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Quando impariamo lo slap?

 

 

Ehi Basswalkers!

 

            Fino a qualche anno fa era un classico, durante le lezioni di basso; si muovevano i primi passi, si imparavano le prime scale, i primi semplici brani e subito arrivava la domanda dell’allievo al Maestro: “Quando impariamo lo slap?”

 

L’hai fatta anche tu questa domanda al tuo insegnante? Dì la verità…

 

            E dopo un primo approccio, nelle difficoltà che tutti incontravano a sviluppare la tecnica inizialmente, arrivava puntuale la seconda domanda: “A cosa mi serve imparare lo slap?”

 

            E qui, di solito, ad andare in crisi erano gli insegnanti, probabilmente perché, in effetti, non c’è una risposta univoca.

            Lo slap è una di quelle tecniche che, al giorno d’oggi, si imparano per diletto personale, perché ci piace “come suona”, perché l’abbiamo sentito su dischi che di solito sono cimeli di tanti anni fa oppure elucubrazioni dei grandi virtuosi dello strumento; e di solito, nel tentare di imitare gli uni o gli altri ci si scontra con il fatto che  è difficile ottenere dei buoni risultati e spesso questo è fonte di frustrazione che addirittura a volte può portarci a mollare, dicendo “va beh, tanto non si usa spesso”…

            La realtà dei fatti è che è vero che lo slap, da un lato, non è la tecnica che si sente usare più spesso dai bassisti; ma, d’altro canto, io vedo almeno tre buone ragioni per impararlo.

 

            La prima è il solito discorso della completezza, di cui ho già parlato anche per il plettro; se studi il basso, anche solo per passione, credo sia giusto studiarlo, anche se non diventerà il nostro principale stile.

            Secondo motivo è che se si avrà a che fare con qualche coverband, prima o poi capiterà di incontrare il brano suonato in slap, ed è giusto aver e quel minimo di tecnica per non sfigurare.

            E infine, anche se non ti interessa niente della completezza e suoni ad esempio esclusivamente musica inedita, credo che comunque avere un po’ di slap nel proprio arsenale possa aiutarti a tirare fuori nuove idee quando si creando delle linee di basso.

 

            La difficoltà iniziale ci sarà sempre, quello è naturale, stiamo in ogni caso cercando di abituare una parte del nostro corpo a fare movimenti che non ha mai fatto prima, e anche se suoni il basso da tanto tempo, l’approccio sarà sempre ostico.

            Ma, come sempre, con pazienza e costanza si possono ottenere degli ottimi risultati; puoi anche farlo da autodidatta se non hai alternative, ma ricordati di fare attenzione soprattutto all’impostazione iniziale, perdi parecchio tempo in questa fase, perché se sbagli poi rischi di non riuscire ad ottenere i risultati sperati. Puoi trovare tantissimi libri in cui la tecnica è spiegata molto bene e che contengono molti esercizi.

 

            Nel 2024 uscirà sul mio sito un nuovo video corso interamente dedicato a questa tecnica bassistica, naturalmente ti avviserò sempre quando sarà il momento; nel frattempo, se vuoi, puoi farti comunque un giro e scoprire tutti i miei video corsi, e trovare quello più adatto a te: CLICCA QUI e buon basso!

 

 

Di |2023-11-09T15:15:48+01:00Novembre 10th, 2023|Blog|Commenti disabilitati su Quando impariamo lo slap?

SUONI IL BASSO? ALLORA SAI SUONARE LA CHITARRA!

Ehi Basswalker!

Probabilmente ci siete passati, come tutti i bassisti del mondo, credo: arriva il classico conoscente, che non vi vede da tempo, e gli dite che avete iniziato a suonare il basso; la sua risposta è scontata: “Ah, ma allora sai suonare anche la chitarra!” …

Già vedo quell’espressione sui vostri volti, e mi immagino i pensieri violenti che vi stanno passando per la testa…

Quindi vi dico: calma, respirate, e contate fino a dieci.

