Hey Basswalkers!
Quando devo creare un progetto musicale nuovo, spesso non parto da quello che ci si aspetterebbe.
Non parto dal repertorio.
Non parto dagli arrangiamenti.
Non parto nemmeno dallo studio matto e disperatissimo.
Parto… dallo sgabello.
Sì, lo so. È assurdo.
Lo sgabello dovrebbe essere l’ultimo dei problemi: prima dovrei decidere cosa suonare, come arrangiarlo, che tipo di set costruire, quanto studiare.
E invece no. Io compro lo sgabello.
Il progetto (prima ancora della musica)
Immaginiamo questo scenario:
voglio creare un progetto live in stile one man band, dove suono il basso ma allo stesso tempo costruisco backing tracks in tempo reale.
Sono bassista e DJ insieme:
mando le basi
suono temi e improvviso
mixo i brani con la consolle
aggiungo effetti
lancio sample
manipolo suoni dal vivo
Sul palco mi vedo così:
al centro io
davanti la pedaliera del basso
accanto la consolle, coperta da una paratia con il mio logo
intorno luci, visual, loop video programmati
Tutto molto chiaro.
Eppure, la prima cosa che faccio è scegliere dove mi siedo.
Perché parto dallo sgabello?
Perché non sto scegliendo uno sgabello.
Sto scegliendo un punto di vista.
Lo sgabello determina:
l’altezza
la postura
come mi muovo
come mi vede il pubblico
come mi vedrà una videocamera
E soprattutto mi costringe a immaginare il prodotto finale, non solo la musica.
Viviamo nell’era dell’immagine.
Che piaccia o no, la gente guarda prima di ascoltare.
Scorre video, reel, shorts. Ha fame di identità visiva, di qualcosa che colpisca.
Spettacolo e musica nascono insieme
Da quel momento in poi, tutto il resto prende forma insieme:
repertorio
arrangiamenti
studio
show
Le prove non sono solo musicali:
sono prove di arrangiamento + scena.
Studio sulla consolle seduto già su quello sgabello.
Provo i brani mentre testo luci e video.
Costruisco il repertorio pensando già a come verrà visto, non solo a come verrà suonato.
È una visione d’insieme.
Ed è volutamente controcorrente.
Il rischio dell’approccio “canonico”
Il metodo classico è:
idea musicale
arrangiamenti
prove
(forse) show
Il problema?
Che quando arrivi al punto 4 sei:
stanco
soddisfatto
con poco tempo
con poca energia creativa
Risultato:
un progetto che suona bene, ma non colpisce.
E oggi, se non colpisce l’occhio, difficilmente arriva all’orecchio.
Su YouTube e Instagram c’è di tutto.
E spesso c’è di meglio, almeno a livello di impatto visivo.
La verità scomoda
La verità, che piaccia o no, è questa:
? uno spettacolo cattura, la musica trattiene.
Quasi mai il contrario.
La buona musica è fondamentale, ma da sola non basta più.
Se vuoi che un progetto sia vendibile, memorabile, riconoscibile, devi pensarlo anche come show.
Partire dalla fine è la soluzione?
Non lo so.
So solo che è il mio modus operandi da diversi anni.
Parto dall’idea finale, dall’immagine, dallo sgabello.
E poi torno indietro, fino alla musica.
Non per sminuirla, ma per darle un contesto che la valorizzi davvero.
Conclusione
Creare un progetto musicale oggi significa pensare come musicisti…
ma anche come:
arrangiatori
performer
designer dello spettacolo
E a volte il primo passo non è una scala o un groove.
È uno sgabello.
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? https://www.davidemartini.com/video-corsi
Buona musica.
E buon punto di vista ?

