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La Musica in Italia nel 2024? Rock, Boomers e sessismo

Ehi BassWalker!

La situazione è questa: qualche giorno fa ho pubblicato un video sul mio canale YouTube, in cui parlavo di Alejandra Villareal, bassista della band “The Warning”, formata da tre sorelle messicane giovanissime, che stanno conquistando il mondo con il loro rock aggressivo.

Temendo che in Italia non fossero ancora così conosciute come nel resto del mondo, ho pensato, per avvicinare il pubblico tricolore, di comparare, bonariamente, la Villareal con la nostra bassista più famosa al mondo: la Vic nazionale.

Il video ha riscosso un successo clamoroso, e ha ricevuto numerosi commenti, soprattutto da tre Paesi: Messico, Usa e Italia.

Volete sapere da dove sono arrivati gli unici commenti volgari, cattivi e spesso, sessisti?

…W l’Italia.

 

 

Ora, io vi giuro, ve lo assicuro, faccio sempre di tutto per non apparire esterofilo, quando si tratta di musica, e so anche bene, che, a volte, non ci riesco. Soprattutto perché, per quanto abbia enorme rispetto per gli Artisti che hanno fatto la storia della musica italiana, i miei ascolti, fin da piccolo, sono sempre andati un po’ da un’altra parte: adoro il rock, il blues, il country, l’r&b e il funk. Correggetemi se sbaglio, ma non mi sembra che nessuno di questi stili abbia passaporto italiano…

Vi confesso una cosa: a parte la musica, una delle mie altre passioni è da anni, il rugby. Ve lo dico, per fare un confronto lampante: secondo voi, se dovessi provare ad avvicinare qualcuno a questo sport, sarebbe più corretto fargli vedere una partita della Nazionale italiana o dei famigerati All Blacks? Capite cosa intendo? La musica che amo io viene dagli States. Tutta. Senza se e senza ma. Questo non vuol dire odiare tutto ciò che è italiano, ma avere delle preferenze che guardano altrove, e credo sia assolutamente normale…giusto?

Perché questo lungo preambolo?

Perché questi commenti al mio video mi hanno fatto molto riflettere sulla qualità non tanto della musica, in Italia, ma del pubblico! Io credo che al giorno d’oggi non ci sia solo bisogno di educare i ragazzi alla musica suonata e tutti quei discorsi retorici che si fanno sempre; credo ci sia molto più bisogno di educare il pubblico, soprattutto quello più “maturo” dal punto di vista anagrafico.

Quando si parla di Maneskin, in Italia, ogni singola volta, si dicono sempre le stesse cose: “la bassista è figa, ma sono incapaci”. La paragono ad Alejandra Villareal? I commenti sono “sono famose solo perché gnocche, le bassiste brave sono altre”, e via a paragonarle con altre bassiste donne, provenienti da mondi totalmente lontani dal rock mainstream… Tal Wilkenfield? Bravissima, chi dice il contrario? Ma non ha una band hard rock… Mohini Dey? Altrettanto brava! I primi 5 minuti… E non riempie gli stadi, comunque.

Ma di cosa stiamo parlando?

Ma veramente avete bisogno di ostentare la vostra conoscenza di musica di nicchia per sentirvi superiori a due gruppi di ragazzi poco più che ventenni che, suonando semplicemente rock, stanno spopolando in tutto il mondo?

A che scopo?

Il senso del mio video, e dei commenti di tutti quelli che l’hanno visto dall’altra parte del mondo, è questo: in un periodo dove le classifiche mainstream vedono da anni solo trap e reggaeton, generando nei ragazzini la sensazione che la musica sia qualcosa da fare da casa, davanti ad un computer, e la si possa diffondere sempre da casa davanti ad un computer, avere non uno, ma ben due gruppi che stanno riavvicinando i più giovani a concetti come “andare in sala prove”, “andare ai concerti”, “sudare come dei maiali per aver suonato insieme ore di fila”, “presentare la propria musica ad un pubblico in carne ed ossa”… È solo un merito.

Questi ragazzi hanno solo meriti.

Non sono i Led Zeppelin? Non sono i Deep Purple?

