Lo sgabello: perché a volte parto dalla fine per creare un progetto musicale

Hey Basswalkers!
Quando devo creare un progetto musicale nuovo, spesso non parto da quello che ci si aspetterebbe.
Non parto dal repertorio.
Non parto dagli arrangiamenti.
Non parto nemmeno dallo studio matto e disperatissimo.

Parto… dallo sgabello.

Sì, lo so. È assurdo.
Lo sgabello dovrebbe essere l’ultimo dei problemi: prima dovrei decidere cosa suonare, come arrangiarlo, che tipo di set costruire, quanto studiare.
E invece no. Io compro lo sgabello.


creare un progetto musicale

Il progetto (prima ancora della musica)

Immaginiamo questo scenario:
voglio creare un progetto live in stile one man band, dove suono il basso ma allo stesso tempo costruisco backing tracks in tempo reale.
Sono bassista e DJ insieme:

  • mando le basi

  • suono temi e improvviso

  • mixo i brani con la consolle

  • aggiungo effetti

  • lancio sample

  • manipolo suoni dal vivo

Sul palco mi vedo così:

  • al centro io

  • davanti la pedaliera del basso

  • accanto la consolle, coperta da una paratia con il mio logo

  • intorno luci, visual, loop video programmati

Tutto molto chiaro.
Eppure, la prima cosa che faccio è scegliere dove mi siedo.


Perché parto dallo sgabello?

Perché non sto scegliendo uno sgabello.
Sto scegliendo un punto di vista.

Lo sgabello determina:

  • l’altezza

  • la postura

  • come mi muovo

  • come mi vede il pubblico

  • come mi vedrà una videocamera

E soprattutto mi costringe a immaginare il prodotto finale, non solo la musica.

Viviamo nell’era dell’immagine.
Che piaccia o no, la gente guarda prima di ascoltare.
Scorre video, reel, shorts. Ha fame di identità visiva, di qualcosa che colpisca.


Spettacolo e musica nascono insieme

Da quel momento in poi, tutto il resto prende forma insieme:

  • repertorio

  • arrangiamenti

  • studio

  • show

Le prove non sono solo musicali:
sono prove di arrangiamento + scena.

Studio sulla consolle seduto già su quello sgabello.
Provo i brani mentre testo luci e video.
Costruisco il repertorio pensando già a come verrà visto, non solo a come verrà suonato.

È una visione d’insieme.
Ed è volutamente controcorrente.


Il rischio dell’approccio “canonico”

Il metodo classico è:

  1. idea musicale

  2. arrangiamenti

  3. prove

  4. (forse) show

Il problema?
Che quando arrivi al punto 4 sei:

  • stanco

  • soddisfatto

  • con poco tempo

  • con poca energia creativa

Risultato:
un progetto che suona bene, ma non colpisce.
E oggi, se non colpisce l’occhio, difficilmente arriva all’orecchio.

Su YouTube e Instagram c’è di tutto.
E spesso c’è di meglio, almeno a livello di impatto visivo.


La verità scomoda

La verità, che piaccia o no, è questa:

? uno spettacolo cattura, la musica trattiene.
Quasi mai il contrario.

La buona musica è fondamentale, ma da sola non basta più.
Se vuoi che un progetto sia vendibile, memorabile, riconoscibile, devi pensarlo anche come show.


Partire dalla fine è la soluzione?

Non lo so.
So solo che è il mio modus operandi da diversi anni.

Parto dall’idea finale, dall’immagine, dallo sgabello.
E poi torno indietro, fino alla musica.
Non per sminuirla, ma per darle un contesto che la valorizzi davvero.


Conclusione

Creare un progetto musicale oggi significa pensare come musicisti…
ma anche come:

  • arrangiatori

  • performer

  • designer dello spettacolo

E a volte il primo passo non è una scala o un groove.
È uno sgabello.

Se vuoi imparare a costruire il tuo percorso musicale con metodo, visione e concretezza — dal basso al palco — trovi tutti i miei videocorsi di basso elettrico qui:
? https://www.davidemartini.com/video-corsi

Buona musica.
E buon punto di vista ?