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La notte dei Grammy sul buio di Sanremo

 

 

 

Nella settimana del Carnevale, ho pensato bene di togliere la maschera del politically correct e mettere a confronto le due manifestazioni musicali più attrattive del momento: da una parte la notte degli Oscar della musica, i Grammy Awards, e dall’altra il nostrano Festival della Canzone italiana, che tra pochi giorni inizierà a monopolizzare l’attenzione di media e social lungo tutto lo Stivale.

 

In realtà del nostro concorso canoro so ben poco, quindi proverò a partire da quello che è successo questa notte, oltreoceano.

Per chi non lo sapesse i Grammy sono il riconoscimento più importante della musica e si dividono in tantissime categorie; quest’anno sono stati assegnati ben 94 premi, divisi per genere, ruoli e chi più ne ha più ne metta. Per fare un esempio, uno dei premi più ambiti è la “miglior registrazione”, premio che viene conferito ad un team che parte dal produttore e arriva al tecnico di mastering (quest’anno lo ha vinto il brano “Flowers” di Miley Cyrus); questo è diverso dalla “miglior canzone”, che viene assegnato agli autori (e vinto da Billie Eilish quest’anno) e anche dal miglior album (vinto da Taylor Swift).

Se fino a qui tutto appare nella norma, magari sapere che a completare le categorie troviamo ad esempio anche la migliore registrazione di musica classica, il miglior album di jazz contemporaneo, il miglior audio-libro e naturalmente almeno un paio di premi assegnati al Country, possiamo iniziare a comprendere la portata di un evento di questo tipo, ma soprattutto comprendiamo che cosa rappresenta l’industria musicale negli Stati Uniti, e quanto sia a 360°.

Per intenderci, in una manifestazione del genere capita di vedere seduti fianco a fianco i producer che hanno lavorato a dischi trap o reggaeton, diciamo così i “colpevoli delle hit estive”, e personaggi del calibro di John Williams e Quincy Jones; e nessuno dei due si pone “un gradino sopra” all’altro, riuscendo a dare alla musica quel senso di globalità che alle nostre latitudini pare proprio impensabile…

E oltretutto dobbiamo pensare al fatto che i premiati di questa notte non si fermeranno lì, e che la loro musica, di qualunque genere o quasi, farà il giro del mondo (se non l’ha già fatto).

 

Personalmente, una cosa che mi ha colpito, nella mia notte insonne, è stato vedere come molti dei vincitori in categorie che dovrebbero essere “popolari” anche dalle nostre parti, sono in realtà artisti di cui sentiamo parlare molto poco; sui social italiani vedo molto spesso l’attenzione rivota ad artisti, magari italiani, magari giovani e con una ragazza al basso, che vengono deliberatamente insultati da musicofili di ogni specie perché ritenuti “non rock”; ma, di contro, non vedo mai nessuno di questi musicofili nominare una sola volta, ad esempio, i Boygenius (miglior performance rock e miglior canzone rock), o i Paramore (miglior album rock e miglior performance alternative); allo stesso modo quando parlo di uno dei miei gruppi preferiti, i Larkin Poe (miglior album di blues contemporaneo) vedo quasi sempre espressioni incuriosite ed inebetite, come se stessi parlando di una band aliena…

 

 

A questo punto, mi direte voi: “si, ma tutto questo ha a che fare con il basso?”

Beh, punto primo: è musica. Se suoniamo il basso, siamo musicisti, e io ho sempre spinto su questo tasto: la completezza. Essere informati su ciò che di musicalmente importante succede nel mondo, dovrebbe essere un nostro dovere, a prescindere dai gusti (che sono soggettivi).

Punto secondo: ho preparato una playlist su Spotify (la trovate QUI), comprendente molti dei brani che hanno vinto qualche premio questa notte; ascoltatela e ascoltate le linee di basso; dal pop, al country, dal blues al rap, alla musica strumentale. E poi ditemi se non ci sono linee di basso che varrebbe la pena studiare. E per dovere di cronaca, vi dico anche che il miglior album di jazz contemporaneo è stato vinto da Meshell Ndegeocello, bassista di cui parlerei più spesso, se non fosse che ogni volta che provo a pronunciarne il nome pare che mi stia venendo un ictus…

 

Una notte esemplare, che, personalmente mi ha fatto percepire la quantità di musica di qualità che si produce ancora oggi, a prescindere dal genere e dai gusti, grazie al lavoro di immensi professionisti che cercano sempre di migliorarsi.

 

Poi prendiamo un aereo di corsa, e atterriamo sulla riviera ligure, dove tra qualche ora inizieranno ad alternarsi sul palco una serie di artisti, che, probabilmente per colpa di un idioma più adatto all’opera lirica che alla musica pop, non vedranno le ribalte internazionali di un certo livello, ma che comunque riusciranno ad avere, il più delle volte, la stessa spocchia di un rapper di Compton.

E lo stesso dicasi per altri addetti ai lavori, dai giornalisti ai presentatori, dagli ospiti ai critici e a tutto il carrozzone mediatico a seguire.

Con buona pace degli orchestrali che, sottopagati, continueranno ad accompagnare ottimamente il tutto, in virtù di un curriculum gonfiato a dovere.