Hanno 20 anni, e ce li hanno nel 2024, che è ben diverso da averli avuti negli anni ’70, siamo tutti d’accordo almeno su questo? Eccheccazzo…

Poi, punto primo: giudicare la bravura di queste band da quel (poco) che avrete sentito sui loro dischi è quanto meno riduttivo: un disco rock, per definizione, deve essere bello, non tecnico. I più grandi brani rock si suonano con il basso dritto in ottavi, se fai qualcosa di diverso, spesso, stai sbagliando tutto. Se volete capire se sono brave o meno, dovreste sentirle in contesti diversi, magari live, magari su altri repertori, e vi accorgerete che sanno suonare, e anche bene.

Punto secondo: la musica è cambiata dai vostri tempi? Ma va? Cosa vi aspettavate, nel nuovo millennio? Probabilmente la decima sinfonia di Beethoven, immagino… (per chi non lo sapesse, si è fermato alla nona…)

La musica si è evoluta, nonostante i vostri gruppi e i ricordi dei vostri vent’anni che sono sicuramente migliori dei vent’anni dei ragazzi di oggi.

Siete stati fortunati, buon per voi.

Punto terzo: Una band non vi piace? Vi svelo un segreto: potete tranquillamente non ascoltarla senza spaccare i maroni sui social, tutti i giorni, così da rispettare il lavoro e le opinioni di altre persone (che tra l’altro non sono poche).

Scusate lo sfogo, ma notare le differenza nel trattamento nei confronti di queste due ragazze, da parte degli italiani rispetto a messicani e americani, mi ha fatto sentire parte di un paese (volutamente minuscolo) gretto, sessista e provinciale.

Insegno musica da 30 anni, ho a che fare tutti i giorni con i sogni di ragazzini che vogliono sfondare, propongono musica loro, ci provano; pensare che un giorno, se dovessero farcela, diventeranno preda di questi commenti, mi fa andare in bestia, non so se si è notato…

Un’ultima nota per chi parla del male dei Talent show. Attenzione, anche a me non piacciono, concettualmente, e mi vanto di non aver mai visto neanche un minuto dei vari “amici”, “x factor” e tutto il resto…Ma, c’è un “ma”.

Mi spiegate al giorno d’oggi, se una band emergente volesse tentare il “colpo grosso”, nel mainstream, cosa potrebbe fare?

Non ci sono più locali live; gli ultracinquantenni che criticano queste band, non escono più di casa se non per andare a bere Spritz in locali modaioli, e a lamentarsi se la musica è troppo alta…

Neanche alle feste di paese si ospitano più le band emergenti locali, si preferisce andare sul sicuro con il classico tributo al classico cantante italiano. Da almeno 20 anni, è così.

Cosa facciamo? Dove andiamo a proporre la nostra musica? Sui social? Certo, ma su quelli più usati ecco i soliti boomers pronti a commentare malignamente, e soprattutto ormai se non sei un vero esperto di marketing anche sui social ci fai ben poco (e lo dico per esperienza)

Ripeto, scusate lo sfogo. Spero di avervi invitato a riflettere, nel prossimo articolo tornerò a parlare di basso, promesso

Peace.

Di |2024-02-14T14:10:01+01:00Febbraio 14th, 2024|Blog, Senza categoria|0 Commenti

COME SUONARE SUBITO TUTTI I GENERI COL BASSO!

Si, lo ammetto, il titolo può risultare abbastanza ingannevole.

Mi sembra quindi doveroso fare una premessa: non è guardando un video di pochi minuti che si può pretendere di imparare a suonare veramente tanti generi musicali ( “tutti”, come dico nel titolo, è praticamente impossibile anche solo classificarli, se vogliamo ).

Allora perché questo nuovo video? Perché questo articolo?

 

Il vero motivo per cui ho realizzato questa lezione è che mi piacerebbe invitarvi a riflettere sull’importanza di saper affrontare più stili musicali possibile, senza pregiudizi di sorta, preoccupandosi solo del fatto che ogni elemento nuovo può rappresentare un tassello in più nella vostra conoscenza bassistica.

