lineare ma non scontato, hai fatto centro. Come fare? Ascolto, imitazione, ripetizione.

Ripeti queste tre cose fino allo sfinimento e soprattutto impara ad autovalutarti, possibilmente registrandoti. Ti consiglio di suonare su dei loop di batteria e registrarti, possibilmente in multitraccia (puoi farlo con qualunque software trovi, anche gratuiti); dopo esserti registrato ascolta il tutto, e ogni tanto togli il loop di batteria: se non percepisci differenza, e quello che stai ascoltando (il basso solo) continua a farti muovere allo stesso modo, allora sei sulla buona strada. Se appena togli la batteria senti che c’è qualcosa che non funziona più, probabilmente dovrai lavorarci ancora e ancora…