 

“Evviva l’Italia, evviva La Bulgaria…” (cit. Elio)

 

A proposito, sapete chi è primo in classifica in Bulgaria? Galin, con il brano “Taka Taka”. Lo conoscevate?…

 

Ecco, appunto. È la stessa sensazione che hanno, nel resto del mondo, dei brani in testa alle classifiche italiane.

Eccezion fatta per quella band di ragazzi giovani, con una ragazza al basso, che, probabilmente, anche per aver capito la potenzialità della lingua inglese e averne fatto buon uso, sono riusciti a portare il tricolore in giro per le hit parade del mondo intero.

 

Di |2024-02-05T11:25:45+01:00Febbraio 5th, 2024|basso elettrico, Blog|Commenti disabilitati su La notte dei Grammy sul buio di Sanremo

Hai mai suonato con qualcuno di famoso?

 

Ehi BassWalker!

Una delle domande che mi sono sentito rivolgere più spesso da quando ho intrapreso la strada dello “Youtuber”, è questa: “Hai mai suonato con qualcuno di famoso?

 

E’, in ordine di tempo, la terza domanda “imbarazzante” che viene rivolta, generalmente, a chi, in un modo o nell’altro, intraprende la strada del professionismo, in Italia. Le atre due, per dovere di cronaca, sono: “A parte suonare, cosa fai di lavoro vero?” e “Hai studiato musica, quindi hai fatto il Conservatorio?”

 

Le definisco imbarazzanti perché lo sono dal punto di vista di chi le riceve, ma sia chiaro che, come si suole dire, “domandare è lecito”. Rispondere sarebbe anche cortesia, non c’è dubbio, ma capite che dopo un certo numero di domande sempre uguali, spesso la maleducazione spinge da dentro, per manifestarsi…

 

E quindi?

 

 

Andiamo con ordine e chiariamo alcuni concetti.

Se mi segui probabilmente sei tu stesso un musicista, anche se, magari, non è la tua professione principale, quindi credo che capirai bene quello che sto per raccontarti e allora ti chiederei, a tua volta, di sensibilizzare altre persone, perché si faccia un po’ di chiarezza su cosa vuol dire davvero fare questo mestiere in Italia.

 

Punto primo: essere dei professionisti non significa necessariamente suonare o aver suonato con personaggi famosi.

Nel mio caso, ho dedicato una vita intera al perfezionamento dei generi che prediligo: blues, country, rock’n roll, e simili. In Italia questa musica ha un mercato piuttosto di nicchia e anche raggiungendo l’eccellenza, non si ha la certezza di essere chiamati per lavorare con i grossi nomi. In Italia i grandi numeri li fa solo il pop, genere totalmente lontano dal mio modo di interpretare questo mestiere; quindi, nonostante abbia avuto magari in passato le mie occasioni, non le ho mai colte, un po’ per inesperienza giovanile, un po’ perché, in fondo, suonare con i grandi nomi della musica italiana non è mai stato il mio obiettivo, e mai lo sarà.

Quindi no, non ho mai suonato con qualcuno di famoso (a meno che qualcuno di voi non si ricordi di Pago, con cui ho fato qualche concerto parecchio tempo fa, e a meno che si possa contare un chitarrista di una band molto famosa, con cui ho avuto modo di collaborare, ma al di fuori, della band famosa…)

 

Punto secondo: Suonare è un lavoro strano, ma è un lavoro vero, con il quale, se pur a fatica, si può campare.

I compromessi sono sempre stati tanti, e lo saranno sempre di più, negli anni a venire, probabilmente, ma “essere musicista” è una cosa fattibile. Il musicista può essere sicuramente colui che accompagna i grandi nomi della musica leggera, sia chiaro, anche se è sempre più raro; ma soprattutto al giorno d’oggi il musicista insegna, suona alle feste private (avete presente i matrimoni?), poche altre volte in contesti musicalmente più appaganti, a volte viene chiamato per registrare in studio, per un cantante, pe un jingle pubblicitario e simili…

Insomma, possibilità ce ne sono, a patto di essere “versatili”; fino a qualche anno fa riuscire a farsi assumere per un tour con un cantante italiano famoso, avrebbe permesso di farsi sei mesi di ferie dopo il tour, e avere magari anche la certezza di essere richiamati da qualcun altro l’anno seguente…

Oggi non funziona più così, e, ammesso di riuscire a fare un tour, guadagnerai talmente poco da dover immediatamente trovarti qualcosa subito dopo, se non in contemporanea, e quindi anche se non sei mai stato un insegnante dovrai abituarti a fare anche quello, in nome di qualche entrata in più!

E, naturalmente, più è famoso il cantante con cui hai suonato più è probabile che le persone vogliano studiare con te, anche se di insegnamento magari non sai assolutamente nulla…

 

Punto terzo: Il Conservatorio è fatto per insegnare musica classica. Diciamolo tutti insieme e scriviamolo dieci volte alla lavagna. Se si è al cospetto di un musicista classico, allora stiamo pur certi che avrà studiato in Conservatorio.