Sia che siate aspiranti artisti o aspiranti turnisti ( vi invito se non l’avete ancora fatto, a leggere questo mio articolo per capire cosa intendo ), avere un ampio bagaglio musicale è di massima importanza. Se siete turnisti ( o vorreste diventarlo ) dovrete essere pronti ad affrontare più situazioni possibili, anche molto diverso tra di loro, e quindi appare scontato conoscerne almeno le basi. Se siete artisti, potreste apparentemente sembrare esenti da questo tipo di lavoro, ma in realtà, se ci pensate bene, è forse ancora più importante per voi.

La conoscenza di più generi e stili porta miglioramenti alla propria visione globale della musica, e se vi lasciate influenzare, da stili magari anche molto diversi dal vostro preferito, vi potrete trovare ad avere nuove idee, in fase di composizione e arrangiamento, che altrimenti non avresete mai avuto.

 

Innanzitutto lasciatemi charire una cosa: se parlo di generi, mi riferisco soprattutto ai grossi “blocchi” della musica: rock, blues, funky e jazz.

Immaginiamo di ragionare semplicemente su questi 4, per poi estendere il discorso a tutti i generi che vogliamo. Ognuno di questi generi è caratterizzato sempre da 2 fattori base: armonia e ritmo.

Della prima ce ne accorgiamo subito ovviamente quando ci riferiamo al jazz o derivati. Sarà capitato anche a voi, almeno una volta, di sentire qualcuno che tenta di rendere più “jazzy” un brano dalle armonie molto semplici: l’uso di accordi particolarmente “tesi”, come si dice in gergo, con l’aggiunta di note alterate, settime, none e quant’altro, è quello che ci porterà in questa direzione. Di contro, se volessimo rendere un brano più “rock”, potremo trasformare i suoi accordi in “power chord”, omettendo le terze ed aggiungendo una sana distorsione, e di sicuro ci avvicineremo al risultato sperato.

Ora, dato per assodato che ragionare dettagliatamente sull’armonia richiederebbe tempo e competenze, e non possiamo permetterci di approfondire l’argomento in queste poche righe, proviamo a concentrarci sulla questione ritmica.

Il discorso fondamentalmente è simile a quello fatto sull’armonia, ma non avendo gli accordi di mezzo, possiamo verificare tutto subito solo con il nostro strumento e l’ausilio di una drum machine ( o meglio ancora di un batterista, se ne avessimo uno disposto a sperimentare con noi ).

Il lavoro da fare è molto semplice: stabilite una semplice progressione di accordi; io per esempio, nel video, ho utilizzato la classica progressione VI-IV-I-V che altro non è che la sequenza di accordi di…”Despacito” ( ok, me lo sono meritato, iniziate pure ad insultarmi…).

Guardate cosa succede se su questi semplici accordi proviamo a suonatr ritmiche diverse. Quello che suona simile, iniza a prendere forme diverse, facendo percepire un “mood” piuttossto che un altro, anche molto diversi tra loro.

Come fare per imparare a gestire queste ritmiche e di conseguenza questi stili, e anche altri?

Qui trovate le partiture complete di ciò che ho eseguito nel video e in aggiunta anche un pdf contenente alcuni patterns di riferimento. Potrete usarli come volete, riadattandoli a qualunque contesto, qualunque sequenza di accordi o brano; imparare a conoscere bene un determinato genere musicale richiede tempo, e in particolare il tempo dovrete impiegarlo per imparare quali sono le idee base di quel genere; ritmicamente parlando, quindi, più patterns conoscerete e meglio saprete gestire quel modo di accompagnare. Ovviamente è altrettanto importante che sviluppiate l’orecchio su un determinato genere anche andando ad ascoltare i dischi dei suoi artisti principali, ma questo, in fondo, è puro divertimento…

E allora, qual è il tuo genere musicale preferito?

Di |2019-02-15T11:43:57+01:00Febbraio 15th, 2019|basso elettrico, Esercizi per basso, musica, teoria musicale|Commenti disabilitati su COME SUONARE SUBITO TUTTI I GENERI COL BASSO!

Bicordi sul basso: Come si suonano e quando usarli

Dopo aver ampiamente parlato di accordi, mi sembra doveroso aprire una parente su come suonare i bicordi sul basso.