Sappiamo tutti che per i non musicisti, specialmente quelli che la musica quasi neanche la ascoltano, basso e chitarra sono praticamente la stessa cosa, sono probabilmente anche quelli che chiamano “violoncello” o “grosso violino” il vostro contrabbasso, e che quando vengono (se vengono) a sentirvi suonare, a metà concerto si avvicinano al palco mentre vi state dimenando a terra totalmente sudati eseguendo un pezzo super difficile e vi chiedono con sommo gaudio: “dopo mi metti quella che ha vinto Sanremo?”…

“Mi metti” … “Sanremo” …

In pratica stanno generando dei serial killer, sono istigatori alla violenza seriale, nei confronti di noi musicisti, che tentiamo, in qualche modo, di capire sempre tutti, ma a volte veniamo messi a dura prova…

Ripeto: calma, respirate, e contate fino a dieci.

E partiamo dal principio.

Focalizziamo l’attenzione sulla differenza tra chitarra e basso; quello che possiamo dire al famoso conoscente immagino lo sappiate già, si parte dal numero delle corde, le frequenze basse, eccetera. Ma il nocciolo della questione è un altro, e qui divento serio: potrebbe essere utile, se non strettamente necessario, avvicinarsi alla chitarra, prima o poi.

Non spaventarti, non sto dicendo che da domani devi mollare il basso e aspirare a diventare Van Halen; ti sto solo invitando a riflettere almeno su una cosa, e cioè che da sempre, da quando esiste la didattica della musica, chiunque si avvicini ad uno strumento NON prettamente armonico (chitarra o pianoforte), viene instradato prima o poi allo studio di uno di questi (in particolare, se accedessi al Conservatorio classico, ti troveresti a studiare “pianoforte complementare” fin da subito).

Il motivo è presto detto: quando si studia seriamente musica, uno degli aspetti da curare assolutamente è lo studio dell’armonia, e se devo studiare armonia seriamente ho bisogno di ascoltare le regole, per capirle davvero. E per ascoltarle devo essere in grado di suonare accordi e progressioni con uno strumento che mi permetta di farlo in modo chiaro; va da sé che la scelta si limita a questi due: chitarra o pianoforte.

Ora, magari sei un fortunato possessore di uno Steinway a gran coda, o magari anche qualcosa meno, ma un pianoforte in casa ce l’hai e lo strimpelli; in quel caso ritieniti fortunato ed esente dal mio discorso odierno.

Se invece non ne hai mai visto uno e vivi in un monolocale con il cane e 4 gatti, è più probabile che l’armonia andrai a studiarla su uno strumento più piccolo, come, ad esempio, la chitarra.

Ed ecco risolta la questione: saper suonare (un po’) la chitarra è una grande idea.

 

Anche perché ti puoi permettere anche di scrivere qualche bozza di canzone, volendo, di intervenire nei discorsi della band in cui si parla di accordi, e perché no intervenire anche sugli arrangiamenti!

Quindi per chiudere il consiglio è: non ammazzare chi ti dice che se suoni il basso suoni anche la chitarra, ma valuta seriamente di imparare a suonarla (o a suonare il pianoforte), un minimo, quello che ti serve per perfezionarti da un punto di vista musicale più generale, ok?

A Proposito, chiede il mio conoscente: “Ma dentro quella custodia così grossa cosa c’è, un morto? Ah ah ah”

Di |2023-07-06T13:19:11+02:00Luglio 6th, 2023|Blog, Senza categoria|Commenti disabilitati su SUONI IL BASSO? ALLORA SAI SUONARE LA CHITARRA!

Quante scale devo imparare?

Ehi Basswalker!