 

Jazzisti e “poppettari”, al pari di noi “rockettari”, per natura hanno sempre studiato da insegnanti privati che nel tempo hanno avuto la tenacia di trasmettere il “mestiere”; queste musiche si sono sempre imparate in questo modo, una sorta di “artigianato della musica”; purtroppo negli ultimi vent’anni, probabilmente per non sentirsi inferiori ai tanto odiati colleghi della classica, si è tentato in tutti i modi di portare pop e jazz nei conservatori. Un accostamento che io ho sempre visto come quello “pizza-ananas”, ma alla fine ce l’hanno fatta…

 

Personalmente, ho sempre pensato che sarebbe stato meglio creare istituti appositi, pensati per studiare musica in modo diverso, se l’obiettivo doveva essere quello di certificare un certo tipo di studi con diplomi e lauree; perché queste ultime, in confronto a quelle di un compositore o un violinista classico sembrano… Niente, era così, per dire.

 

Chiudo questa lungaggine ribadendo che se ti interessa studiare il basso seriamente, ma il tempo che hai non è quello di un aspirante professionista, prova a pensare a i miei video corsi, li trovi QUI!

 

 

 

Di |2024-01-24T18:34:18+01:00Gennaio 25th, 2024|basso elettrico, Blog|Commenti disabilitati su Hai mai suonato con qualcuno di famoso?

Come si sceglie l’Insegnante di basso?

 

Ehi Basswalker!

 

            Oggi voglio parlarvi delle lezioni di basso; e questo punto qualcuno di voi potrà ribattere: “Strano, per uno che ha un canale YouTube dedicato alle lezioni di basso…”

 

            Ecco, il punto è che non voglio, in queste poche righe, farvi una lezione, ma più che altro cercare di persuadervi ad andarci, a lezione di basso.

            Attenzione, ho detto di andarci, non vi sto chiedendo di farlo con me; io ho deciso da ormai parecchio tempo di lavorare molto sulle lezioni online, ho un canale YouTube, realizzo video corsi, e da poco ho ripreso anche le lezioni via Skype (te ne parlo tra un attimo). Ma non ti sto chiedendo di fare lezione con me, semplicemente vorrei invitarti a trovare il TUO insegnante e iniziare a perseguire seriamente i tuoi obiettivi da bassista.       

 

            Per quanto io sia un grandissimo fan dell’apprendimento online (altrimenti non farei quello che faccio), ritengo che sia molto utile avere un Maestro in carne ed ossa che ti possa seguire da vicino; che ti possa aiutare a crescere anche tra una battuta e due risate, dal vivo. Il Maestro di musica è, per tutti, un mentore, una volta che l’hai trovato, una persona a cui resterai legato anche quando deciderai di proseguire da solo il tuo percorso.

 

            Ed è molto importante saperlo scegliere; ci sono tantissimi bravi insegnanti là fuori, ma non tutti sono adatti a te, al tuo modo di vedere la musica, ai tuoi tempi di apprendimento, al tuo gusto musicale. E ricorda una cosa: bravo musicista non significa necessariamente bravo insegnante; nei Paesi anglosassoni la preparazione musicale per diventare insegnante (Trainer) è diversa da quella per diventare musicista (Performer); sarebbe bello fosse così anche da noi, e invece purtroppo non lo è, e molto spesso capita che ottimi musicisti decidano di insegnare (il più delle volte per esigenze di conti da far quadrare) ma non sia proprio il loro lavoro; lo si fa per tappare i buchi, e magari proprio mentre ti stai innamorando di un argomento non riescono a seguirti perché partono per un tour, che è la loro priorità!

            O, banalmente, non è neanche detto che nel momento in cui insegnano riescano a farti comprendere facilmente cosa e come fare: insegnare a suonare è un mestiere molto diverso da quello di suonare!

 

            Esclusi quindi i maestri scelti per “il nome” che hanno da musicisti, prova ad orientarti su insegnanti che abbiano il tuo gusto musicale, che sappiano comprendere che tu, probabilmente, fai altro per vivere, e che essendo solo un hobby il tempo che puoi dedicare non sarà moltissimo o comunque non lo sarà in modo costante, e che sappiano comunque darti qualcosa, adatto alle tue esigenze e che ti aiuti a crescere!

 

            Tutti vorremmo imparare dai grandi Maestri del basso, però più si mira in alto e poi più tempo bisogna dedicare allo studio, questo è un dato di fatto; non voglio certo scoraggiarti, ma semplicemente dirti che, come ripeto da quando ho iniziato insegnare, siamo tutti diversi e ognuno deve scegliere il suo percorso in modo che si adatti alle proprie caratteristiche. Scegliere il Maestro giusto pasa anche e soprattutto da qui: qualcuno che ti comprenda e che ti aiuti a crescere in base a quello che sei tu.

 

Quindi armati di pazienza e buona ricerca!

 

            Nel caso invece tu abbia intenzioni di seguire me, ti informo che dopo un lungo periodo di pausa ho riattivato anche le lezioni via Skype (o simili), in modo da accontentare anche tutti quelli che in questo periodo mi hanno chiesto informazioni ma sono troppo distanti dalla Provincia di Varese…

Se vuoi avere info o addirittura già prenotare le tue lezioni con me clicca QUI!

 

 

 

 

 

 

Di |2023-11-15T16:19:21+01:00Novembre 16th, 2023|Senza categoria|Commenti disabilitati su Come si sceglie l’Insegnante di basso?

Quante scale devo imparare?

Ehi Basswalker!