La domanda scontata che, come al solito, potreste porvi, ovviamente sarà: ” Perchè mai dovrei imparare a suonare i bicordi sul basso? ”

 

E la risposta sarà altrettanto scontata: perchè, come dico sempre, è molto importante arricchire il proprio lessico musicale, per potersi esprimere al meglio nel maggior numero di contesti possibile.

Di conseguenza, i bicordi sul basso ricoprono un ruolo a mio modesto parere indispensabile, soprattutto in alcune situazioni.

Per capire a cosa mi riferisco, è indispensabile innanzitutto capire quanti e quali tipi di bicordi possiamo suonare sul basso. Iniziamo dai più usati, soprattutto in contesti rock o simili: sono i bicordi di quinta, e sono identici a quelli che si suonano sulla chitarra; la differenza principale è che mentre i chitarristi per suonarli, solitamente sfruttano le corde più basse ( con un suono distorto ), noi li suoniamo sulle corde più acute. Questo, principalmente, perchè il suono simultaneo di 2 suoni molto gravi non è proprio bellissimo da sentire…

Si possono utilizzare in diversi contesti, talvolta con l’aggiunta dell’ottava alta ( utilizzando 3 dita e 3 corde ), come usa fare spesso il grande Steve Harris, per esempio.

In alternativa alla quinta, delle note che è possibile utilizzare per generare un bicordo sul basso è sicuramente la terza. O sarebbe meglio dire le terze, dal momento che funzionano benissimo sia maggiori che minori. Potreste pensare di esercitarvi suonano tutta una scala maggiore su una corda ( per esempio quella di Re ), aggiungendo la terza di ogni nota ( sulla corda Sol ). Ascoltate l’effetto e cercate di familiarizzare con questo tipo di sound, può tornare utile per creare interessanti fraseggi melodici, armonizzandoli in modo indipendente.

Un altro uso interessante dei bicordi, più funk, è quello di suonare la 3a e la 7a insieme, all’interno di un groove. Ci vuole un pà di pratica, il mio consiglio è quello di cercare in rete delle linee di basso costruite in questo modo, farle vostre, e poi provare a crearne di originali.

Per questo scopo potrà esservi utile il mio nuovo libro ” 101 Funk licks in tutte le tonalità”, in uscita nei primi mesi del 2019.

Ah, a tal proposito: Buon anno!

E, come sempre, buon basso!

 

Di |2019-01-02T22:41:52+01:00Gennaio 4th, 2019|basso elettrico, Esercizi per basso, musica, teoria musicale|Commenti disabilitati su Bicordi sul basso: Come si suonano e quando usarli

Come creare subito un bass groove che spacca!

LEZIONI DI BASSO: COME CREARE SUBITO UN BASS GROOVE CHE SPACCA!

Come creare un bass groove che spacca? Ovvero, da dove inizio? Come si fa?

Se anche tu ti fai spesso queste domande, sei arrivato nel posto giusto…

Una delle cose più affascinanti, quando si suona il basso elettrico, è proprio la capacità di improvvisare/comporre dei giri di basso brevi, dei bass groove ripetitivi ed efficaci, che diano subito quel senso di funk o di rock, a seconda dell’intenzione che decidiamo di dargli.

Iniziare a creare un bass groove efficace può non essere semplicissimo all’inizio, quindi, andiamo per gradi. Tutto quello che vi serve, che faccia funzionare il vostro giro di basso, è l’idea ritmica. Per iniziare, prendiamo ad esempio quel meraviglioso oggetto didattico che è il “Dante Agostini”, manuale per il solfeggio ritmico, tanto caro a batteristi e percussionisti. Non lasciatevi spaventare dalla parola “solfeggio”, non sarà l’uso che andremo a farne noi…

Dal nostro Dante Agostini, andremo ad estrapolare una misura, di un esercizio a caso, di una pagina a caso. Assicuriamoci solo che, almeno all’inizio, tale misura sia in tempo 4/4 e che non conteng afigure ritmiche troppo complesse.