 

La situazione è questa: hai iniziato studiare il basso seriamente (o ripreso, dopo tanti anni), e ti stai rendendo conto che ogni volta che impari una scala, arriva il tuo maestro e te ne suggerisce una nuova… A questo punto ti chiedi: ma quante saranno? Quante ne devo imparare? Finiranno mai? E soprattutto: le userò mai tutte?

 

Conosco quell’espressione, che hai sul viso, in questo momento, l’ho avuta anch’io a suo tempo.

 

Oggi sono qui per provare a darti una risposta che ti sia per lo meno utile.

 

La prima cosa che posso dirti è che devi stare tranquillo, non devi impararle tutte. Dopodiché occorre però fare alcune precisazioni e analizzare il tuo caso, che può essere diverso da quello di molti altri.

Quando ci approcciamo allo studio di una materia come la musica, dovrebbe attivarsi in noi una curiosità che ci porterà a volerne sapere sempre di più, come per tutte le materie, credo. La musica è in gran parte anche scienza, oltre che arte, e, in quanto tale, può essere esplorata in modo esponenziale, per rendersi conto di quanti argomenti affascinanti tratta, che vanno dalla fisica(acustica) e arrivano, se vogliamo, fino alla psicologia, senza contare che si può approfondire la storia e naturalmente tutti gli aspetti tecnici che riguardano il “suonare” vero e proprio.

 

Ora, la parte più squisitamente teorica è una materia decisamente vasta, e ci parla di scale, appunto, ma anche di accordi, volendo, di toni e semitoni, sistema temperato, microtoni e tutto il resto. Ti incuriosisce tutto questo? Se la risposta è affermativa, allora studia e cerca di comprendere quante più scale riesci!

 

Ma tieni presente che se arrivi ad approfondire scale esotiche, orientali o modi antichi, ovviamente lo stai facendo per pura passione, a meno che tu non decida di suonare la musica specifica di un certo angolo di mondo…Ad esempio, sai che cos’è il “pelog”? È una scala di sette suoni tipica del gamelan, musica di origine indonesiana.

Credi che suonerai mai del gamelan? Se sì, accomodati, in rete trovi molte informazioni su questa affascinante musica e sulle sue scale caratteristiche…

 

Spero che sia chiaro il senso del discorso, in ogni caso quello che ti voglio suggerire è: studia ciò che ti serve! Anche in caso tu abbia mire da professionista, potrebbe non servirti tutto lo scibile a proposito delle scale; generalmente se andrai a suonare jazz ad alti livelli, o se deciderai di diventare un docente in materia jazzistica, allora sicuramente dovrai conoscere più scale di chi va a suonare hard rock nei pubs il sabato sera, questo è chiaro. Ma in linea di massima, ti ripeto: per cultura personale puoi approfondire ciò che vuoi, se suoni per divertirti un po’ di rock o del blues, al massimo, o metal, ma anche funk o r&b, allora una volta che conosci i modi della scala maggiore, le pentatoniche e se proprio vuoi un paio di modi dal sistema modale minore melodico, hai davvero tutto quello che ti serve e oltre.

Più ti avvicini al jazz o ad altri tipi di musica carichi di contaminazioni con culture diverse, allora più dovrai aggiungere certe scale al tuo bagaglio, perché poi avrai bisogno di ricreare probabilmente quel tipo di sonorità.

 

Quindi, per chiudere, ricorda che dipende tutto dal tuo approccio alla musica, allo strumento e dai tuoi obiettivi; stai tranquill* che si vive bene e si suona altrettanto bene anche senza avere mai avuto a che fare con certe scale dai nomi complicatissimi…

 

Buono studio!

 

Di |2023-06-29T10:36:18+02:00Giugno 29th, 2023|basso elettrico, Blog, musica, Senza categoria, teoria musicale|Commenti disabilitati su Quante scale devo imparare?

Le prove con la band: Quando son poche e quando troppe?

         Le prove con la band: se ci sei passato sai di che parlo, se al momento sei “band-free”, non preoccuparti, prima di quel che pensi ti 
troverai in questa situazione...