 

La situazione è questa: hai iniziato studiare il basso seriamente (o ripreso, dopo tanti anni), e ti stai rendendo conto che ogni volta che impari una scala, arriva il tuo maestro e te ne suggerisce una nuova… A questo punto ti chiedi: ma quante saranno? Quante ne devo imparare? Finiranno mai? E soprattutto: le userò mai tutte?

 

Conosco quell’espressione, che hai sul viso, in questo momento, l’ho avuta anch’io a suo tempo.

 

Oggi sono qui per provare a darti una risposta che ti sia per lo meno utile.

 

La prima cosa che posso dirti è che devi stare tranquillo, non devi impararle tutte. Dopodiché occorre però fare alcune precisazioni e analizzare il tuo caso, che può essere diverso da quello di molti altri.

Quando ci approcciamo allo studio di una materia come la musica, dovrebbe attivarsi in noi una curiosità che ci porterà a volerne sapere sempre di più, come per tutte le materie, credo. La musica è in gran parte anche scienza, oltre che arte, e, in quanto tale, può essere esplorata in modo esponenziale, per rendersi conto di quanti argomenti affascinanti tratta, che vanno dalla fisica(acustica) e arrivano, se vogliamo, fino alla psicologia, senza contare che si può approfondire la storia e naturalmente tutti gli aspetti tecnici che riguardano il “suonare” vero e proprio.

 

Ora, la parte più squisitamente teorica è una materia decisamente vasta, e ci parla di scale, appunto, ma anche di accordi, volendo, di toni e semitoni, sistema temperato, microtoni e tutto il resto. Ti incuriosisce tutto questo? Se la risposta è affermativa, allora studia e cerca di comprendere quante più scale riesci!

 

Ma tieni presente che se arrivi ad approfondire scale esotiche, orientali o modi antichi, ovviamente lo stai facendo per pura passione, a meno che tu non decida di suonare la musica specifica di un certo angolo di mondo…Ad esempio, sai che cos’è il “pelog”? È una scala di sette suoni tipica del gamelan, musica di origine indonesiana.

Credi che suonerai mai del gamelan? Se sì, accomodati, in rete trovi molte informazioni su questa affascinante musica e sulle sue scale caratteristiche…

 

Spero che sia chiaro il senso del discorso, in ogni caso quello che ti voglio suggerire è: studia ciò che ti serve! Anche in caso tu abbia mire da professionista, potrebbe non servirti tutto lo scibile a proposito delle scale; generalmente se andrai a suonare jazz ad alti livelli, o se deciderai di diventare un docente in materia jazzistica, allora sicuramente dovrai conoscere più scale di chi va a suonare hard rock nei pubs il sabato sera, questo è chiaro. Ma in linea di massima, ti ripeto: per cultura personale puoi approfondire ciò che vuoi, se suoni per divertirti un po’ di rock o del blues, al massimo, o metal, ma anche funk o r&b, allora una volta che conosci i modi della scala maggiore, le pentatoniche e se proprio vuoi un paio di modi dal sistema modale minore melodico, hai davvero tutto quello che ti serve e oltre.

Più ti avvicini al jazz o ad altri tipi di musica carichi di contaminazioni con culture diverse, allora più dovrai aggiungere certe scale al tuo bagaglio, perché poi avrai bisogno di ricreare probabilmente quel tipo di sonorità.

 

Quindi, per chiudere, ricorda che dipende tutto dal tuo approccio alla musica, allo strumento e dai tuoi obiettivi; stai tranquill* che si vive bene e si suona altrettanto bene anche senza avere mai avuto a che fare con certe scale dai nomi complicatissimi…

 

Buono studio!

 

Di |2023-06-29T10:36:18+02:00Giugno 29th, 2023|basso elettrico, Blog, musica, Senza categoria, teoria musicale|Commenti disabilitati su Quante scale devo imparare?

Come scrivere una canzone col basso elettrico!

Sei un bassista, ma vorresti provare a scrivere una canzone. Ci hai pensato, vero? Come farò mai a scrivere una canzone col basso elettrico? Si può iniziare a comporre musica, col basso elettrico?

https://youtu.be/Q0U5q29U6sI

 

 

 

 

 

 

 

Beh, può sembrare strano, ovvio, tutti ci immaginiamo chi scrive musica seduto davanti a un pianoforte o al limite con una chitarra in mano.

Eppure un barlume di speranza c’è. Sei pronto? Stai per capire se si può, e come si fa, a scrivere una canzone col basso!

Va detto che, in realtà, molto dipende anche dal tipo di canzone che vuoi scrivere, dal genere, dalla strumentazione che intendi adottare per farla suonare ( anche se all’inizio probabilmente, si tratterà di un computer ).

Ma, in linea di massima, diciamo che puoi scrivere tutto quello che ti passa per la testa, anche suonando il tuo basso elettrico.

Vorrei soffermarmi principalmente su 3 tipi di composizione: la prima è la classica “canzone pop”: una sequenza di accordi ( progressione armonica ), una  parte ritmica , in cui incastrare quello che poin sarà il tuo giro di basso, e una bella melodia.

Il secondo tipo sarà un classico brano rock, dal riff di basso “forte”, riconoscibile, e su cui andremo ad incastrare una parte di chitarra e un solido groove di batteria.

E per finire proveremo a fare la stessa cosa, ma cercando di rientrare in schemi che si addicono di più al funky.

