Hey Basswalkers!
Parafrasando un celebre film italiano degli anni ’80:
“Anche questo Festival ce lo siamo tolto.”
Con annesso carico di:
polemiche
classifiche parallele
indignazioni a tempo
e soprattutto il classico: “È stato il peggior Sanremo di sempre”.
Che, curiosamente, è la stessa frase che sentiamo ogni anno.
Dal 1975.
Non voglio fare pagelle.
Non voglio parlare dei vincitori.
Non voglio nemmeno entrare nel merito del “meglio o peggio”.
Vorrei invece soffermarmi su una cosa che mi ha colpito parecchio.
L’indie all’Ariston: sorpresa o scandalo?
Qualche settimana prima dell’inizio avevo scritto un articolo invitando ad ascoltare alcuni nomi provenienti dal circuito indipendente, sottolineando quanto fosse positivo vedere artisti non strettamente mainstream salire su quel palco.
E puntualmente, sui social, è accaduto questo:
“Ma chi sono?”
“Ma chi le conosce?”
“Questo è il livello del Festival?”
Salvo poi leggere, qualche ora dopo:
“Però non erano male…”
“Non le conoscevo ma mi hanno stupito.”
Ecco, questa dinamica è interessante.
Da una parte si critica Sanremo perché “sempre uguale”.
Dall’altra, quando compaiono artisti meno televisivi, ci si scandalizza perché non sono già noti al grande pubblico.
Una specie di corto circuito culturale.
Il problema non è l’indie. È la bolla.
Il pubblico medio italiano è molto esposto al mainstream.
Radio generaliste.
Playlist editoriali.
Televisione.
Se qualcosa non passa da lì, semplicemente “non esiste”.
Ma questo non significa che non sia valido.
Significa solo che vive altrove.
E Sanremo, nel bene o nel male, resta una lente di ingrandimento gigantesca.
Quando quell’obiettivo si sposta anche solo di qualche grado fuori dall’autostrada principale, sembra uno shock.
4 cantautrici da ascoltare (davvero)
Se vi è piaciuta l’idea di scoprire qualcosa di diverso, vi consiglio senza esitazione:
Anna Castiglia
Scrittura affilata, ironica, contemporanea.
Canzoni che giocano con il linguaggio senza perdere profondità.
C’è personalità. E oggi non è poco.
Emma Nolde
Intensità emotiva vera.
Un cantautorato che non ha paura di essere fragile, ma strutturalmente solidissimo.
Musicalmente ricco, mai banale.
Giulia Mei
Ricerca, attenzione al dettaglio armonico e testuale.
Un progetto coerente, riconoscibile, lontano dalla scorciatoia.
Assurdité
Atmosfere eleganti, produzione curata, identità chiara.
Un mondo sonoro che merita tempo, non scroll.
E se vi è piaciuta l’attitudine rock…
Se vi ha colpito l’energia di certe presenze alternative, vi invito ad ascoltare:
Etta Di Marco – punk diretto, senza filtri, senza nostalgia sterile.
Vaeva – band brianzola che, personalmente, considero una delle prospettive più interessanti del nuovo rock italiano.
Non è questione di gusti.
È questione di curiosità.
Il Festival non è il problema
Sanremo non è perfetto.
Non lo è mai stato.
Ma è uno specchio.
Se ogni anno diciamo che è “peggio dell’anno scorso”, forse dovremmo chiederci:
ascoltiamo davvero musica nuova durante l’anno?
o pretendiamo che ce la portino in prima serata già pronta e confezionata?
Esiste tantissima musica italiana di qualità.
Molto più di quella che arriva in TV.
Se non la cerchiamo, non possiamo poi dire che non esiste.
Conclusione
Non serve amare Sanremo.
Non serve nemmeno guardarlo.
Ma se vi ha incuriosito anche solo un nome che non conoscevate, fate un passo in più.
Spegnere la TV è facile.
Aprire Spotify e cercare qualcosa di nuovo lo è ancora di più.
E magari scoprirete che la musica italiana non è affatto in crisi.
È solo un po’ più nascosta.