Una come quella descritta nell’esempio 1 del video andrà benissimo…

Iniziamo a suonarcela mono-nota, su una corda a vuoto MI, per esempio. Una volta che abbiamo preso confidenza con la ritmica, a pochi bpm, inizieremo ad incrementare la velocità. Quando avremo raggiunto una velocità consona alle nostre intenzioni, o meglio quando il groove in questione inizierà a farci balzare dalla sedia ( si fa per dire ), potremo inziare a pensare a come suddividerla in note diverse.

Per farlo, aiutiamoci con una semplice scala pentatonica in MI. Occhio ad utilizzare rigorosamente le diteggiature descritte nel video, cerchiamo di dare un senso musicale alla rase che ne esce e cerchiamo oltretutto già dall’inizio di creare delle variazioni rispetto all’idea originale. Suoniamo, suoniamo, suoniamo…

Il tutto ovviamente con l’aiuto di una batteria elettronica, o di un metronomo.

E così via, per poi ripetere la cosa con un altro esempio ritmico, un altro groove, un altro “gioco di note”

Provate, provate e riprovate, scrivete delle vostre idee ( partendo dalle ritmiche che trovate sulla pagina download, per poi continuare con quelle che avrete trovato nella copia del Dante Agostini che nel frattempo vi sarete comprati… ).

Se vi va, fatemi avere i vostri groove, se vi serve un parere, mentre lo scopo creativo più bello è sicuramente quello di portarveli in sala prove e usarli come idee di partenza per dei nuovi brani…

 

Buon groove!!!

 

Di |2018-07-13T16:19:17+02:00Marzo 16th, 2018|basso elettrico, musica|Commenti disabilitati su Come creare subito un bass groove che spacca!

Lezioni di basso: Plettro sul basso? si, grazie!!!

Lezioni di basso: Plettro sul basso? Si, grazie!

Snobbato da molti ed etichettato come “diabulus” che neanche il tritono: stiamo parlando del plettro sul basso elettrico.

Si può usare? Perchè? Come si fa?

Iniziamo col dire che sicuramente la sonorità che apporta il plettro al nostro basso è abbastanza settoriale: difficilmente vedrete un bassista jazz suonare con il plettro sul basso… Ma è altrettanto vero che, stando in generi quali rock, hard rock e heavy metal, spesso il suono del plettro sul basso non solo è appagante, ma anche insostituibile.

Pensate, ad esempio, a 3 brani, esattamente quei brani che trovate in questa ultima delle mie video lezioni di basso…3 brani in cui il suono del plettro sul basso sono proprio il marchio di fabbrica. Partiamo con un brano rock anno 90, dei Cranberries della compianta Dolores O’ Riordan: la mitica “Zombie”; provate a suonare l’intro di Zombie con le dita e vi renderete conto subito che c’è qualcosa che non va… Innanzitutto la ritmica, che è pensata per essere suonata col plettro sul basso e con le dita non solo non renderebbe, ma diventerebbe anche di difficile esecuzione, quanto meno “innaturale”.

Altro esempio, di altro genere: un brano dei Metallica dal Black album: “My friend of misery”; ascoltate attentamente l’intro e vi renderete conto che quell’arpeggio, quasi “chitarristico” non può essere eseguito che con il plettro. ( il buon Newstead in questo ha da insegnare, a mio modo di vedere ).

Ultimo brano da eseguire assolutamente con il plettro sul basso non può essere che la mitica “Celebrate”, degli irlandesi An emotional Fish. E che cos’è, vi starete probabilmente chiedendo… Allora proviamo così: non può essere che la mitica “Gli spari sopra”, di Vasco… Ok? Ovvero la cover di “Celebrate” di cui sopra. Anche questo, classico esempio di brano che non potete pensare di eseguire senza plettro, sul basso.

Quindi: armatevi di buona volontà e pazienza, ed eseguite questi semplici esercizi di tecnica che vi mostro nel video, per un primo approccio a questa tecnica non prettamente bassistica, ma che può dare molte soddisfazioni anche sul nostro amato basso elettrico.

Provate, provate, provate e…let me know!!

 

Di |2018-07-13T16:22:04+02:00Febbraio 23rd, 2018|basso elettrico, musica|Commenti disabilitati su Lezioni di basso: Plettro sul basso? si, grazie!!!

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