La prima tipologia ( canzone pop ) è effettivamente quella più insolita; generalmente sarebbe preferibile, dovendo partire dagli accordi, utilizzare un piano o al limite una chitarra, per iniziare. Ma, se hai già guardato questa mia lezione, in cui parlavo di armonizzazione della scala, e se hai dimestichezza con gli accordi suonati col basso, puoi tranquillamente provare a scrivere una sequenza di accordi interessante, come, ad esempio, quella che utilizzo nel video. Il mio consiglio è quello di stabilire prima quante misure dovrà occupare tale progressione, per poi riempire le misure con degli accordi piacevoli; magari tutti tonali, magari usando qualche dominante secondaria.

Una volta creata l’armonia puoi stabilire quale sarà il ritmo della canzone, immaginandolo ( e poi, magari programmandolo sulla drum machine ) per poi incastrarci sopra una parte di basso, che rispetti in linea di massi quelli che sono gli elementi caratteristici del pop ( esempio unisono cassa/basso ) o del rock ( esempio obbligo sugli ottavi di basso e Hi Hat ).

Sarebbe utile registrare tutto con una delle varie DAW disponibili, anche gratuitamente, e poi portare delle registrazioni agli eventuali musicisti che dovranno suonare il brano, magari dando il giusto mix di indicazioni precise e di  “carta bianca”, su cui elaborare le proprie parti.

In ambito più rock, il secondo caso è quello che prevede la stesura di una linea di basso accattivante, che stia anche in piedi da sola, per poi “farcilra” con un bel groove di batteria e ritrovarsi ad avere 2 possibilità: la prima è “monocordo”, un accordo solo che girra, su cui il chitarrista si possa magari sbizzarrire in effetti e ritmiche coinvolgenti, mentre la seconda è quella degli accordi che cambiano sulla nostra “nota fissa”, il cosiddetto pedale.Vi invito a provare e sentirne l’effetto.

Infine, se proviamo a prendere lo stesso riff inventato per il secondo caso, sincoparlo ed agiungere un batteria ed una chitarra funk, otterremo un ottima base di partenza per un brano di stile funky, appunto, su cui poter rappare o improvvisare a nostro piacimento.

Nel video ovviamente troverete dei dettagli un pò più approfonditi, e alcuni esempi suonati.

Quindi, non avete più scuse, imbracciate il vostro basso e provate a comporre!

 

Di |2018-11-02T11:09:15+01:00Novembre 2nd, 2018|armonia, basso elettrico, dominanti secondarie, Esercizi per basso, Funky music, musica, red hot chili peppers, teoria musicale|Commenti disabilitati su Come scrivere una canzone col basso elettrico!

LEZIONI DI BASSO: SCALA MINORE A CHI?

LEZIONI DI BASSO: LA SCALA MINORE

E’ giunto il momento di imparare a suonare anche la scala minore sul basso.

Ebbene si, se avete seguito fin qui le mie lezioni, a questo punto dovreste avere una discreta conoscenza di quello che sono le scale, e una buona confidenza con alcune parole come “tono”, “semitono”, “modo”. Se così non fosse, prima di proseguire nella lettura e nella visione di questa nuova video-lezione di basso, vi suggerisco vivamente di andare a rivedervene qualcuna delle precedenti…

Il primo concetto da avere ben saldo per affrontare un argomento tipo questo da un punto di vista prettamente teorico è quello di “modo” di una scala. Ricordate cosa abbiamo detto a proposito della scala maggiore? Bene. Per definire una scala minore dobbiamo per prima cosa definire il suo modo, il “modo minore”, appunto.

Il modo minore è il seguente (mi raccomando, cercate di impararlo a memoria ):

T – S – T – T – S – T – T

Questo vuol dire che, applicandolo ad una nota di partenza ( ad esempio LA ), otterremo la scala minore di quella nota ( ad esempio LA minore ).

La scala minore ha una sua diteggiatura precisa sul basso ( vi suggerisco di guardare il video, per questo ), che, volendo ben vedere è un pò più semplice anche di quella della scala maggiore. Una volta capito cos’è, come si costruisce grazie al modo, e imparata bene la diteggiatura, non vi resta altro da fare che provarvela in diverse posizioni sulla tastiera, applicandoci magari qualche ritmica presa dai cari vecchi esercizi di tecnica visti in precedenza, e cercare di prender confidenza.

 

Un altro concetto fondamentale riguardante le scale minori è quello delle cosiddette SCALE RELATIVE. Cosa significa scala relativa? Una scala relativa minore è una scala che ha le stesse note di una scala maggiore, ma MODO diverso. Prendiamo ad esempio la scala di DO maggiore ( do re mi fa sol la si do  per chi ancora non lo sapesse ); esiste una scala minore che ha le stesse identiche note, ovvero nessuna alterazione? Ebbene si: provate a costruire la scala di modo minore partendo dalla note LA; osserverete che la scal ottenuta sarà LA SI DO RE MI FA SOL LA; ovvero una scala fatta di sole note naturali, ma che inizia dal LA. Questa scala, di LA minore, appunto, si dice essere la relativa minore della scala di DO maggiore.