 

         In ogni caso oggi voglio parlarti del non sempre semplice rapporto con le prove: sala prove, i colleghi musicisti, la preparazione a casa…Forse hai già capito dove voglio andare a parare.

Le prove con la band: Quando farle?

    Io credo che i musicisti, di ogni estrazione e preparazione si dividano in 2 macro-categorie: quelli che amano fare le prove con la band e quelli che invece le odiano.

Tendenzialmente la prima categoria è composta da quelli che magari suonano da meno tempo o comunque che non hanno particolari mire “live”, e che quindi vivono la sala prove come un buon passatempo, sicuramente divertente, impegnativo il giusto e che può regalare soddisfazioni, specialmente quando si provano brani piuttosto complessi e dopo tanta fatica si sente che finalmente escono bene.

 

         La seconda categoria, di contro, è spesso composta da musicisti semi-professionisti o quasi, che credono che le prove con la band siano una perdita di tempo, un investimento troppo oneroso, e fremono per uscire live con un repertorio raffazzonato di brani standard preparati velocemente, perché tanto si sa,…”la gente non capisce la differenza”.

 

         Ti sei riconosciuto in una di queste categorie? Bene, io personalmente dico di me stesso che sono un po’ “ballerino” tra le due, dipende dal contesto.

Quindi in realtà non credo che la seconda categoria sia da demonizzare assolutamente, anzi, in certi casi è l’unica opzione; ma bisogna stare molto attenti a non esagerare e soprattutto fare molto auto-critica prima di decidere come comportarsi.

 

         Se non hai nessuna mira da professionista credo sia giusto prendere tutto il tempo necessario per un buon numero di prove, non pensare subito ad uscire live, ma solo a suonare bene, e soprattutto suonare tutto ciò che ti piace.

         L’unico compromesso dovrebbe essere tra i membri della band: oggi io accetto di suonare un brano proposto da te, domani sarà il contrario. Non preoccupatevi di creare un repertorio troppo di nicchia, tanto anche con i repertori “fuffa” al giorno d’oggi si fa fatica a suonare…

 

         Lasciate la fuffa a chi deve campare di musica e quindi ha bisogno un ingaggio in più per mangiare e pensate a divertirvi. Quindi: FATE LE PROVE CON LA BAND, perché vi sono utili per il morale, per l’autostima e per migliorare. E cazziate come si deve il vostro collega che arriva alle prove in impreparato e che magari si crede pure superiore a voi…

 

         Di contro, se suonate per avere un’entrata, non necessariamente primaria, ma cospicua, allora è chiaro che sale prove, benzina, strumentazione diventano un investimento, che poi andrà ammortizzato con le date.

         Quindi meglio farne il meno possibile per mirare a suonare più possibile, magari in quei pochi posti rimasti che danno ancora dei cachet generosi. Ma per fare ciò bisogna avere le capacità: se non vuoi fare una prova in più, sei costretto a studiare BENE a casa, registra ogni singola modifica fatta ad un brano in quell’unica prova fatta e a casa ascoltala e studiala, se no avrai buttato via del tempo e avrete fatto una figuraccia.

        “Ma tanto la gente non si accorge degli errori” …Si ma il tuo batterista magari sì, e la prossima volta chiama un altro al tuo posto perché è brutto avere a che fare con chi non è preparato su un brano degli 883, anche se a casa suona “Confirmation” a memoria in 5 tonalità diverse…

 

Bene, allora a questo punto buono studio! Intanto ti consiglio, come sempre un giro sul mio canale YouTube

 

E se non l’hai ancora fatto, puoi iniziare proprio dai miei video corsi, che trovi qui!

Ci vediamo dentro, buon week end!

Di |2022-12-01T15:09:16+01:00Dicembre 2nd, 2022|basso elettrico, Blog, musica|Commenti disabilitati su Le prove con la band: Quando son poche e quando troppe?

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