Ogni scala maggiore ha la sua scala relativa, che si ricava sulla nota che abbiamo un tono e mezzo sotto ( o, per chi preferisce, sul sesto grado della scala maggiore ); ad esempio la relativa di RE maggiore sarà SI minore, la relativa di FA maggiore sarà RE minore e via dicendo…

L’ultimo argomento trattato nel video riguarda un aspetto molto interessante a proposito di scale minori; se paragonata alla scala omonima maggiore ( esempio DO maggiore con DO minore ), una delle prime cose che salta all’occhio ( anzi, meglio, all’orecchio ) è che, nel suonarla in senso ascendente, la scala minore una volta arrivati al settimo grado manca di quella “tendenza” a voler “chiudere”, ovvero risolvere sulla nota successiva, l’ottava. Questa tendenza è data dalla mancanza di quella nota denominata “sensibile”, il settimo grado tipico della scala maggiore, che, data la distanza di un solo semitono con l’ottava, porta il nostro orecchio a voler sentire la chiusura sulla stessa. Si è pensato, quindi, di creare una nuova scala minore, che avesse le stesse note di quella appena vista, tranne l’ultima, la settima, appunto, che viene innalzata di un semitono… La scala così ottenuta sarà, nel caso di LA come tonica: LA SI DO RE MI FA SOL# LA, e prenderà il nome di SCALA MINORE ARMONICA. Ci si riferirà alla precedente invece, con il nome di SCALA MINORE NATURALE.

Ma non è finita…

Alzare il settimo grado comporta un “salto” di be un tono e mezzo tra 2 gradi della scala ( 6° e 7° ) cosa sicuramente abituale mella musica orientale ( l’avrete notato suonandola ), ma abbastanza insolito invece per noi occidentali. E quindi? Direte voi…

E quindi si è pensato di creare una nuova scala minore, che avesse, oltre al settimo, anche il sesto grado alzato di un semitono. Ecco la scala risultante, iniziando sempre dal LA:

LA SI DO RE MI FA# SOL# LA

Questa prende il nome di SCALA MINORE MELODICA.

( A proposito della scala minore melodica ricordate che nel suonarla in senso discendente torna ad essere minore naturale ).

Per i dettagli e per come suonare queste scale non posso fare altro che rimandarvi al video.

Spero di esservi stato utile, mi raccomando suonate sempre avendo estrema cura dell’impostazione e delle diteggiature suggerite, e se avete problemi di qualunque tipo non esitate a contattarmi.

BUON BASSO!

 

Di |2018-07-05T08:56:20+02:00Luglio 6th, 2018|basso elettrico, musica|Commenti disabilitati su LEZIONI DI BASSO: SCALA MINORE A CHI?

LEZIONI DI BASSO ELETTRICO: LE SCALE MAGGIORI

LEZIONI DI BASSO: LE SCALE MAGGIORI

Tutto il mondo è fatto a scale, direte voi. Scale maggiori, per l’esattezza.

In che senso? Cos’ è una scala maggiore?, In generale, in  musica, cosa si intende per scale, e perchè tutti ne parlano? Tutti dicono che sono importanti, e che dobbiamo studiarle?

E noi, che volevamo solo suonare il basso, perchè siamo costretti a relazionari con le scale?

 

 

Calma, andiamo con ordine. Innanzitutto vediamo di capire cos’è una scala, secondo la teoria musicale, in generale. Per scala intendiamo una sequenza di suoni ( note ) disposte dalla più bassa alla più alta ( e/o viceversa ) secondo un preciso schema di toni e semitoni. Questo “schema” viene chiamato anceh MODO ed è quello che definisce una determinata scala, dandole pure il nome. A esempio chiamiamo scala MAGGIORE quella che ha il seguente modo:

T – T – S – T – T – T- S

Se iniziamo dalla nota DO ed applichiamo questo modo, otteniamo la seguente scala:

DO – RE – MI – FA – SOL – LA – SI – DO

Ovvero la scala per eccellenza , quella che ci insegnano fin dai tempi dell’odiatissimo flauto dolce… Bene: questa scala prende tecnicamente il nome di scala di DO MAGGIORE. “Di Do” semplicemente perchè inizia dalla nota do, “maggiore” perchè, a partire da quella nota, abbiamo applicato il modo maggiore.

Ora: se noi iniziamo da un’altra nota, qualsiasi ed applichiamo il modo maggiore, otterremo la scala maggiore di…quella nota (es. da RE scala di re maggiore, da FA scala di fa maggiore, e via dicendo ).

Sul basso elettrico ci sono diversi modi, alias diverse “diteggiature” utili a suonare una determinata scala sul basso.

Ora, appurato che per il momento ci interessa parlare in particolare solo del modo maggiore, concentriamoci su questo, cercando di capire dove si suoneranno le scale maggiori sulla tastiera del basso elettrico.

Iniziamo dalla scala di do: prendiamo il nostro do al 3° tasto della 3^ corda, e da li applichiamo il modo maggiore, ovvero ci spostiamo di un tono, poi ancora di un tono, ecc. Facciamo molta attenzione in questa fase ad aiutarci con le note delle corde a vuoto ( re, e sol in particolare su DO maggiore ), e troviamo la diteggiatura più corretta per eseguire tutta la scala senza fatica.

Immediatamente dopo proviamo a fare la stessa cosa posizionandoci sulla nota SOL, che troviamo sempre al 3° tasto, ma, questa volta, della 4^ corda.

Noteremo come, essendo il modo sempre quello maggiore, avremo una diteggiatura veramente simile a quella di do maggiore, ma riportata su una corda sopra ( qui il video può aiutarvi sicuramente a capire meglio ).

Le difficoltà possono iniziare nel cercare note e diteggiature delle scale di Re, La e MI maggiore. Quindi il consiglio che vi do, da qui in poi è quello di guardare il video e lasciarvi guidare da suggerimenti e dagli esercizi, che trovate nella sezione download del sito, nonchè, in forma estesa, sul mio libro, acquistabile qui.

Per oggi è tutto, linea..a voi e buon basso!

 

 

Di |2018-07-13T16:08:45+02:00Giugno 15th, 2018|basso elettrico, musica|Commenti disabilitati su LEZIONI DI BASSO ELETTRICO: LE SCALE MAGGIORI

CAN’T STOP TUTORIAL E TAB: PUOI SUONARLA SUBITO ANCHE TU!

CAN’T STOP TUTORIAL E TAB

 

 

Perchè proprio un “Can’t stop tutorial”?

Forse perchè Can’t stop è uno dei brani più richiesti, tra quelli più recenti dei Red Hot Chili Peppers; E, forse, proprio perché, pur essendo suonata dal buon Flea in slap, non è una delle parti più difficili che il bassista californiano ha realizzato, ma rimane comunque una delle più efficaci.

Per suonare bene il giro di basso di “Can’t stop” non occorre aver approfondito realmente la tecnica dello slap. Bisogna, questo è chiaro, averne almeno le poche nozioni di base, e comunque essersi esercitati almeno un pò sul colpo di pollice e sullo strappo ( quale esercizi meglio di quelli sulle ottave, raggiungere questo obiettivo? )

Ma una volta consolidata la tecnica di base, tutto sta semplicemente nel provare i diversi componenti del riff, magari utilizzando un metronomo, per provarla prima lentamente e po, mano a mano aumentare la velocità.

Gli elementi basilari per un buono slap in generale sono gli stessi elementi caratterizzanti del giro di basso di Can’t stop: colpo di pollice ( indicato con la “T” nelle tabs ), lo strappo dello corde ( che può essere fatto, a piacere, o con l’indice o con il medio ed indicato sempre e comunque con la lettera “P” nelle tabs ), e, “last but not least”…Le ghost notes.

Le ghost notes sono uno degli elemetni più caratterizzanti non solo dello slap, a mio modo di vedere, am in generale, del basso elettrico, in particolare se parliamo di basso elettrci “funky”. Vale la pena perdere parecchio tempo sullo studio delle ghost notes, e, oltre ai classici esercizi che potete trovare un pò ovunque, suonare brani cui siano contenute è a mio modo di vedere di vitale importanza. E “Can’t stop” può essere un ottimo punto di partenza!

Dunque, non perdete altro tempo! Date un occhio al video, basso in spalla e via a suonare il riff di “Can’t stop”!

Buon basso!!!

Live con i Dr Pepper, tributo ai R.H.C.P.

Di |2018-07-13T16:12:12+02:00Maggio 25th, 2018|basso elettrico, musica, red hot chili peppers|Commenti disabilitati su CAN’T STOP TUTORIAL E TAB: PUOI SUONARLA SUBITO ANCHE TU!

LEZIONI DI BASSO: SUONARE IL BASSO CON 3 NOTE

COME SUONARE TUTTO CON SOLO 3 NOTE!

Lo so, a questo punto, con una frase del genere, sembra che io vada a dare ragione a chi pensa che suonare il basso sia facile…

 

In realtà le cose si complicheranno un pò quando scoprirete che le 3 note a cui mi riferisco, sul basso sono, come de resto un pò su tutti gli strumenti, quelle che formano la cosiddetta “triade”; e non sto parlando di qualcosa di mistico, state tranquilli…

In musica per triade si intende un accordo formato da sole 3 note ( ma questo, se avete seguite qualcun altra delle mie video lezioni di basso, dovreste già saperlo ). Così come dovreste già sapere che una triade formata dalla prima, la terza e la quinta nota della scala maggiore, si chiama triade maggiore.

Benissimo. Quello che state per scoprire può cambiare radicalmente la vostra vita. In meglio, sia chiaro.

Ok, forse ho esagerato, non cambierà la vostra vita, ma di sicuro la vostra vita musicale, o per lo meno il vostro modo di suonare il basso elettrico, questo si, potrebbe farlo.

Per dire di conoscere realmente gli accordi, dovrete prendere confidenza con il concetto di “rivolti”. Cos’è un rivolto? Un rivolto è una posizione dell’accordo, che vede al basso una nota che non sia la tonica. Ogni accordo ha, quindi, tanti rivolti quante sono le sue note meno una. Per fare un esempio, la triade maggiore ha posizione fondamentale I -III – V; il suo primo rivolto sarà: III –  V – I ( dove I verrà ovviamente suonato all’ottava superiore ); il secondo rivolto sarà V – I – III.

Per noi bassisti questa cosa significa letteralmente guadagnare 2 posizioni “nuove” sulla tastiera del basso per poterli suonare; ma… A cosa mi serve tutto ciò?

Innanzitutto ad esplorare ancora meglio la tastiera e scoprire dove potere suonare alcune note anche molto acute, sfruttando gli intervalli contenuti negli accordi; in secondo luogo, la conoscenza delle note facenti parte degli accordi aiuta tantissimo in fase di composizione, di qualunque tipo, quindi sia che vogliate costruire delle potenti linee di basso per accompagnare, sia che siate interessati all’idea del solo di basso, da qui, comunque, dovrete partire.

Come unire tutte queste cose? Beh, direi che è giunto per voi il momento di guardare il video, in cui cerco di dare esempi pratici di come portare sul basso tutto quello che vi hi raccontato in queste righe.

Buona suonata!

Lezioni di basso

Lezioni di basso elettrico

Di |2018-07-13T16:16:31+02:00Maggio 12th, 2018|basso elettrico, musica|Commenti disabilitati su LEZIONI DI BASSO: SUONARE IL BASSO CON 3 NOTE

SUONARE IL BASSO: I 5 ERRORI DA NON FARE QUANDO INIZI!

I 5 ERRORI DA NON FARE QUANDO INIZI A SUONARE IL BASSO!

Nella video lezione di oggi vi invito a ragionare al contrario: non alle cose da fare, e da curare, quando andrete a suonare il basso, ma a quelle che assolutamente non dovete fare.

Sono di diversa natura, ma tutte ugualmente importanti, quindi, come dico sempre, imbracciate il vostro basso, armatevi di un pò di pazienza, e iniziate a seguirmi!

Il primo errore di cui voglio parlarvi è abbastanza comune tra quelli che iniziano a suonare il basso da zero e non prendono lezioni: riguarda l’impostazione della  mano sinistra. E’ una tendenza comune, dopo che si è suonata una nota, alzare il dito che ha appena premuto la corda per fare spazio al successivo… sbagliato!! Le dita che hanno già suonato devo continuare a premere la corda e le altre dovranno andare a sommarsi! ( Forse guardare il video vi può aiutare a capire meglio cosa intendo )

Altro errore comune, sempre relativo all’impostazione delle mani riguarda però la mano destra: utilizzate sempre 2 dita! E cercate di alternarle sempre, per lo meno all’inizio, per acquisire sicurezza col movimento. Non è facile coordinarsi, soprattutto se siete in quella fase in cui, per l’appunto, starete curando anche la mano sinistra. Ma provate, provate e riprovate, finche non vi sentirete a vostro agio con il movimento corretto!

Nel cercare di risolvere questi 2 problemi, dovrete inoltre cercare di risolverne un altro: il terzo errore che si fa solitamente quando si cerca di imparare a suonare il basso è quello dell’uso del metronomo. Attenzione: non mi riferisco al fatto che spesso venga snobbato e non lo si usi ( cosa anch’essa sbagliata, ma che viene in un secondo momento ). Nella fase iniziale l’errore è utilizzarlo anche quando non si dovrebbe! Se state lavorando alla tecnica, fondamentalmente state facendo “ginnastica per le dita”, NOn vi serve farlo a tempo! Anzi, nella maggior parte dei casi sarà un ostacolo in più! Assimilate bene i meccanismi delle dita, e solo quando ci sarete riuscite, provate a ripetere gli stessi movimenti a tempo!

4° errore: L’amplificatore. So che all’inizio molti preferiscono non averlo, “tanto mi sento lo stesso”, “tanto non devo suonare con nessuno”… Ma, fidatevi, quando suonate con un suono amplificato, anche di poco, al vostra sensibilità sullo strumento cambia, anche di parecchio. Cercate fin da subito di infilare lo strumento in una scheda audio, un vecchio ampli scassato, il vecchio stereo di casa ( pessima soluzione, a dir la verità, ma se non ne avete altre, neglio che niente… ) e cercate di ascoltare sempre il vostro suono filtrato da un amplificatore, ok? Questo vi aiuterà molto in seguito…

E per finire in bellezza, 5° errore: mettetevelo bene in testa, scrivetelo a caratteri cubitali sul muro di casa vostra, o dove volete: il basso non è lo strumento più facile da suonare. Il basso non è uno strumento facile da suonare. non esistono strumenti facili da suonare, ficcatevelo bene nella vostra testolina… Se volete suonarlo male, allora accomodatevi, non seguite neanche più le video lezioni, nè le mi nè  quelle di altri! Ma se vi incuriosice, volete provare, vi piacerebbe saperne di più, eccetera, allora sappiate che le difficoltà ci sono e non sono poche, se volete suonarlo bene, questo strumento.

Ad esempio, provate ad ascoltarvi questi 5 dischi, provate a suonare anche solo 1/10 di quello che fanno i vari bassisiti su questi dischi, e poi ne riparliamo…

I dischi sono:

1 ) RAGE AGAINST THE MACHINE – RAGE AGAINST THE MACHINE ( 1992 )

2) BLOOD SUGAR SEX MAGIK – RED HOT CHILI PEPPERS (  1991 )

3) SOUL VACCINATION LIVE – TOWER OF POWER ( 1999 )

4) POSITIVITY – INCOGNITO ( 1997 )

5) HEAVY WEATHER – WEATHER REPORT ( 1977 )

Buon ascolto!!!

Suonare il basso

 

Di |2018-07-13T16:16:58+02:00Aprile 27th, 2018|basso elettrico, musica|Commenti disabilitati su SUONARE IL BASSO: I 5 ERRORI DA NON FARE QUANDO INIZI!

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